PARTITABUS / Juve-Porto 3-2: Fallimentare

di Willy Signori |

Quando Cuadrado ha ammaccato la traversa a metà del tempo di recupero per un momento ho pensato che queste serate siano una specie di esperienze ai confini con la morte.
Il cuore perde dei colpi, le mani diventano fredde, i suoni arrivano indistinti alle orecchie, i coni e i bastoncelli sulla retina mandano al cervello immagini confuse.
Che brutto andarsene così senza sapere se la palla di Cuadrado è entrata davvero.

Le coronarie avevano subito uno stress notevole già negli abbondanti 90 minuti precedenti. Il ritorno col Porto è sembrata a tratti una seduta psicologica: le ansie, le incertezze, la speranza, la batosta e la delusione, la redenzione.
Allo psicologo di cuoio frega molto poco di come ci sentiamo, continua a fare il suo comodo.

Il suo comodo lo fa anche il Porto: dopo 20 minuti  si porta in vantaggio su rigore (chi ha detto Lione?) poi passeggia sulla carcassa di una Juventus imballata, imprecisa, disordinata e inerme.
L’1-0 di fine primo è grasso che cola per Pirlo.

Poi nel secondo tempo la Juve si mostra umorale come Cate Blanchet in Blue Jasmine, in 20 minuti rovescia di nuovo tutto con una doppietta di un pazzesco Chiesa in serata perfetta intervallata dall’espulsione di Taremi. L’inerzia è tutta in mano ai bianconeri che sfiorano il gol più di una volta, lo realizzano col solito Morata in fuorigioco dei soliti pochi centimetri. Il Porto è ferito ma non morto, contrariamente a chi scrive queste righe.
Fino alla traversa di Cuadrado. C’è chi assiste all’apparizione di San Michele Arcangelo come Fantozzi, chi si dedica ad altro tipo di preghiera, chi resta in silenzio.

Per chi supera lo schock l’aggregate dice 3-3 e supplementari.
30 minuti che restituiscono l’esatta dimensione della Juventus, squadra fatta di grandi slanci ma anche baratri profondi, momenti di entusiasmo in cui la partita sembra in pugno alternati da manciate di minuti dove subire gol sembra incombere da un secondo all’altro.
Prova ne è la sciagurata punizione da 25 metri che mette ko Szczesny tradito da una barriera che salta in maniera troppo disordinata per essere vera. È il gol qualificazione perché a poco serve il 3-2 finale di Rabiot, autore di una buona partita.
Più di un’ora in vantaggio numerico e raramente ce ne siamo accorti: questa Juve non è stata in grado di sfruttare il momento positivo in cui portarsi a casa la qualificazione.

L’errore è a monte: la Juve non si può ridurre a giocarsi la qualificazione col Porto (come fu col Lione) sugli episodi, sulla benevolenza di un arbitro che forse potrebbe concederti un rigore, o forse no. È troppo poco ma anche troppo male. Troppo in basso.

È un fallimento di tutti, a partire dall’alto, da quelli che nel post partita non si sono presentati ai microfoni.
C’è tempo per tirare la riga e fare il conto, ma il colore tende al rosso profondo.
Anche per Ronaldo: in 3 anni con lui la Juve ha raggiunto una sola volta ai quarti e altre 2 volte ha salutato agli ottavi, la differenza è che stavolta ha steccato clamorosamente pure lui.

È una eliminazione meritata benché sfortunata per alcuni (solo alcuni) tratti perché l’immaturità si paga, perseverare negli errori anche, programmare una stagione sentendosi superiori a tutti… peccato mortale.
E tutto questo si paga, dentro e fuori: del campo abbiamo già parlato, per l’altro aspetto invece l’uscita prematura che profuma di fallimento costerà moltissimo alle casse della società.

Ora bisogna chiudere la stagione con dignità, con una finale di Coppa Italia da giocarsi e un quarto posto da conquistare. Per stasera basta così, da domani cominceranno i doverosi ed inevitabili processi.

 

Fino alla fine forza Juventus.