PARTITABUS / Juve-Parma 3-1: Champagne SuperLega

di Willy Signori |

Siamo appena a metà della settimana più folle degli ultimi 15 anni bianconeri, in cui abbiamo visto un manipolo di 12 massimi dirigenti di altrettante squadre top europee partire per la guerra santa contro la UEFA armati di spade di gomma. Al comando di questo plotone, che sembrava avviarsi ad una guerra lampo, c’era anche il nostro presidente.
La rivolta dei Ciompi ebbe sorte migliore.
Quello che abbiamo visto di questa nuova competizione è stato un riflesso lontano, come la luce delle stelle già estinte: quando domenica sera ne abbiamo avuto notizia era già tutto finito.
Chi non l’ha vissuto non può capire.
Where were you while we were getting high?

Più o meno 24 ore dopo il dichiarato decesso di questa SuperLega Europea la Juve si presentava con lo stesso piano gara per affrontare il Parma: il nulla. Distratta no, svogliata nemmeno, impreparata sì. Incapace, imballata. Rinus D’Aversa la incartava benissimo ai bianconeri, come già era accaduto nello stesso campionato al Crotone di Arrigo Stroppa o al Benevento di Pep Inzaghi, al Porto di Nereo Conceicao, al Verona di Marcello Juric, al Napoli di Josè Gattuso o alla Fiorentina di Jurgen Prandelli.
Bisogna saper imparare dai maestri.

Manca però la terza perla, il terzo segno di questa Juventus 2020/21 e ce la offre il migliore di tutti, Ronaldo, col suo salto in barriera da ballerina del moulin rouge, gamba alta busto in avanti e pallone che sfiora la brillantina e trafigge Buffon. Se mettiamo quella comica e ben più dolorosa contro il Porto fanno 2, cioè, per capirci, sulle punizioni Ronaldo è più letale per noi che per gli avversari.

Per riaccendere la corsa al quarto posto che garantirebbe l’accesso alla prossima Champions’ League (sempre che ci facciano entrare) servirebbe un miracolo.
Accade proprio questo quando Al-ex Sandro a cavallo del riposo si inventa una doppietta di qualità e senso del gol tipico di ogni numero 9 tranne quello che abbiamo in rosa. Dico la verità: sono contento per lui. È il sogno di qualsiasi giocatore chiudere la carriera con un gol, figuriamoci 2.

In campo Dybala è zavorrato dalla ruggine, è impreciso talvolta ma genera gioco con la stessa facilità con cui Edoardo Mecca genera tweet che avrebbero fatto brillare gli occhi a Sandro Curzi.
La assenza prolungata della Joya è un dolore da condividere con tutti i tifosi al muro del rimpianto.

A portare la Juve sul 3-1 ci pensa de Ligt con un colpo di testa che è una frustata da angolo di Cuadrado; il colombiano (De Grandis avrebbe detto “il nero della Juve” ma mi perdonerete, io mica lavoro a Sky…) è stato il vero faro della squadra in questo travagliato anno.
Sul 3-1 fino a 12 mesi fa avrei scritto “La Juventus chiude la partita” ma qualsiasi locuzione che faccia pensare al concetto di risultato blindato è bandita dal vocabolario di chi deve raccontare le partite di questa squadra, perché come già era successo in passato (pensiamo al Genoa 10 giorni fa o al Cagliari il mese scorso) con la brigata di Pirlo le partite non sono mai finite, nemmeno quando l’arbitro fischia 3 volte. C’è sempre un rischio da correre, un pericolo da affrontare, un pasticcio da combinare. Una volta salva Arthur a gol fatto, un’altra de Ligt che ripara ad un danno creato da lui stesso.
C’è sempre un colpo di scena appena uno si distrae, come ai giochi senza frontiere. Manca solo che vinca chi segna per ultimo.

Stavolta finisce bene, perché sarà anche vero che il  calcio è dei tifosi e democratico, come ci ha raccontato qualcuno che piglia più di un milione di euro al mese e ha rifiutato di stringere un pò la cinghia in tempi di pandemia, ma di solito se una squadra ha un monte ingaggi così elevato da potersi permettere cifre totalmente fuori da ogni logica da elargire ai propri giocatori molto probabilmente batterà 99 volte su 100 l’altra squadra che deve rompere il salvadanaio e contare gli spicci per chiudere la stagione.
Mi riferisco a Bernardeschi, cosa avevate capito? Il 33 cesella la sua prestazione con 6 minuti di grande entusiasmo (remember “entusiasmo“?) e il saluto finale al pubblico per il suo addio al calcio.
Quattro milioni di euro all’anno.
Pare sia stato questo il vero frigger che ha spaccato dall’interno i 12 rappresentanti dei club scissionisti: non le presunte offerte di denaro della Uefa per rientrare o le altrettanto presunte minacce di Boris Johnson alle 6 squadre inglesi… nulla di tutto ciò. L’ingaggio di Bernardeschi ha creato la prima crepa, sfaldato il fronte legato, saldato da un “patto di sangue” (era passata di pomodoro mi sa) e mandato in malora la rivoluzione.
Perché il calcio è democratico e uguale per tutti, ce lo ha insegnato la UEFA.

e Pure la Juventus, che in un anno ha azzerato qualsiasi distanza con gli avversari, grandi e piccoli, ha distrutto invece di costruire (che non significa necessariamente vincere) ed è riuscita nell’impresa di togliersi da qualsiasi posizione di rilievo all’interno del panorama politico/sportivo europeo. Me cojoni.

Resta la lotta al quarto posto, e anche se non dovesse arrivare, c’è sempre la SuperLega ad attenderci.
Forza Juventus.

“A dreamer dream she never dies… Where were you while we were getting high?”