PARTITABUS / Juve-Napoli 2-4: The SCEMPIOns

di Willy Signori |

“Non è la fatica, è lo spreco”
La Coppa Italia ai tempi del COVID finisce in una serata di Giugno ai rigori, ma è un caso perché la festa meritata del Napoli è rimandata solo grazie ad un miracolo al 91° di Buffon su mischia da calcio d’angolo regalato da un suo concittadino che dopo 3 anni ancora non ha capito dove è venuto a giocare e quindi è bene che prenda la strada di casa o qualsiasi altra destinazione che non sia Torino sponda Juventus.

È la serata in cui non si può dare la colpa alla quarantena, perché giocavamo così anche a febbraio;
alla discutibile coreografia virtuale, perché dallo stadio i giocatori non la vedevano;
alla sfortuna, perché è andata anche troppo bene;
alla rosa striminzita perché comunque gli avversari erano inferiori in tutto tranne che nella voglia di giocare da squadra.

Adesso devo ammettere di essere in grande difficoltà, perché la voglia di dare giudizi definitivi, trancianti, impietosi su Sarri, mezza rosa, Paratici, Agnelli e perfino Dio è fortissima. Non tanto perché la Coppa Italia va vinta per definizione (nel caso della Juve è una condanna: se la vinci hai fatto il tuo, se la perdi hai fallito) ma perché esistono molti modi per giocare le partite e non giocarle, per portarle a casa o buttarle via. “Non è la fatica è lo spreco, che mi fa incarognire”.

Lo spreco di tempi, di mezzi, di risorse, di idee e di talento. Non è questo ciò che volevamo.

Non è facile riprendere il ritmo da competizione dopo 3 mesi di palestra e partitelle tra compagni però non era nemmeno facile fare peggio di così. È proprio per questo che la prestazione era 100 volte più importante del risultato ed è finita con la prima molto peggio del secondo.
La Juventus parte bene, 15 minuti buoni in cui chiude il Napoli in 25 metri e non lo lascia uscire. Sembra un ottimo preludio ma la trama perde di mordente e diventa uguale a mille altre come un film di Pieraccioni. In breve assistiamo ad una partita soporifera con qualche acuto causato solo dalla pericolosità degli attacchi azzurri. Potrei ma non voglio vs vorrei ma non posso: alla fine ha vinto il “vorrei”.
Dopo una carambola con annesso miracolo di Buffon si arriva stancamente ai rigori: Dybala tira a mezz’aria, la manna dal cielo per ogni portiere, poi Danilo replica Zaza ad Euro 2016 e chiude in pratica il discorso. Stavolta il dischetto ha premiato chi c’è andato più convinto.

Qualche riflessione sui singoli:
Bene deLigt e non è più una sorpresa.
Malissimo Pjanic e pure questa non è più una sorpresa.
Douglas Costa ci prova, ma ne ha sempre 3 addosso. Soluzioni tattiche adottate per ovviare al problema: ZERO
Dybala pure lui lotta di fisico e piede, più non poteva fare.
Cristiano Ronaldo è rimasto in Portogallo.
Bentancur è il puntino bianco in fondo al tunnel.
Bernardeschi grazie di tutto e auguri per la tua carriera lontana dai campi di calcio.
Khedira un signore a farsi da parte prima dell’inizio.
Sarri, non ci siamo. Non ci saremmo nemmeno se i rigori ci avessero premiati. Andare a sbattere può succedere, ma continuare a picchiare la testa sempre contro lo stesso muro senza cambiare nulla non è concesso. Siccome però non stiamo sparando sull’orsetto al luna park va anche detto che se scegli Sarri sai cosa prendi, sai il calcio che propone, sai il suo integralismo tattico da fondamentalista separatista del Burmini e sai bene che devi prendergli dei giocatori che si adattino al suo credo. Senno è come comprare un ipad e usarlo come tagliere per il salame.

Dopo la Supercoppa, la Coppa Italia è il terzo trofeo per importanza: se il buongiorno si vede dal mattino, Renato Pozzetto ci insegna il resto. C’è un campionato da vincere (per quanto conti in una stagione che agonisticamente è finita il 9 marzo) e una CL da onorare. Poi si tirerà una riga e si faranno le somme, dei risultati e degli sprechi.

“Non è la fatica è lo spreco, che mi fa incarognire”.