PARTITABUS / Juve-Napoli 2-1: Oktoberfestino

di Willy Signori |

Nell’anno di disgrazia 2021 ci è toccato anche assistere alla terza giornata di campionato piazzata in data 7 aprile. Non male per essere il 4 ottobre.
Si chiude così una delle pagine più illogiche della burocrazia calcistica tricolore al termine di un semestre in cui capirci qualcosa sulla questione protocollo e dintorni è sembrato più difficile che ottenere il lasciapassare A38 per Asterix.

La Juve arriva alla terza partita in calendario dopo una stagione travagliata con ancora molto da giocarsi e tanto, troppo da perdere. Sembra di essere in un episodio di Dark dove tutto è già successo ma tutto deve ancora accadere.

La notizia è l’impiego di Buffon titolare dopo che Szczesny era stato annunciato titolare il giorno prima. Tutto ok. In campo il 77 si fa sentire e la sua voce giunge più chiara di quella dei telecronisti.
Appena davanti a proteggerlo c’è Chiellini insieme a deLigt. Dall’altra parte Morata è l’eletto per fare coppia con CR7 e fare male, non si sa bene a chi visto che lo spagnolo è nella fase della carriera che solca il confine tra l’inutile e il dannoso; se va avanti di questo passo, per il rinnovo del prestito sarà l’Atletico a dover pagare.

Per fortuna che la maglia 22 è vestita da Federico Chiesa, l’uomo più juventino di tutti che si immola per la causa, si butta nel fuoco, si lancia alla rincorsa di qualsiasi cosa che assomigli ad un pallone.
Suo, poco prima del 15° minuto, lo slalom che manda in porta Ronaldo che infila Meret, pochi minuti dopo essersi divorato un golletto facile facile per la colpa di non esserci andato convinto col capoccione.
La notizia più importante non è il vantaggio ma il fatto che nonostante il gol la Juve gestisca i cali di tensione senza subirli. C’è fosforo in campo, c’è più lucidità del solito, meno smania e più concretezza. Ci sono momenti in cui il baricentro si abbassa pericolosamente ma non si ha mai l’impressione che si stia per perdere la testa.

Nel secondo tempo dopo più di 3 mesi di oblio ritorna da un’altra epoca Paulo Bruno Exequiel Dybala. La Juve torna a giocare col suo numero 10, fa effetto. A tutti. Pure a lui, che in meno di 5 minuti ritrova anche il gol appena ha mezzo pixel libero per colpire la palla la mette nell’angolino in cui il portiere può solo accompagnare. Che bello vederlo esultare di nuovo e battersi la mano al petto. È qui il festino? Sì, c’è pure McKennie.

A questo punto resterebbero 20 minuti scarsi da gestire e il più parrebbe fatto, se non fosse per Chiellini che, dopo aver sofferto da matti Osimehn (entrato al posto di Demme) lo stende in area alla Bud Spencer, a 3 minuti dalla fine. Rigore regalato agli uomini di Gattuso, come nella gara di ritorno, il 13 febbraio (sì avete letto bene) e ultimi minuti di pura sofferenza che portano al tripudio.

Lo so, eravamo abituati ad altri tipi di festa in passato, ma bisogna accontentarci, accettare la realtà guardarla bene in faccia: lo scudetto è andato, i punti persi sciaguratamente sono troppi e ormai impossibili da recuperare. Il vero obbiettivo si chiama quarto posto, quello non può e non deve sfuggire per nessuna ragione.
Chiudere i portoni quindi, ingoiare i rospi, pedalare tutti dalla stessa parte, puntare mirare fuoco e poi a fine stagione si faranno i conti.

Era una partita dal gusto particolare, giocata a comando della ASL che aveva stravolto protocollo e calendario tra gli sghignazzi divertiti di tutti. Era importante vincerla per la classifica e non solo.
Era doveroso giocarla bene, concentrati e sul pezzo: la Juve c’è riuscita, vincendo meritatamente, pur nei limiti e nelle difficoltà che non possono scomparire in un momento. È un passo avanti, solo uno, da cui partire.

Bisogna tenere botta e tirare diritti pensando alla prossima, ma anche così è sempre bello tifare Juve.

Che il festino abbia inizio.