PARTITABUS / Juve-Napoli 2-0: SUPERCAMPIONI!!!

di Willy Signori |

La coppa più importante del decennio nel momento più delicato dell’ultima decade.
Non avete letto male: senza dubbi la coppa più importante, LA coppa.
Il trofeo meno importante, l’ultimo 6 della primiera, si trasforma nell’asso pigliatutto nel periodo più complicato, con la Juve sul ciglio del burrone e mezza figura oltre.

Pirlo ci ha abituato in questi mesi a guidare un carro dall’andatura altalenante, prestazioni esaltanti distrutte da altre disdicevoli, porcherie e belle figure, Bohemian Rhapsody e Back Chat.

La rullata presa a Milano presagiva disgrazie bibliche, la Juve invece nell’impresentabile campo del Mapei Stadium (non si può giocare una finale in un terreno ridotto in quella maniera… c’è gente che guarda…) regge più dei soliti dieci minuti iniziali e questa già sembra una notizia incredibile. Ci troviamo estasiasti a sorprenderci dell’ovvio.
Si comincia con la difesa a 4, col redivivo Cuadrado negativizzato e spedito con uno shuttle charter a Reggio Emilia nel pomeriggio -dio lo abbia in gloria- messo esterno destro a fare la cover di Chiesa, ancora zoppo che faticherà tutto il primo tempo e verrà sostituito da un ottimo Bernardeschi che darà così l’addio al calcio con un trofeo in più in bacheca e una buona prestazione con cui ricordarlo. Dall’altra parte nel poker arretrato Danilo comincia a marcare rosso nella spia della benzina, no good. Il modo in cui si lascia bruciare da Lozano (come domenica sera da Vid… Vida… Artu… niente non ce la faccio, tanto avete capito) è preoccupante.
Bentancur e Arthur se la giocano e il brasiliano si esalta nel controllo del pallone sia quando c’è da ragionare che quando si deve strappare. A sinistra l’uomo più importante ora del centrocampo: McKennie. Al texano non si può rinunciare anche se da una sua dormita nasce il rigore per il Napoli che Insigne cuore bianconero calcia fuori.
Davanti CR7 è in letargo e Kulusevski lo imita.
Manca il migliore in campo: Szczesny, è grazie a lui se la Juve non va in svantaggio nel primo tempo e non becca il pareggio al minuto novantaquattro.
Se consideriamo che il Napoli ha giocato sottotono, aveva Mertens fuori e Petagna dentro, mettere a referto il portiere come migliore non è il più sublime dei ricordi.

Ma chi se ne frega, c’era la coppa più importante dell’anno e del decennio in ballo, la prima per Pirlo, uno che passa da fenomeno a incapace con la stessa disinvoltura con cui i 5 stelle fanno alleanze con la destra e la sinistra.
Le finali si vincono” aveva detto il mister ieri, la finale s’è vinta.
Con un guizzo, dopo un’ora di gioco, segna Ronaldo, che come una marmotta in letargo si sveglia solo quando sente l’odore del cibo, e poi torna nella tana. Un altro mese di inverno.
Poi al 95°, dopo aver rischiato tutto quello che si poteva rischiare -concedendo un rigore che stava per risvegliare un Napoli tramortito, un autogol di Chiellini a 30′ secondi dalla fine del recupero che solo l’ennesimo polacco in odore di santità riesce ad evitare- Cuadrado, che non si allenava da 2 settimane, con ancora i tamponi infilati nel naso, parte con un intercity box to box e corre coi talloni incollati al sedere manco fosse Forrest Gump, arriva leggiadro alle soglie dell’area di rigore e appoggia per Morata appena entrato, ultimo arrivato ma decisivo come un Ciampolillo, che scarica in rete.
Il numero 9 che mette il sigillo sulla SuperCoppa numero 9 della Vecchia Signora.
È finita la partita è iniziata la festa. Di tutti, anche di noi tifosi, nessuno escluso, senza sottostimare nessun trofeo, perchè mai come quest’anno ogni piccola vittoria è una conquista.
Perché dopo il cappotto di San Siro c’era solo una cosa da fare, che è l’unica cosa che conta: vincere.
SUPERCAMPIONI.

E mai una SuperCoppa era stata così bella. E così importante.