PARTITABUS / Juve-Milan 1-1: Non vale più

di Willy Signori |

Quando le cose cambiano chi per primo intercetta il cambiamento stacca gli altri, sale a bordo e saluta con la mano il gruppo che rimane a terra col naso all’insù.
Poi si adattano più o meno tutti, chi prima chi poi.
Quando il calcio cambiò inesorabilmente nella seconda metà degli anni 80 una Juve ancorata a una lingua del passato caduta in disuso ci mise un po’ di tempo per trovare la sua strada. Qualche anno dopo, quando cambiarono di nuovo le regole del gioco e arrivò un burbero allenatore da Viareggio, la Juve fu la prima a capire che coi 3 punti pareggiare serviva a poco. E staccò gli altri.
La certezza del passato, il corto muso, “La convinzione che tutto fra noi fosse ancora possibile” oggi non vale più. Quello che fino a 3 anni fa rendeva potente la Juve, oggi non vale più, non funziona più.
Perché è cambiata la Juve, sono cambiati gli avversari, il modo di intendere e praticare il gioco.
È cambiato molto in poco tempo, anche se (forse) non ce ne siamo accorti. Non tutti.
Vecchie ricette non riscuotono successo o, più semplicemente, ricette valide realizzate con ingredienti scadenti non portano allo stesso risultato.

Resta e deve restare negli occhi l’eccellente primo tempo, (una delle migliori prestazioni degli ultimi 3 anni) che il risultato finale amaro non deve farci dimenticare. È la dimostrazione che questa rosa ha nella testa e nelle gambe prestazioni di livello anche se contro un Milan che gioca bene e gioca insieme da più di 2 anni insieme, ma incompleto (non aveva punte praticamente) bisognava fare di più: colpire, tramortire, chiudere la partita.
Difendersi va bene, chiudersi no perché la serratura non tiene più, non funziona più, come una volta. Le prestazioni di alcuni (Alex Sandro, Bentancur, Dybala, Morata) nel primo tempo sono state eccezionali, anche Rabiot ha fatto bene nonostante i soliti errori di sempre. Questo deve rimanere nella testa e negli occhi per ripartire da qui e dare continuità perché bisogna giocare con quella intensità per 100 minuti. Non ne bastano più 60, 70, 80 e nemmeno 90. Non si può gestire.
Se la direzione di Allegri sarà quella di chiudersi, di adottare tattiche ancora più conservative lo vedremo, ma temo che questo ci allontanerà dal vedere una Juve che esprime il massimo del suo potenziale. Una squadra immatura, fragile mentalmente, capace di grandi slanci, fiammate improvvise e repentine depressioni che portano a disperdere in pochi minuti tutto quello che di buono si è fatto prima, come ieri sera dove solo una grande parata di Szczesny ci ha salvato da una sconfitta che sarebbe stata immeritata nella mole di gioco ma sostanzialmente giusta perché il calcio non premia i pavidi e perché sarebbe un peccato mortale se quella vista ieri sera fosse la Juve di Manchester 2.0, l’ennesimo esperimento morto in culla.
Bisogna guardare avanti, con fiducia ma con la consapevolezza che tutto ciò che ha funzionato ieri non è garanzia per oggi, non c’è una regola scritta che valga per sempre, il contesto è cambiato. Ieri non vale più.