PARTITABUS / Juve-Lione 2-1: La sera Lione la mattina…

di Willy Signori |

La partita più lunga del mondo, che avrebbe meritato un racconto di Galeano, la giocano Juventus e Lione. 5 mesi e mezzo tra andata e ritorno. 26 febbraio-7 agosto. Non sono cambiate soltanto le stagioni le maglie (l’unica cosa rimasta invariata è la squadra campione d’Italia ma è così da 3000 giorni ormai) è cambiato, come testimonia lo stadio vuoto, il mondo, attraversato, trafitto, trapassato da una pandemia che fino al 2019 faceva tanto anno mille.

Che la Juve fosse in difficoltà lo sapevamo e infatti speravamo che lo stop francese, unico campionato europeo tra i maggiori a dichiarare la fine anticipata del torneo nazionale, avesse sgonfiato le gomme degli uomini di Garcia. Beh… niente di più sbagliato: noi siamo il solito trenino lento e imballato, loro una locomotiva veloce.

Partono meglio e segnano subito su rigore che sembra inventato, la Juve risponde con 2 calci piazzati e un’azione travolgente di Bernardeschi (non è ironico) a cui manca però l’ultimo colpo, quello in cui deve sparare una cannonata in porta e invece, dopo aver scartato 3 avversari compreso il portiere prova ad accostare col piatto.
Solo a fine primo tempo giunge il pareggio di Cristiano Ronaldo su rigore che è decisamente inventato per un “fallo” che non è nemmeno fallo, di mano che non è nemmeno mano. 1-1 e supplementari scongiurati.

Il secondo tempo riparte coi bianconeri costretti a vincere con almeno 2 gol di scarto e un uomo che si prende sulle spalle la squadra, oltre al numero 7. Cristiano Ronaldo, quello che ha meno da dimostrare ha più voglia di tutti di vincere, sembra un assurdità eppure è così. È lui anche il primo a fare suo un concetto rivoluzionario: per segnare bisogna tirare in porta. Così al 15′ scarica in porta tutta la rabbia di uno che vuole andare a Lisbona ad ogni costo e non come turista. 2-1. Viste le premesse aver tenuto la qualificazione in bilico sembra un mezzo miracolo. In realtà poco accade da lì in poi, Bonucci (partita ottima la sua) e CR7 sprecano 2 occasioni facili di testa ma sostanzialmente la Juventus non riesce a cambiare marcia, ci mette tutto ciò che ha ma è poco, troppo poco per la Champions’ League.
Si va avanti con azioni d’attacco da pallanuoto, caratterizzate da troppi passaggi che rallentano la manovra invece che velocizzarla come invece dovrebbe essere, come se ci fosse un dosso sulla trequarti campo, di quelli che si vedono in mezzo alla strada nei centri abitati.

In mezzo ci si mette anche il tragicomico ingresso di Dybala che resta in campo giusto il tempo di farsi male ed uscire per fare spazio ad Olivieri. A posteriori è facile parlare ma si è visto subito che la joya non aveva il passo giusto per giocare.
Finirà così con l’ennesima magra internazionale, aggravata dal valore dell’avversario buono ma non superlativo e lo stato di grazia di Ronaldo, sprecato ancora una volta.
Triste ma vero sui 180 minuti merita di passare il Lione, col peccato originale della partita di andate. Complimenti a loro e a Garcia.

Partita eccellente di Alex Sandro, Bentancur che si prende rischi, interviene al limite ma ci prova sempre, Bonucci e CR7. Saluta male Pjanic, partita quasi impalpabile di Higuain, ma di meglio in panchina non c’era e questo deve restare uno di quei momenti segnati in rosso sul calendario, il fondo del barile, l’attimo catartico in cui guardarsi allo specchio e dire “mai più”.

Fine stagione quindi, la stagione più insolita della storia moderna. La Juve porta a casa lo scudetto, perde le finali di Supercoppa e Coppa Italia, esce male dalla CL, agli ottavi con un danno d’immagine ed economico non indifferente. Bilancio non del tutto sufficiente.
Sembra paradossale mettere in discussione una stagione che porta in dote il tricolore, ma in realtà non lo è se il campionato è il punto di partenza, perché in quel caso uscire agli ottavi significa aver fatto poca strada e si può parlare senza timori di percorso europeo fallimentare.
Può essere l’inizio di un percorso di cambiamento che necessariamente porta delle difficoltà, ma senza dubbio potevano/dovevano essere gestite meglio a tutti i livelli.

Come diceva Hornby il bello del calcio è che puoi sempre guardare con fiducia alla prossima stagione e stavolta non c’è nemmeno da aspettare tanto: tra poco più di 40 giorni si torna in campo.
Non vedo l’ora di scoprire se e come cambierà la musica, il musicista e/o il direttore d’orchestra.

 

 

 

PS in settimana Juventibus ha disattivato i commenti dei lettori. Moderare un sito come il nostro per evitare che pochi penalizzino i più, richiede molto tempo e lavoro che nessuno di noi purtroppo ha.
Mi mancherà il regolare scambio di opinioni perché il confronto con coloro leggevano quello che avevo da scrivere era uno dei miei momenti preferiti. Ringrazio tutti voi che vi siete presi la briga negli anni di dirmi come la pensavate sotto ai miei pezzi, in qualche modo ci ritroveremo.