PARTITABUS / Juve-Lazio 3-1: Giocare da Juve

di Willy Signori |

Juve-Lazio è stata una partita da onde grosse, senza un vero padrone per un’ora.
Hanno provato a cavalcarla i biancazzurri concedendosi 20 minuti di scorribande nella pampa bianconera.

la Juve reagisce alla sfiga di una stagione iellata nell’unico modo che sa, giocando a calcio. Male o bene non conta più, perché se sei in mezzo al mare in tempesta e devi salvarti l’ultima cosa che guardi è lo stile della nuotata.
La Juve è un salvagente bucato, perde aria e perde giocatori, Covid, infortuni, stanchezza, testa al Porto. Tutta aria che esce.

Venti minuti di Lazio che ci ricordano quanto conti avere un centrocampo di livello. Il trequartista dai piedi soffici che profumano calcio ce l’avremmo noi e veste il 44, ma si dimentica del contesto e lancia Correa che buca Szczesny dopo aver scherzato il turco che si gira di schiena sul più bello come in un omaggio al titolare Bonucci.
Demiral che si ritrova come compare Alex Sandro, tanto per far capire la gravità della situazione. A Danilo invece il compito di schermare la difesa. Offrirà l’ennesima prova di intelligenza tattica, corre bene e corre ovunque.
Bernardeschi e Cuadrado i terzini, Kulusevski e Chiesa esterni e Morata davanti, Ramsey appena dietro.

Si ha l’impressione di assistere ad un prototipo di formazione che non vedremo mai più, d’altronde quando Ronaldo riposa lo decide Ronaldo e siamo pure sotto unoazero con la Lazio che dispone a piacere.

L’arbitro Massa se ne frega di un tocco di mano in area di Hoedt sull’indiavolato Chiesa, in sala VAR hanno girato su SanRemo.
In quel momento, mentre a Nedved i capelli diventano come Cameron Diaz in Tutti pazzi per Mary e Paratici menziona invano ogni santo del calendario, la Juventus segna il primo gol della partita ovvero non perde la testa. Quando sei debole e ferito piangere è la prima cosa naturale ma in campo nessuno lo fa anzi è la scossa che cambia lo script di una partita la cui trama sembrava segnata. La squadra si scrolla le paure, i timori, le ansietà, la responsabilità di chiamarsi Juventus Football Club.

I bianconeri cacciano due urla verso l’arbitro e ricominciano a giocare. Sale la spinta e in prossimità del riposo Rabiot trova un sinistro che fulmina Reina. L’assist è di Morata, prendete nota.

Nel secondo tempo sale in cattedra Chiesa manco fosse Robin Williams, dimostra ancora una volta di essere un giocatore nato per vestire bianconero e solo bianconero.
Guadagna un pallone al limite della sua area, nell’aria risuona “Cannavaro, Cannavaro, Cannavaro” di Caressa, Federico brucia Patric prima, Escalante poi corre verso la porta di Reina, lancia Morata che ha messo in moto il Bullit e si invola, entra in area due passi un controllo col destro e scarico col sinistro.
Urla che rimbombano nello stadio vuoto, è 2-1 e la Juve c’è. Gol del nove, riprendete nota.

La squadra ormai è in piena trance, non si ritira indietro, nessun effetto marea, si continua a pressare, ad attaccare a spingere. Ramsey si conquista un rigore, Massa ci fa la grazia, fischia, rigore.
Ancora Morata, gol.
2 gol e un assist. 3-1

La Lazio non molla ma il risultato è segnato e non si rischia più nulla. Pure Ronaldo sgamba alla fine.
CR7 che incide sempre nel gioco, nel bene e nel male. La Juve senza lui è sembrata più leggera, meno imballata, meno in soggezione verso quel semidio che gli occupa il pianerottolo, bagno e mezza abitazione.
Chiedere a Morata.

Ci sono mille modi buoni per non vincere lo scudetto, e uno solo sbagliato, mollando. Tutto quello che accadrà da oggi in poi ci dirà come la Juventus vuole scrivere la sua storia del 20/21.
E giocare partite così resta il miglior viatico per preparare la sfida di martedì che, assoluzione o condanna, sarà cassazione senza appello.