PARTITABUS / Juve-Lazio 1-3: Repetita Juve

di Willy Signori |

Di Sarri, oltre le innegabili qualità si devono riconoscere alcuni bug che sembrano irrisolvibili nelle varie release del software, per esempio quando trova un allenatore che gliela sa incartare, gliela incarta sempre. Così è successo a Inzaghi ed alla sua bella Lazio che meritatamente si porta a casa la Supercoppa, il trofeo dal valore fluttuante: misero se lo vinci, elevato se disgraziatamente lo perdi.

I biancocelesti rifilano un altro 3-1 tanto per ribadire il concetto, ancora più meritato di quello ottenuto in campionato: se a Roma gli episodi erano girati tutti in favore dei laziali, stasera la Juve ha steso il tappeto rosso, si è messa uno zerbino sulla schiena e ha lasciato passare gli avversari, soffrendo la loro ampiezza sulle fasce in attacco e la densità in mezzo in difesa, copia/incolla del 7 dicembre.

Sarri mi ha ricordato la barzelletta di quello che torna al cinema a rivedere lo stesso film western, stavolta con un amico, e scommette con lui sulla vittoria degli indiani.

Alcune considerazioni sparse, scritte da uno che il patentino ce l’ha solo per guidare il muletto:

  • deLigt in panchina lo capirò, forse, solo dopo l’epifania. Demiral è bravo, ma stasera ha avuto bisogno di 20 minuti per capire il nome dei compagni scritto sulla maglietta. Abbiamo un campione? Puntiamo su di lui.
  • Il centrocampo della Lazio ha surclassato quello della Juve sotto tutti i punti di vista: tecnico (soprattutto), tattico e fisico. È imbarazzante se si pensa agli obbiettivi stagionali. Oltre a questo l’apporto in fase realizzativa del reparto centrale è nullo o quasi. Mi spiego meglio: non segnano praticamente mai.
    Troppe scommesse per ora perse o non vinte del tutto (Ramsey corpo estraneo, Rabiot in lento progresso ma lui sta alla prima curva mentre gli altri sono al traguardo, Costa che è fragile come l’equilibrio dei tifosi juventini su twitter).
    Resta Pjanic in fase calante che canta messa e porta la croce, Bentancur in ascesa, Matuidi che sembra la controfigura di Steve Urkel ma più scoordinato.
    Tirate voi le somme: non è ipotizzabile una stagione col reparto di centrocampo che ha un apporto nullo in termini di marcature.
  • La difesa prende il doppio dei gol dell’anno scorso. 24 vs 12.
    Ci sta una componente di errore del singolo (stasera De Sciglio scivola scivola scivola e si fa uccellare da Lulic in occasione del primo gol e sul raddoppio laziale Alex Sandro fa una copertura da torneo parrocchiale), ma siamo di fronte a qualcosa di più profondo e, temo, strutturato su cui Sarri deve lavorare duramente, magari l’ha scritto negli appunti, intorno a pagina 1000.
  • Il tridente è una macchina spinta al massimo, citando il sottoscritto, necessita di equilibrio che deve essere fornito prima di tutto dai 3 tenori che lo compongono. Se uno stecca, o è basso di voce è meglio toglierlo e mettere un corista in più.
    Stasera Higuain è apparso fuori condizione, appesantito, affaticato, ma l’errore è stato lasciarlo troppo tempo in campo a pestarsi i piedi con gli altri.

Tra una passeggiata sul lungomare di San Benedetto del Tronto fino al monumento al gabbiano Jonathan Livingston, Sarri avrà molto da riflettere in questo Natale dolceamaro con la sua squadra prima in classifica e brillantemente agli ottavi di CL ma con nubi nere all’orizzonte che non fanno dormire sereni.

“Football is a beautiful game and it needs to be played beautifully” diceva Brian Clough e probabilmente il tecnico toscano si sarà ispirato più volte a queste parole. Ma il calcio soprattutto è un gioco in cui si può perdere, ci sta, specialmente quando l’avversario ha voluto vincere più di te.
Ecco qua il sunto di tutto: si può anche perdere una partita, una finale -chi meglio di noi lo sa…- ma per farlo così, svogliatamente, in balia dell’avversario, senza mai impegnare davvero il portiere laziale… tanto valeva non presentarsi in campo.