PARTITABUS / Juve – Fiorentina 0-3: Game Over 2020

di Willy Signori |

Game over per il 2020 e forse anche per il campionato 20/21.
In quel forse c’è tutta la speranza in una Juve che ci ha abituato nell’ultimo decennio a non mollare mai nulla: ma quale grado di parentela ha questa squadra anche solo con l’ultima di Sarri che nelle difficoltà evidenti aveva 11 punti in più? O con quella ancora più precedente e quasi sempre dominante negli inizi di stagione di Allegri?

La sfida con la Fiorentina inizia male e finisce peggio. Il gol preso dopo 3 minuti è un pasticcio della difesa, un movimento goffo di Bonucci che prova a mettere in fuorigioco un giocatore che sta dietro la linea del centrocampo. La partita è appena cominciata e già finita. Ci pensa Cuadrado con un’entrata scomposta che gli vale il rosso 15 minuti dopo a decretarne la morte apparente.
Eppure la rosa che Agnelli e i suoi sodali hanno messo in mano a Pirlo avrebbe il potenziale per rimettere in piedi una situazione che più sdraiata non si può. Sotto di un gol, sotto di un uomo, eppure c’è la voglia di credere che qualcosa si possa fare.

Succede poco invece e quel poco va tutto in direzione ostinata e contraria al treno dei desideri bianconeri: episodi storti di gioco come l’autogol comico di Alex Sandro o arbitrali, determinanti forse ma la Juve deve saper essere più forte anche della decisione storta, perché è vero che ci poteva stare un secondo giallo a Valero e un rigore su Ronaldo ma la Juve era già una pila scarica prima. Avrebbero forse potuto cambiare l’esito del risultato finale, ma non la prestazione, che a 1/3 di campionato è ciò che conta di più.

Parliamo quindi di prestazione: la Juventus fa il primo vero tiro in porta con Chiesa a 20′ dalla fine, prima di allora solo qualche spunto dell’impermeabile Cristiano aveva tenuto vivo il tabellino. Il caos in campo aumenta col passare dei minuti come una dimostrazione empirica della legge dell’entropia, una morte fredda col disordine che sembra non avere un punto di arrivo. La fretta di Pirlo nell’apportare correttivi alla squadra rimasta in 10 porta a rimanere orfani di Ramsey, che invece servirebbe come il pane. La libertà invece lasciata a Ribery mostra una certa miopia in diretta e una mancanza di preparazione della partita: si sapeva benissimo come avrebbe giocato il francese e quanto letale potesse essere se lasciato libero di gestirsi in santa pace. Abbiamo lasciato libera una faina in un pollaio e questa ha fatto una strage fino a quando ha voluto.
Ci sta, abbiamo scritto spesso che Pirlo ha il diritto di sbagliare, perchè meno di 20 partite sul curriculum sono una attenuante più che valida: ci vuole tempo per costruirsi, per capire, sbagliare e correggersi, per diventare grandi. Ma alla Juve questo tempo non c’è, non c’è mai e per nessuno. Non si può mettere uno che per anni è stato un grande sommelier a dirigere improvvisamente la cucina di un grande ristorante e pensare che non brucerà mai qualche arrosto, o non toglierà troppo tardi la pasta qualche volta.
Si perderanno clienti e pure qualche stella Michelin. Ad Agnelli toccherà pensare ad un decreto ristori ad hoc durante le brevi vacanze.

Termina così nel modo peggiore, con la sconfitta più pesante subita in campionato dalla Juventus all’Allianz Stadium, un anno strano, per tanti, troppi motivi che esulano dal campo di calcio. Una stagione iniziata con gli stadi pieni e l’euforia di sempre e finita nel silenzio più assoluto, dove persino l’inno della Juve a fine partita sembra suonare a vuoto.
Termina in un 22 dicembre che vede la Juventus di Pirlo perdere 3 punti in campo e fuori, col ricorso del Napoli vinto al CONI che costringerà la squadra a trovare lo spazio per un recupero verosimilmente in un gennaio già ingolfato di partite. Termina con la prima sconfitta in campionato, che come dato sarebbe buono, ma con un distacco dalle prime che fa accendere la spia rossa.
Termina con una Juventus immatura, che alterna prestazioni buone ad altre pessime e non riesce a svoltare, senza continuità e senza una vera formazione titolare.
Termina col punto più basso del decennio targato AA.

A mai più 2020, ti aspettiamo 2021, ma non proprio con entusiasmo…