PARTITABUS / Juve-Ferencvaros 2-1: Le partite (non) si vincono da sole

di Willy Signori |

Quando la Juve granitica di qualche anno fa scendeva in campo distratta (raramente ma accadeva) ci si arrabbiava giustamente. Se lo fa questa Juve giovane e rampante, vogliosa di aria come un maiale allo stato brado, ci si arrabbia due volte. Perché nessuno può permettersi di prendere sottogamba una partita, non in CL.
Quella col Ferencvaros è la dimostrazione empirica di come nel calcio anche squadre molto deboli possano incartarle ad avversarie più esperte e più attrezzate.
A conferma dell’atteggiamento sbarazzino dei bianconeri si chiamano a testimoni l’occasione del gol neroverde (una sequela di errori di quasi tutti i giocatori coinvolti, compreso Szczesny) e le 7 volte nel solo primo tempo in cui i nostri finiscono in fuorigioco, corricchiando svogliati come facevamo noi in palestra stile cavallo morto durante l’ora di educazione fisica.
In mezzo al tritacarne ci finisce il bersaglio numero uno del momento: Paulo Dybala. Dispiace dovergli affibbiare tutte le colpe del mondo, ma alla Juve non si può pretendere di portare il 10 sulle spalle e non avere una lente d’ingrandimento addosso delle dimensioni del cerchio di centrocampo.
La fascia al braccio non è un laccio emostatico per gonfiare le vene: è una presa di responsabilità, è il segnale di chi vuole e deve diventare uomo, perché sennò a scegliere palla o campo siamo capaci tutti.
Il paragone col Morata attuale è impietoso e non parliamo solo di fisiologico momento alto/basso: c’è qualcosa di più profondo nella flessione del talento argentino, arrivato a quel punto della carriera in cui o fai un salto avanti o rimani impantanato, e certi check point passano anche dalla capacità di sapersi riprendere quando le cose non vanno esattamente come vorresti. Comunque vada a finire la storia, la Juve e Dybala stesso hanno bisogno della versione migliore della Joya.

Gli ungheresi passano in vantaggio meritatamente, il flop Ronaldo pareggia facendo 74 gol in 96 partite.
Nel secondo tempo Pirlo prova a rivoluzionare la squadra con un full di cambi.
I primi 3 a cambiare sono Chiesa al posto di un Bernardeschi che sembra una statua di cera mentre tutti dicono essere vivo, Kulusevski che prende il posto di un McKennie parso spaesato in un ruolo non suo con dei compiti non proprio congeniali e in fondo lui, Morata, la ragione per cui seguiamo il calcio: la quarta scelta, la casualità, il ruotino di scorta che si rivela più affidabile dello pneumatico da gara.
Alvaro entra subito in gara, si adatta immediatamente al suo ruolo, è già rodato, mette CR7 davanti al portiere, prende un palo e segna il gol vittoria al 92°.

Le assenze in difesa hanno sicuramente pesato, ma non basta per giustificare l’atteggiamento, alcune scelte iniziali dell’allenatore, non basta per spiegare il sorriso cretino di Ramsey quando Isael sbaglia male un tiro in porta, non bastano per spiegare una squadra che ancora sembra non aver capito che le partite non si vincono da sole, giusto perché ti chiami Juventus.
Da segnalare il buon secondo tempo di Danilo, il solito fondamentale irrinunciabile Cuadrado, a centrocampo la clava di Bentancur usata senza complimenti e il campione col 4 sulle spalle.

Se è vero che una rondine non fa primavera è altresì vero che le zanzare le trovi anche a novembre: non è tutto da buttare (senz’altro non i 3 punti) non sarà un passo indietro ad annullare le cose buone viste finora ma certo che la partita di stasera è stata una pugnalata, la coperta tirata via all’improvviso una mattina d’inverno. Male ma non malissimo.