PARTITABUS / Juve-Crotone 3-0: Da oggi ogni treno è l’ultimo

di Willy Signori |

Il capostazione ha fischiato, ha gridato “tutti in carrozza” e si appresta a chiudere le ultime porte.
Il treno sta per partire; o si sale in carrozza ora oppure si perde l’ultimo vagone utile per inseguire un sogno (o miraggio?) chiamato scudetto.
Si dice tra i tifosi “dobbiamo crederci“. Hanno ragione loro, ci dobbiamo credere. Tutti, compresi i giocatori, che finora hanno lasciato punti per strada come Pollicino con le briciole di pane. Troppe le occasioni buttate di avvicinarsi alla vetta.
Una di queste ce la ricorda l’avversario di oggi, il Crotone di Stroppa che all’andata incartò una Juve ancora sperimentale.

Il copione pare essere simile pure stasera in uno stadium che rimbomba a vuoto da ormai troppo tempo: i calabresi partono forti e convinti, la Juve è smarrita e addormentata come a Oporto, manifesta una certa idiosincrasia coi primi minuti delle frazioni di gioco. L’emblema è Ramsey, un giocatore per cui dovremmo chiamare le majorette ogni volta che risulta convocabile: il gallese principia la partita con la lucidità di uno uscito da una non-stop di 15 giorni all’Oktoberfest: deambula a malapena, perde palloni da denuncia, fa falli stupidi. Si capisce che vorrebbe addomesticare il pallone come i cromosomi caucasici fanno con la selvaggia bellezza giamaicana secondo quei simpaticoni del Corsera.

Poi però si sveglia, e insieme a lui tutta l’armata bianconera ed emergono le categorie di differenza, quelle che dovrebbero essere evidenti sempre e che, in Italia, potrebbero quasi bastare da sole almeno 15 volte su 19.

Con l’aumentare della pressione si annusa sempre più forte l’odore del gol, gol che arriverà verso la fine del primo tempo grazie al solito Cristiano Ronaldo che approfitta di un cioccolatino dolcissimo offerto da Alex Sandro. È solo l’antipasto, perché al portoghese la fame non passa mai, e il numero 7, servito perfettamente dal redivivo numero 8, fa il bis nel recupero con una azione che mette in mostra tutta la sua tigna e voglia di non mollare nemmeno un pallone che sia uno. Doppietta.
45 minuti iniziati coi brividi e finiti esultando col gol numero 767 di uno dei giocatori più forti di sempre e con la riprova che Chiesa schierato a destra è un altro giocatore.

Messa in discesa, la sfida riprende con il solito sonnellino di inizio frazione ma i rossoblu si placano alla svelta, Buffon spicca madonne come se non ci fosse un domani e McKennie segna il 3-0 definitivo che chiude anzitempo i giochi e ci fa vivere, per una volta, una serata tranquilla.
Il resto è garbage time, buono per Pirlo per concedere a Bernardeschi l’ultimo saluto ai suoi tifosi prima del definitivo ritiro, confermarci che Morata ad oggi vincerebbe il Pippero e utile per fare entrare i giovani Nicolò “Plusva” Fagioli, Frabotta e Di Pardo.

La Juve ha fatto quello che doveva fare: vincere una partita alla sua portata. Questo dev’essere l’obbligo d’ora in poi se si vuole prendere al volo il treno di cui parlavamo sopra: vincere le gare che si possono vincere, quelle alla propria portata e la notizia buona (che non è una novità) è che in Italia TUTTE le partite sono ancora alla portata di questa squadra.

In fondo noi tifosi alla Juventus del 20/21 chiediamo solo questo: fare quello che è nelle proprie possibilità, giocare le partite per vincere, non buttare più via punti in modo stupido. Dimostrare il vero valore che questa rosa ha. Allora sarà più facile crederci, per tutti.