PARTITABUS / Juve-Chelsea 1-0: La lezione di Max

di Willy Signori |

Anche una tifoseria divisa e in guerra come la nostra, credo concordi su un unico punto: non esiste un solo modo per vincere. Non c’è una strategia vincente sempre e una perdente in assoluto. Non c’è la stairway to heaven come non esiste l’unica highway to hell.
Ci sono molti modi di condurre il gioco, c’è il “ti spiezzo in due” di Ivan Drago e il chiudersi in un angolo all’inizio per poi colpire al momento opportuno, come Rocky Balboa. Non conviene trarre conclusioni definitive sul gioco del calcio da una singola partita.
Esiste però un ingrediente fondamentale per preparare bene le partite: l’intelligenza.
In questo Allegri ha portato nuovamente a scuola tutti, e non solo per la vittoria (il risultato non è l’inutile orpello che alcuni vorrebbero raccontare), perché mai come ieri era importante ma non fondamentale vincere, quanto per la prestazione.
Ha scelto il modo migliore per affrontare, considerando le assenze pesanti, un avversario complicato, bravo nel palleggio, campione d’Europa.
Siete bravi col pallone tra i piedi? Eccolo, il pallone, tenetelo.
E per il coraggio di lasciare fuori Chiellini per schierare deLigt e Bonucci, che dipingono una Gioconda in 90 minuti.

Dopo un quarto d’ora in cui i blues mettono la Juve all’angolo, gli uomini di Allegri dimostrano di poter colpire. Un paio di cazzotti vanno a vuoto perché Rabiot sbaglia un passaggio che è un invito alla blasfemia, e Bernardeschi (su di lui ci torniamo) aspetta troppo per tirare.
E poi c’è lui, l’uomo che più rappresenta la Juve, cosa significa essere “uno da Juve”, in questo momento: Federico figlio di Enrico. Chiesa.

Sorprende l’attenzione massima di tutti i protagonisti, l’assenza del benché minimo segno di cedimento fisico o mentale contro un avversario che ha spinto dall’inizio alla fine, sbattendo contro un muro eretto ancora prima della porta di Szczesny, attento sempre, bravo nelle uscite ma a conti fatti mai davvero impegnato.
Locatelli straordinario a centrocampo (quanto ci era mancato uno così?) e Cuadrado un po’ impreciso ma onnipresente e poi l’altro Federico, quello sempre dalla parte sbagliata della storia: Bernardeschi, autore di una partita di personalità, imperfetta ma di carattere, intelligente, impreziosita da un assist che può fare solo uno che ha limonato duro col talento. Non basta, non può e non deve bastare e soprattutto va replicato quando in campo ci saranno anche quelli assenti ieri, ma è un colpo battuto quando tutto sembrava perso: non è tutto ma non è poco.

Avevamo bisogno di una serata così, che infondesse fiducia, con la consapevolezza però che ogni partita è diversa e va affrontata in maniera differente. Quello che funziona col Chelsea potrebbe non funzionare nel derby di sabato.
Per questo serve intelligenza. E calma. È la lezione di Allegri.