PARTITABUS / Juve-Cagliari 4-0: Occhio alla ripresa

di Willy Signori |

Anno nuovo… vita nuova, quasi.
Solita Juve pandorosa che rumina calcio come se il tempo fosse una costante variabile e di poco conto.
Ci sono sicuramente alcuni inghippi tattici (a metà novembre Momblano parlo di rischio incartamento per i bianconeri) e una generale mancanza di nerbo, di tigna, di sprint: la Juve degli vista col Cagliari è una punto a metano, un batterista che non sa cambiare tempo.

I giocatori si appropinquano nell’area avversaria timorosi come giovani adolescenti nella casa degli specchi, il trequartista sulla carta (Ramsey) lascia la scena a quello sul campo (Dybala) svuotando drammaticamente la zona 17. Il primo tempo segna 412 passaggi contro i 208 del Cagliari.

Il secondo riprende coi sardi che rinculano in area e la Juve che rumina ma stavolta coi canini: morde subito CR7 e tutti gli 11 si svegliano continuando a fare quello che avevano fatto nei primi 45’ ma più velocemente e con più convinzione.

Cr7 si scalda con una delle sue punizioni “ammazzaconiglio” e mille finti dribbling ma colpisce Olsen alla prima occasione davvero utile più altre 2 volte per la prima tripletta bianconera in campionato.
Bene Demiral/Bonucci, bene anche Rabiot che sembra uscito con successo dalla terapia. Matuidi è la fitta nel fianco quando tua zia tira fuori un altro primo al pranzo di capodanno: tua zia è Paratici che dice “ma non so spiegarti che il nostro mercato di gennaio appena nato è già finito”.
Menzione per Cuadrado, che prova a prendersi la vetrina, capisce che non è giornata, rinsavisce, si mette a fare bene il suo. Non si vedeva uno riciclarsi così bene dai tempi di Mastrota.

4 cose buone come un’epifania:
– La Juve non prende gol al primo tiro subìto;
– Sfrutta le occasioni per segnare chiudendo anzitempo la partita contro un avversario in fase calante ma pericoloso;
– Passa in vantaggio su errore della difesa rossoblu ma errore indotto dal pressing
e soprattutto ha un piano tattico ben preciso in mente che esegue fino alla morte: non si avvistano iceberg all’orizzonte per ora ma anche col brutto tempo i musicisti continuano a suonare fino alla fine lo spartito.