PARTITABUS / Juve-Benevento 0-1: Titanic

di Willy Signori |

Il presidente Agnelli che tiene la maglia celebrativa per i gol di Ronaldo, nel giorno in cui il Titanic si spezza in 2 e affonda, è l’immagine che questo stagione lascerà ai posteri: l’orchestra che suona mentre la nave va a picco, una celebrazione di record inutili per la società, un applauso ad una prestazione in playback. Il brodo senza minestra. Un altro post vacuo in cui parlare di cani e leoni.

L’ennesima prova scialba finita in disastro ammazza in culla la “volata scudetto” che doveva portare i bianconeri a lanciarsi per un finale di stagione quantomeno dignitoso e invece lo ridisegna, lo trasforma in un horror che vedrà gli uomini di Pirlo impegnati in vari scontri diretti per la lotta alla conquista del quarto posto, ormai diventato fondamentale, perché senza quello la stagione muterebbe da fallimentare a distruttiva.

In un certo senso bisogna sperare di battere la testa forte affinché chi questa sceneggiatura l’ha pensata e realizzata si renda conto degli errori fatti, della superficialità con cui si è esclusa troppo velocemente la presenza di iceberg sulla rotta, del senso di invincibilità e infallibilità che ha portato, nell’annata più complessa di sempre, a mettere al comando di un transatlantico uno che non aveva mai guidato nemmeno un gommone. L’arroganza si paga, presto o tardi e questa Juve aveva iniziato a imbarcare acqua già da qualche anno.
Come sempre il problema non è perdere ma perché e come si è perso. Il viaggio e la destinazione.
Perché pure Cristoforo Colombo si presentò dai saggi Salamanca coi conti sbagliati ma il viaggio lo portò a scoprire qualcosa di nuovo inatteso e fantastico. Nell’emisfero bianconero invece ognuno si sente a suo modo saggio e la flotta ha perso la rotta da un pezzo ma nessuno se ne è voluto ancora accorgere, nemmeno il presidente, forse troppo impegnato a giocare a Risiko, mentre le armate nemiche hanno invaso casa sua senza trovare nessuna resistenza.

Poi ci sarebbe la partita, la confusione in campo, il gol preso su tragico errore di Arthur, la circolazione di palla veloce come una coda sul GRA all’ora di punta, la lentezza della manovra, la facilità con cui qualsiasi avversario mette in crisi questa squadra, la millesima punizione sparata sulla barriera, l’ennesima partita della stagione affrontata con la sigaretta in bocca e finita col cerino in mano.
Non mi vedrete spendere nemmeno una riga sugli episodi arbitrali; quando sei sull’orlo del burrone ogni refolo di vento può essere fatale, ma le colpe sono di chi sul ciglio ti ci ha accompagnato.

Ci sarebbero molte cose da dire sulla partita, ma questa Juve non merita più le parole. E noi non gliele regaleremo.