PARTITABUS / Juve-Atletico Madrid 1-0: Juve ci sei o ci fai?

di Willy Signori |

Parliamo di un argomento sempre caldo: la maglia.
Coi pantaloncini neri aumenta l’effetto fantino, però la mettono i giocatori NBA, la mette Rihanna, quindi zitti e mosca.

Juve inizialmente grande seduttrice, campione di preliminari: tante carezze e pochi colpi, il lato più brutto del sarrismo che ci farà chiudere il match con la lingua di fuori. È un peccato doppio se si pensa che si poteva ampiamente evitare.
Però c’è un però, un gran bel PERÒ: è una Juve che si fa guardare, che è pericolosa come una tigre sonnacchiosa, sai che può fare male, da un momento all’altro in qualsiasi modo.
Allora la domanda è: questa squadra riesce a giocare il calcio che chiede l’allenatore oppure no? Qual è l’interruttore che fa accendere la lampadina? E se c’è è facilmente individuabile o è nascosto peggio del punto G?
La Juve ci è o ci fa?

La pennellata di un Dybala in stato di totale fiducia è solo la firma ad un bel quadro dal titolo “primo tempo” e ci ricorda che è regolare segnare da calcio piazzato.

La seconda frazione invece si apre nel segno della fagiolata con confusione aggravata. Gli uomini di Simeone, simpatico come i banner di Juventibus, giocano l’arma segreta cioè provare a buttarla in rissa.
Bernardeschi prende il posto di un Ramsey evanescente che corre molto ma arriva sempre un attimo dopo. Il 33 con la maglia ancora intonsa prende un palo che “se fosse entrato in gol” avrebbe svoltato la serata nostra e forse la stagione sua, ma siamo nati per soffrire e ci tocca boccheggiare fino all’ultimo.

deLigt è l’uomo da 6 milioni di dollari: gli hanno smontato la spalla lussata, ne hanno presa una di ricambio, applicata in officina, rimandato in campo, pronto per la partita. La sua prestazione è ai limiti della perfezione: Bid-one.

Matuidi ha l’eleganza di un batrace ma fa una partita intelligente e di sostanza. Insieme a De Sciglio formava una catena sinistra che era un invito alla blasfemia, invece tengono bene il campo per tutti i 90′.
Vi chiedo adesso per un attimo di mettervi nei panni di Higuain che lanciato in contropiede deve decidere se passare il pallone a Bernardeschi o Khedira… voi che fareste? A parte fingere uno strappo muscolare intendo.
Ottimo pure l’impatto di Khedira: entra stanco, riesce a non segnare davanti ad Oblak (i più pignoli diranno che era fuorigioco ma lui la tira in bocca al portiere lo stesso), si addormenta nell’azione che porta al quasi pareggio del Madrid.
Però è intelligente, signora mia quanto è intelligente. Lo ripetono sempre tutti, “Khedira gioca perché è intelligente”. Mandiamolo alle olimpiadi della matematica allora.

Ronaldo prende 7 su sofascore, quindi gran partita…
Su di lui ormai s’è detto tutto e di più, fa tenerezza come tutti i dei quando diventano fragili, perché la loro fragilità è pure un pò la nostra. Per fortuna non quella della Juventus.

La serata di CL ci consegna una Juve ancora imbattuta al 26 novembre, “bella di notte”, che non specula, non si accontenta di un pareggio comodo, che mette alle corde l’Atletico di Simeone e sa cambiare faccia quando c’è bisogno di ripiegarsi, chiudersi e non subire gol. Un eventuale pareggio non avrebbe cambiato la valutazione della gara, è mancato il colpo di grazia ma fortunatamente rispetto a 12 mesi fa non sono arrivati 2 gollonzi nei minuti finali a stravolgere il senso di una bella serata che restituisce un’immagine della Juve più simile al suo potenziale, al suo allenatore, alle nostre aspettative, sempre subordinate ai risultati che non diventeranno mai un trascurabile e fastidioso dettaglio.