PARTITABUS / Juve-Atalanta 1-1: Il piano B

di Willy Signori |

Giocare con l’Atalanta è come andare all’assemblea di condominio della diga di Begato, uno di quegli incontri che vanno affrontati con l’elmetto in testa e il coltello in tasca. È una trasferta pure quando giochi in casa.
Quella del 16 dicembre che passa agli archivi col deprimente 1-1 (deprimente perché ennesimo pareggio stagionale) è forse il risultato della miglior Juve vista negli ultimi anni nelle sfide contro Gasperini. Nè con Allegri né con Sarri si erano mai visti 90 minuti interpretati così bene dal punto di vista agonistico e fisico contro la dea, squadra capace potenzialmente di rullare tutti, anche in capo a partite vinte.
Sembra una cosa da poco ma nel processo di costruzione di una squadra e sviluppo dell’identità di un allenatore, uscire con spunti positivi da una serata del genere non è cosa da poco.
In realtà in Juve-Atalanta accade quasi di tutto: cartellini risparmiati ai nerazzurri che menano forte, menano primi e quindi menano due volte, il gioco fermato (giustamente) con la palla che finisce in rete per una palla stampata in piena faccia a Gollini, un rigore molto generoso guadagnato da Chiesa e tirato male da Ronaldo in formato “essere umano”, 2 gol bellissimi che si ricordano, una serie di “questo lo segnavo anch’io” che avrebbero reso felice la Gialappa’s.

La Juventus parte concentrata e con la grinta giusta, quella che non si affievolisce dopo 10 minuti, dall’altra parte gli atalantini sbagliano molto e le due cose sono collegate. De Ligt fa capire subito a Zapata che lui non si farà saltare facilmente come Bonucci. McKennie si rivela un carro armato motorizzato Lamborghini: fa tutto bene, è potente e in 3 mosse si è appropriato della titolarità. Anche Arthur, vertice basso del trio di centrocampo si prende il telecomando e fa quello che gli pare fino a quando una dolorosissima vecchia (o fagiolo) lo costringe ai saluti; al suo posto un Rabiot molta sregolatezza e pochissimo genio.
Poco dopo Federico Chiesa si inventa il gol che non ti aspetti e porta in vantaggio i coraggiosi bianconeri. Il condominio sembra essere domato come un toro ma Gasperini non ne vuole sapere di mollare sui millesimi e la pulizia della scala. L’Atalanta non smette di giocare, continua a sbagliare, come la Juve, ci prova, va avanti.
Nel mentre gli uomini di Pirlo fanno esattamente quello che va fatto in partite del genere per non portare a casa i 3 punti: sbagliare il gol del 2-0. Già aveva fatto intuire l’andazzo un Morata pasticcione vecchio stile con un gesto che ricorda un tacco di Balotelli in una amichevole estiva quando era ancora un professionista e giocava a Manchester. Pirlo avrebbe dovuto capire molto, se non tutto. La sagra del gol sbagliato continua, Freuler pareggia dopo che Bentancur e Rabiot gli danno una mano finendo a terra come dei pattinatori improvvisati. Tocca a Ronaldo battere un rigore che a malapena riesce a raggiungere la linea di porta talmente lento è tirato.

L’ultima mezz’ora è un’altalena a cui solo Gasperini da la spinta: i nerazzurri sono più centrati, più squadra, più freschi grazie ai cambi che invece Pirlo si dimentica di fare. Alla fine concederà solo 10 minuti lordi a Dybala e zero a Kulusevski. Posto che l’argentino sta passando il suo periodo peggiore da quando è a Torino, ma cosa potrà mai combinare nel pugno di secondi che gli vengono concessi?
Tutto si può spiegare, ma non avere il “piano B” tanto caro a Capello è una colpa non espiabile in serie A. Cristiano Ronaldo è intoccabile (e qui si paga l’inesperienza di Pirlo e i delicati equilibri che ogni neofita cerca di trovare e conservare gelosamente), Morata pare esserlo altrettanto, il centrocampo è ingessato, l’unico che può fare spazio è il giovane Chiesa e la Juve rimane bloccata, fissa come lo sguardo perso nel vuoto del suo mister in certi momenti della partita, pronto a scrutare l’orizzonte, tra il distributore IP e il Tè all’incrocio tra Strada Altessano e Corso Grosseto. Il prezzo della benzina sale, come i punti di distacco dalle prime.

Non c’è mai da stare allegri alla Juve per un pareggio, ma nemmeno da disperarsi se il trend è positivo e i miglioramenti sono tangibili. Resta la preoccupazione per una squadra che ha un tasso di conversione azioni pericolose-gol tendente allo zero, cosa che rende praticamente impossibile vincere le partite in maniera sporca, di sofferenza, tramortendo l’avversario nel momento di massima debolezza. Perfetto è adesso il bilanciamento tra le vittorie e i pareggi: 6 a 6, anzi 5 vittorie, se non si considera quella ottenuta a tavolino.
Troppi pareggi, troppe chance buttate all’aria, che rischiano di costare alla Juve carissimo quando si dovranno fare i conti davvero e con lo sguardo si dovrà guardare ben oltre l’IP di Strada Altessano.