PARTITABUS: Inter-Juve 2-0: Fine dei giochi

di Willy Signori |

La splendida missione di pace che la Juve opera a Milano meriterebbe il Nobel.
Una sciagurata prestazione che permette all’Inter di passeggiare e dare l’impressione di stare correndo. Gli uomini di Conte guidati da Vidal in campo (sì fa sorridere scriverlo) meritano la vittoria. Le truppe bianconere invece scendono col preciso ordine di non attaccare le postazioni nemiche ma di garantire l’ordine nel capoluogo meneghino.
Costante è stata la differenza di idee, anche semplici, e organizzazione tra le 2 squadre: i nerazzurri non hanno corso di più, hanno corso meglio.

Nel primo tempo la Juve spara a salve, nel secondo si spara addosso.
L’inter gioca a memoria che è un merito per lei e un demerito per chi come Pirlo si presenta al campo come se non l’avesse mai vista prima.
Eh sì che un sito pirata dove recuperare partite degli avversari in streaming è la base di ogni match analyst.
I gol di Vidal, che pareggia il bacio dato al logo della Juve sulla maglia di Chiellini nel riscaldamento, anticipa di circa un’ora il raddoppio di Barella lanciato nelle verdi e desolate praterie lasciate da una Juve perennemnte distratta.

La Juve riesce anche nell’ulteriore impresa di non creare un solo pericolo ad una difesa che ha mostrato fragilità e preso gol da quasi tutti.
Ok le assenze forzate, che ci sono ma che non possono giustificare l’orrore visto in campo.
Quelle invece decise da scelta tecnica, come McKennie o Kulusevski non hanno una spiegazione logica. Pirlo li metterà dentro ma solo a partita compromessa.
Il centrocampo è costituito da un manipolo di finti maratoneti della domenica, con la panza in fuorigioco e la cena del sabato da smaltire, quei gruppetti che vanno a passo così lento da farsi superare anche dagli infoiati che camminano coi bastoni da sci, e che dopo 3 km sono già dirottati sul primo bar a fare colazione:
Rabiot andrebbe ribattezzato somaro pazzo, perchè la Federazione Italiana Sport Equestri potrebbe denunciare chiunque provi ad associare il suo nome alla parola Cavallo.
Ramsey non ha ancora capito chi sono i suoi compagni, ha sempre la faccia del protagonista di Salto nel Tempo che non capiva mai dove stava.
Bantnacur ha l’unico merito di non prendere il giallo.
La storia di Bernardeschi ricorda quella di Larry Flint: una volta incontrato il Signore uno ha smesso col porno, l’altro col calcio.

Cristiano Ronaldo è in letargo, Morata è nel pozzo e va recuperato, ma servono gli speleologi.
Frabotta è una plusvalenza che cammina, la settimana scorsa l’ho visto in vendita sopra a una poltrona reclinabile reclamizzata da Mastrota. La poltrona è andata, lui è rimasto.
L’unica nota positiva è la prestazione di Chiellini che pure a mezzo servizio riesce a spegnere Lukaku. Fine delle cose belle. E molto probabilmente fine anche dei sogni di gloria.

È stato bello sognare, poco, ma questo succede quando ci si spinge troppo in là con gli esperimenti: prima o poi si rischia di saltare in aria. -7 a metà gennaio e niente da dichiarare.