PARTITABUS / Genoa-Juve 1-3: Habemus Penaldo!

di Willy Signori |

Quattro rigori in due partite. Quattro gol. Habemus Penaldo.
Habemus anche seconda vittoria di fila in campionato, prima volta del nuovo corso Pirlo, allenatore ancora imbattuto a metà dicembre e forse su questo 3 mesi fa ci avremmo messo tutti la firma.
La Juve quindi non perde ed è una buona cosa, ma allo stesso tempo fa una fatica mostruosa a vincere. Era già successo con Spezia, Benevento, Verona e Torino.
Anche a Marassi il risultato è stato in bilico fino a 12 minuti dal 90°, i bianconeri hanno tirato quasi 20 volte in porta e di contro hanno preso gol al primo vero tiro del Genoa. Solo la bravura e astuzia del sempre più determinante Cuadrado ci ha consentito di ottenere quel rigore (netto) che ha portato al vantaggio decisivo.
A dire il vero se Rabiot non fosse stato spaventato da un temibile e pericolosissimo pallone spiovente a un metro dalla porta e dall’apparizione improvvisa di un palo, temendo forse che gli potesse rovinare i connotati facciali, la Juventus sarebbe passata in vantaggio dopo una manciata di secondi. Era un segnale,  interpretato dagli ottimisti come un buon auspicio e dai realisti come un fosco presagio.

Fatta la parentesi alla trasferta del Camp Nou, quella col Genoa è stata una partita diversa da quella col Torino: Pirlo ha pagato la rinuncia a Ramsey in termini di fantasia e quantità a centrocampo, Chiesa e Cuadrado nella prima ora non hanno allargato a sufficienza le maglie rossoblu. È stata una partita difficile ma non perchè giocata male, come il derby, ma lenta, intasata. Una buona canzone a velocità dimezzata che diventa una lagna difficilmente ascoltabile.

Alla fine sono arrivati i 3 punti coi gol 78 e 79 in maglia bianconera di Ronaldo. Partita che passerà come vittoria agevole solo per gli archivi ma che ci lascia alcune sensazioni:
Bentancur ha ripreso dal buon secondo tempo disputato contro il Torino, tanta aggressione intelligente, senza strafare o attentare la vita degli avversari, buona gestione della palla una volta riconquistata.
Bonucci è il compagno che abbiamo avuto tutti in squadra almeno una volta nella vita: sbaglia il passaggio e se la prende con te. Meriterebbe il trattamento che i compagni di camerata riservarono a palla di lardo…
Dybala dà timidi segnali di ripresa, tra un primo tempo in cui nemmeno i droni usati dalla polizia durante il lockdown l’avrebbero stanato e una seconda frazione in cui si è preso qualche responsabilità in più e ha segnato un gol dei suoi. Più vivace in generale col momento “libro cuore” immortalato nell’abbraccio tra lui e il mister. Ad oggi la storia d’amore tra la joya e la vecchia signora segue il classico iter dell’inizio con un  brivido e la fine con uno sbadiglio. Comunque andrà a finire l’affaire, sarà obbligatorio riportare il giocatore nelle migliori condizioni possibili e poi si tireranno le somme.
Nel frattempo il peso specifico di Morata è impressionante, ogniqualvolta che entra è come se il baricentro si spostasse 10 metri più avanti. Come quella volta che riaccompagnai mia zia Maria, quasi un quintale di donna, col Garelli a casa sua facendo praticamente tutto il percorso in una posizione di involontaria impennata.
Il centrocampo resta il rebus impossibile da risolvere per lo staff che siede in panchina: a 3 come in Catalogna ma con Kulusevski/Ramsey fuori contemporaneamente e Rabiot/McKennie dentro. Meccanismi da oliare e uno straccio di terzetto titolare da trovare assolutamente il prima possibile.

La domenica 13 dicembre è stata a tutti gli effetti quella della prima vera fuga del gruppo di testa: Atalanta, Roma, Napoli e l’Inter -liberata da qualsiasi impegno europeo per la gioia di Conte- hanno vinto, il Milan ha pareggiato. La Juve non poteva permettersi di seminare per strada altri punti perchè la serie A non è la favola di Pollicino e quello che lasci indietro non può tornarti utile in nessun modo.
Per adesso Pirlo ha risposto presente: in attesa della volata, in mezzo al gruppo ci siamo anche noi.