PARTITABUS / Dinamo Kiev-Juve 0-2: Orange Is the New Black and White

di Willy Signori |

La sera degli esordi:
Quello di Chiesa e Kulusewski in CL, l’esordio di Pirlo contro l’allenatore che gli regalò quello da calciatore nel millennio scorso, quello stagionale per Dybala, della maglia Arancione fluo uniposca by osama.
È l’esordio in CL anche per questa nuova Juve 20/21, la più delicata di questi ultimi anni.
Bisogna volergli bene a questa squadra perché è in piena metamorfosi, vulnerabile, coi giovani che devono trovare il loro posto e i più anziani che devono farlo.
Lo sapevano da tempo, loro, e lo sapevamo anche noi che questo momento sarebbe arrivato ma poi quando sei là, al punto esatto in cui le cose devono cambiare, è tutta un’altra cosa.

Come Chiellini, che sembra un papà che gioca con gli amici del figlio: lo vedi che è bravo, ci sa fare, gioca dietro e sfiora il gol ma dopo 20 minuti scarsi saluta tutti.
Poi magari un giorno capiremo che senso ha ancora convocarlo in nazionale, ma quel giorno non è oggi.
In mezzo ad una difesa ridotta ai minimi termini la solidità fisica di Bonucci, con tutti i suoi difetti resta un valore inestimabile: la quantità è già di per sé una qualità. Poter contare su di lui sempre è quanto di meglio si possa chiedere.

La trasferta ucraina anticipata è un dono del calendario che evita gelate su campi induriti dal freddo ai bianconeri che partono bene anche se frenati, schierati da Pirlo con un solido 442 che vede Cuadrado rimesso a destra, nel suo habitat, senza esperimenti perché la CL, anche ai gironi, non è laboratorio sperimentale.
Ramsey decide che dopo 15 mesi di Juve è ora di mostrare qualcosa; si imballa a volte ma è presente finché ne ha.
Chiesa invece, nonostante sia stato accolto con la diffidenza che andrebbe riservata a Spadafora quando parla di protocolli, è il tipo di giocatore che alla Juve mancava da molto. Può stare a destra (come domenica) o sinistra (come stasera), punta la porta ma non è ottuso da non sapere quando metterla in mezzo, cerca il fondo del campo, sa calciare con entrambi i piedi, è estremamente dinamico. La frase successiva l’avete già in mente tutti ed inizia con un “se”… Se saprà migliorare, elevare la qualità e continuità. La base c’è, bisogna volergli bene, anche a lui.

Ci sono poi quei calciatori accendono la luce ogni volta entrano in campo: uno di questi è Arthur, categoria superiore. Ha la capacità di attirare a sé gli avversari e liberare i compagni. Il suo opposto, stasera, è il buco nero Bentancur che corre a vuoto per il campo.
Parliamo del match winner: Morata aveva detto che i gol si pesano e quelli di stasera fanno ballare l’ago della bilancia. Il suo limite è sempre stato la continuità, le ultime 2 partite spingono in direzione opposta (a Crotone sfiora la tripletta), ma mancava Ronaldo che ingombra come un cavallo in salotto. Immaginare Alvaro con la stessa libertà anche quando tornerà il portoghese è utopia e dovrà essere bravo a trovarsi il suo spazio, alla destra del padre.

Il girone di CL non è la coppa dei campioni, capita anche di affrontare squadre leggere e inesperte che rinunciano ad attaccare come hanno fatto gli uomini di Lucescu stasera, proprio per questo sbagliare partite apparentemente facili può essere deprimente e letale in un torneo breve che si gioca su 6 partite. La Juve orange ha fatto il suo dovere, cosa non scontata per una squadra in piena metamorfosi.