PARTITABUS / Bologna-Juve 1-4: Il Quinto Quarto

di Willy Signori |

La cucina povera romanesca cosiddetta del quinto quarto si basa sul ricavare piatti dagli scarti del maiale, ciò che non rientra nei quattro tagli nobili (anteriori e posteriori). Parliamo di fegatelli, zampe, il muso, la coda, le frattaglie. Gli scarti.

La Juve di questo sciagurato 2020/21 si prende in modo rocambolesco e forse immeritato l’ultima piazza nobile lasciando le frattaglie del quinto posto al Napoli, lo stesso Napoli che tese un trappolone a tutto il calcio italiano il 4 ottobre 2020, fregandosene di un protocollo firmato da tutte le società che doveva garantire a tutto il movimento sportivo di campare e portare a conclusione la prima stagione giocata interamente sotto COVID, quella più difficile di sempre, nel momento storico più complicato degli ultimi 70 anni.

Quando sei nel baratro a un passo dallo sprofondo e poi ti salvi in maniera del tutto insperata c’è solo una cosa da fare: festeggiare. Oppure gridare, correre, twittare “fiuuuuu”, cantare a squarciagola.
La follia di esultare per un quarto posto dovremo spiegarla forse un giorno, ripetercela cento volte per crederci. Una specie di 5 maggio differito, per il modo in cui è arrivato il risultato finale.

La Juve era in bilico tra il vivere e morire, tra proseguire e ridimensionarsi, tra All e Nothing, tra una stagione deludente ed una disastrosa: la sorte e Karel Davide Poborsky-Faraoni offrono in regalo alla Vecchia Signora l’insperato posto nella coppa che conta e che offre tutta un’altra prospettiva sulla prossima stagione.
Prossima stagione che inizia inevitabilmente domattina, dal programmare quello che accadrà da giugno in avanti: l’ultima settimana esaltante non deve far dimenticare quello che si è visto nelle 35 precedenti.

Formazioni mai coerenti, quadra mai veramente trovata, un 11 titolare che non c’è mai stato, cambi tardivi, reparti slegati, squadre molto più deboli che hanno imbrigliato i bianconeri con una semplicità imbarazzante, trame offensive inesistenti e fase difensiva raccapricciante, solo per citare alcuni problemi emersi quest’anno in un continuo venire a galla di magagne.

No, non è stata una stagione positiva, non bastano poche partite giocate decentemente e un gran secondo tempo contro l’Atalanta per riabilitare troppi mesi di ambiguità tattica costellati da un cabaret di partite oscene gentilmente offerte agli avversari e a noi tifosi che ci siamo dovuti sorbire prestazioni strazianti da parte di una rosa che avrebbe dovuto conquistarsi l’accesso alla CL con almeno un mese di anticipo.

Passa agli archivi anche questa stagione, strana rispetto alle precedenti, inconsueta per mille motivi, per gli spalti vuoti, per le difficoltà sportive e non solo. La Juve arrogante e arruffona la sfanga in maniera che ha del miracoloso, si porta a casa 2 trofei nell’anno peggiore dell’ultima decade (dato che dice molto su quanto bene ci abbia abituato) e può guardare al futuro con speranza senza rinunciare agli introiti fondamentali dell’Europa che conta.
Poteva andare peggio.

 

Forza Juve. Sempre.