PARTITABUS / Benevento-Juve 1-1: Deprimentus

di Willy Signori |

Ogni tifoso ha il proprio modo di approcciare alla partita: molti provano a immaginare ipotetici andamenti del match, da quello ideale al peggiore.
Nel mio ruminare mentale del primo pomeriggio la più grande paura era quella di arrivare a 10 minuti dalla fine ancora col punteggio in parità.
Quando all’80º ho guardato il risultato mi sono cadute le braccia e pure qualcos’altro.
Il secondo incubo che ho cullato era quello di non riuscire a vincere la sfida col Benevento senza Cristiano Ronaldo. Si potrebbe discutere a lungo sulla sua assenza, la verosimile ossessione per la CL, ma i pro di averlo in squadra sono talmente tanti che bisogna accettare serenamente anche i pochi contro come ad esempio, quando lui decide che il viaggio in Campania con la squadra non se lo vuole fare.
C’è anche un terzo sogno, di quelli che bloccano la digestione, che mi accompagna sempre più frequentemente: vedere una Juve senza idee con giocatori dalla personalità variabile e bipolare. 
Così non si va in paradiso e anche in purgatorio ci farebbero storie per farci entrare. A questo punto va detta una cosa molto chiara, lo dobbiamo fare per noi stessi: Se le Juve di Sarri o di Allegri avessero giocato così per più di una partita avremmo già trovato il colpevole, seppellito di insulti il mister. Pirlo gode di fiducia senza limite, a quanto pare. 
Perché è una stagione strana, senza parametri di riferimento, perché è un novizio e deve fare pratica, perché l’ha scelto AA, che equivale ad avere il sigillo papale.

Nonostante una partita deprimente con poco senso tattico la Juventus riesce a creare più occasioni per segnare, attaccando lo spazio in area in maniera intelligente, si porta in vantaggio col benedetto Morata (che poi ahinoi, si farà espellere dopo il fischio finale) che gioca la solita partita di quantità e qualità. In questo momento, momento che va avanti da due mesi, lo spagnolo si erge come un gigante tra i nani.
Dybala di contro ha sulla coscienza l’aver fallito il facile 2-0 che non avrebbe messo la partita al sicuro – perché con questa Juve il risultato non è MAI al sicuro – ma avrebbe dato più tranquillità a tutti. 
Non è il caso di buttargli altre croci addosso, è un momento negativo da cui ormai solo lui può decidere come e quando uscirne: è nel pozzo ma di corde gliene sono state lanciate a iosa.
La cosa disturbante però è che i bianconeri sono tranquilli, giulivi, beati come putti, si fanno infilare spesso e volentieri, non riescono a fare alcun tipo di filtro a centrocampo e combinano la frittata alla fine del primo tempo (benedetti finali di tempo…) permettendo al Benevento di pareggiare da situazione di palla inattiva… ci piace rivedere lo stesso film…

Nel secondo tempo assistiamo alla fiera dell’orrido, con una prestazione che definire deprimente è approssimare per difetto.
 Trovare la giusta quadra al centrocampo sembra più complicato che nominare un commissario decente in Calabria: ogni scelta appare essere quella sbagliata, per un motivo o per l’altro.

Considerazioni sparse sui singoli: di Morata e Dybala abbiamo già detto, De Ligt gioca un’altra partita super, Cuadrado è svogliato e si vede ma vale tenerlo in campo perché da un momento all’altro può tirare fuori conigli. Bene anche Rabiot. Chiesa si impegna ma ancora commette alcuni errori e la pazienza sarà l’unica medicina.

Singoli a parte la squadra presenta una debolezza mentale, una fragilità, una incapacità di ribaltare partite che si mettono non dico male ma nemmeno bene, senza la giusta personalità di chi la partita la vuole vincere davvero. È preoccupante se si pensa che stiamo parlando della Juventus FC.
La trasferta di Benevento è stata un copia/incolla della partita di CL, alla fine la squadra di Inzaghi non ha rubato nulla come non avrebbe fatto il Ferencvaros.

È un anno strano e di transizione per tutti, questo finora ha permesso alla Juve di rimanere sopra la linea di galleggiamento, di non ritrovarsi troppo lontano in classifica, ma le giornate passano e il livello dell’acqua sale inesorabilmente.