PARTITABUS / Atalanta-Juve : Pipita dancing in the rain

di Willy Signori |

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Questo pezzo è stato scritto da un hacker, fan di Ultimo, che mi ha rubato la password di WordPress spulciando il mio account instagram, per guadagnarsi da vivere e comprarsi il biglietto del concerto di Tiziano Ferro.

La sosta per la nazionale (anche quando gli azzurri vincono di goleada e a leggere in giro dovremmo scendere in strada a esultare) è piacevole come avere la suocera in casa. Il rientro è sempre traumatico, un lunedì anticipato, tanto più se la sosta è sembrata durare un paio di mesi, come in questo caso, e se la ripresa avviene in un pomeriggio piovoso in cui Bergamo sembra il set della scena finale di Blade Runner.

Sarri si ripresenta con Ronaldo fuori e Bernardeschi ancora dentro, ancora trequartista ancora a calciare mirando ovunque tranne che in porta.
Ormai l’ex viola è utile come un videoregistratore nel 2019: sostituito per un dolore al fianco, a causa di una stigmata probabilmente, è pronto per la via crucis, “se sbaglia lo corriggerete”.

Al suo posto entra Ramsey, o almeno così dicono.

De Sciglio sta a MedioMan come Joaquin Phoenix sta a Joker, a volte sembra un giocatore di pallone e ci siamo ridotti a sorprenderci della normalità. La partenza ad handicap è ormai un fattore consolidato di questa squadra, una madeleine di Proust che evoca ricordi del passato, ricordi di infanzia quando al parco con gli amici del quartiere la squadra più forte partiva coi gol di svantaggio, oppure giocava in inferiorità prendendosi il ciccione in porta.
La nostra madeleine è giocare con gente non da Juve: un bignè ripieno a metà e la tua è la metà vuota.

Nel frattempo constatiamo malvolentieri che CR7 ha attaccato anche agli altri il morbo della punizione battuta “di merda”, perdonate il tecnicismo.

Medaglia al merito a deLigt che non appena vede Demiral scaldarsi si affretta a rialzarsi in piedi, per il resto partita formidabile di una ragazzo ventenne con la personalità che altri non hanno nemmeno a 40.

Khedira col naso all’insù nel cross che porta in vantaggio i bergamaschi è l’immagine che descrive l’inadeguatezza di questo grande ex. Ad oggi schierare lui o Marocchi e la stessa cosa. Al suo posto Can che ribadisce a tutti perché Sarri gli preferisce uno in avanzato stato di decomposizione.

Dybala va a strappi ma quando decide di farlo non c’è toppa che tenga.
Higuain è gladiatorio e non molla mai

Migliori in campo per la Juve: Szczesny, Bonucci, deLigt, Higuain, Dybala, Rocchi (ringraziamo Ancelotti per la designazione).

La goduria per il risultato finale, insperato e insperabile fine al 75°, non deve cancellare l’ora e un quarto in cui Gasperini pur privo di 2/3 titolari ha messo Sarri alle corde.
Il percorso della Juve riprende come si era interrotto: un mese e mezzo di lenta ma costante involuzione. Finché i risultati sorrideranno tutto sarà trascurabile e ritarderà il momento in cui Sarri dovrà capire davvero se si è conquistato la fiducia del gruppo oppure no.
Restano due certezze dalla trasferta di Bergamo:
1) La squadra ha carattere, fame, un potenziale mostruoso, può solo migliorare e ogni partita riesce a mandare in porta un giocatore con fraseggi come quello del raddoppio di Higuain.
2) Il calcio è uno sport e lo sport si gioca con gli atleti. La Juventus ha in rosa alcuni atleti ed altri ex che non reggono più il ritmo che impongono almeno 15 su 19 squadre di A, figuriamoci l’Atalanta che è una delle più forti realtà.
A riprova di questo si noti che la Juve ha vinto la partita una volta ristabilita la parità numerica, a riprova del fatto che il calcio è uno sport più adatto ad essere praticato da esseri viventi di razza umana biologicamente vivi.