Partita shock, ma siamo vivi, e non è poco

di Leonardo Dorini |

Arriva puntuale l’Ottavo di Champions e torniamo nel clima di questa competizione con una partita shock: siamo vivi, aggrappati al gol di Chiesa dopo aver rischiato lo 0-3, e questo ci pare già un sollievo enorme.

E’ tornato questo piccolo mostro che è “l’andata dell’Ottavo di Champions”, croce e delizia di quattro delle ultime sei partecipazioni: anche in anni in cui la Juve era posizionata molto meglio in campionato, in cui dava l’impressione di aver già in mano il titolo; anche in stagioni in cui i bianconeri avevano ben poche incertezze, quando “la quadra” dal punto di vista tecnico era stata trovata (se era da trovare), ecco, anche in quegli anni, l’Ottavo è arrivato talvolta come uno schiaffo doloroso, come un ritorno crudo alla realtà di una competizione maledetta.

Anche questo 2021 è stato così, dopo le ultime tre stagioni non troppo dissimili: nel 2018 il Tottenham a Torino ci recupera due gol, nel 2019 prendiamo due schiaffi al Wanda e poi l’anno scorso l’1-0 a Lione; ma anche il 2016, l’anno del grande rimpianto, dell’”Evra spazzala”, il Bayern venne a Torino a brutalizzarci e (quasi) ucciderci con un primo tempo devastante.

Ed eccoci, terzo allenatore in tre anni e terza brutta prestazione; Juventus calling” ci aveva detto Luca Momblano a proposito di questa partita, la più importante del mese di febbraio, augurandosi di tornare a casa con un risultato tale da lasciarci tranquilli: ma quando mai.

La formazione non ha sorprese, giocano quelli che si pensava giocassero: Cuadrado, Bonucci e Arthur sono tutti e tre indisponibili, e i primi costruttori del nostro gioco dovrebbero essere Chiellini e Bentancur; ma non facciamo in tempo a prendere le misure, dopo 70 secondi siamo sotto, ed è anche inutile tornare su questo pasticciaccio, lo abbiamo visto tutti.

“Questa squadra assomiglia all’Atletico” aveva detto Pirlo; e se parti da 1-0 per loro, beh, non ti metti in una bella situazione; la squadra è sconclusionata, cerchiamo Alex Sandro sulla sinistra con dei lanci che sono quasi tutti in fallo laterale (sarà mica il vento?), Chiellini non è in serata, ma non è certo il giocatore ideale per la prima costruzione (poi sente tirare il polpaccio ed esce per un grintoso Demiral).

I primi 20 secondi del secondo tempo fanno quasi rimpiangere il primo minuto di gara, perché ora sbagliamo coralmente e non individualmente ed è 2-0; poi rischiamo il 3-0, troppo leggeri, troppo svagati.

Solo l’ingresso di Morata (tardivo?) dà alla squadra un po’ di verticalità, un po’ di geometrie giuste; Rabiot, probabilmente il nostro migliore in campo, sgroppa sulla sinistra, mette un bel pallone e Chiesa, dopo sei partite ad eliminazione in cui segnava solo il numero 7, fa il gol della speranza, che riduce da 3 a 1 i gol che serviranno al ritorno; quando si dice gol pesanti.

Noi del romanzo del calcio non sappiamo quale orribile alchimia fa sì che la nostra squadra inanelli così tante gare di Champions sotto tono, senza grinta, sovrastata da avversari spesso inferiori tecnicamente: forse fa parte del nostro rapporto con questa competizione, in cui primeggiamo per numero di partecipazioni, per finali disputate, per incassi di diritti Tv incassati, punti fatti, ma poi facciamo così spesso questo tipo di partite (e lasciamo perdere ora le finali, che ci pare un tema fuori luogo).

Quello che sappiamo è però anche che siamo soliti vendere cara la pelle, ci può capitare di prenderne tre in casa dal Real Madrid e fargliene 3 al Bernabeu; ci può capitare di andare a Wembley e svoltare una partita in 5 minuti; o andare all’Allianz Arena e rischiare di trovarci avanti 3-0 al primo tempo (sogniamo ancora Cuadrado a due passi da Neuer, e non entra).

Dobbiamo crederci, siamo ancora vivi, è non è poco, tutto sommato.


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