Parliamo di Ronaldo, Douglas Costa e Dybala

di Luca Momblano |

Tutti a parlare di Cristiano Ronaldo, d’altronde la partita nei fatti, nel risultato e anche un po’ nell’andamento è stata abbastanza vicina alle aspettative. Non ho pagelle da stilare, quindi posso parlare di ciò che ho visto della partita di CR7 a maglie larghe, senza ogni singolo dettaglio: agile come quasi mai prima in stagione, mulinelli impressionanti nei tantissimi scatti, sempre perfetto nel primo controllo, 97% di giocate utili, insistente ma mai troppo, dentro la squadra anche da centravanti (anche qui: per la prima volta in stagione). Eppure, a secco, e con piccole cose non da lui. Tutti quindi a parlare di Cristiano Ronaldo. Forse perché era il Chievo. Forse perché la Juve non fa più notizia. O forse perché, semplicemente, non era l’Atletico Madrid.

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Tutti ad applaudire Douglas Costa, che finalmente la mette nel sacco e lo fa alla sua maniera. Sempre particolare. Fin troppo particolare, fin che i suoi numeri sono questi. Tutti a riconoscergli che la sblocca con un gol da competizione internazionale e che – quando ferma il pallone e si mette dritto sul busto come Mayweather a centro ring – ha quella capacità di farti trattenere il fiato. Succede tre, quattro, cinque volte a partita. Curiosa per di più la scelta di partire col brasiliano a destra confinando Bernardeschi a sinistra, uno dei pochi ruoli dove Federico non ha uno storico. Che poi in realtà la squadra si scioglie quando le posizioni dei due esterni diventano meno rigide – fino a giocare minuti nel secondo tempo dallo stesso lato di campo (!?!) – si scioglie e si diverte quando è praticamente 4231 per forzare la zona molle del Chievo, dove il solo compassato Radovanovic, tra la linea di centrocampo e difesa, non sa più da che parte voltarsi. E quando la squadra appunto si scioglie, chiama Chiellini e Rugani a non difendere di posizione, con quell’abitudine di abbassarsi per avere 30 metri di campo tra sé e il pallone: insomma, ci sciogliamo e diventiamo più corti, abbiamo baricentro, siamo più compatti e un po’ sogniamo. Tornando ai due di cui sopra: Juve-Chievo è la perfetta espressione del parallelo tra Douglas e Bernardeschi. Del primo ti tieni stretto ciò che sarebbe in grado di fare, del secondo ciò che è costantemente – sempre con maggiore sicurezza e repertorio – in grado di fare.

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Tutti a discutere di Dybala. Quando si vince, fa un assist, recupera 3/4 bei palloni, si è più sereni (ma non si smette di discutere). Quando la partita è invece incastrata, ecco il caos. Però su Paulo una cosa abbiamo il dovere di dirla senza se e senza ma, e non solo per Juve-Chievo, ma per gli ultimi due mesi: la perseveranza, la ragionevolezza delle giocate, la matrice che si ripete partita dopo partita, danno ragione a chi vede un Dybala diverso in termini di dimensione calcistica. E forse dà anche ragione ad Allegri, cioé al fatto che dietro a questo utilizzo ci sia un convinto lavoro quotidiano. I suoi gol a grappoli non sono più la nostra prerogativa (capisco la punta di amarezza), ci si limiterà per quest’anno ancora a qualche gol “giusto”. E mi pare che nessuno degli attaccanti, in questo senso, stia deludendo. Tantomeno il Dybala rifinitore di manovra piuttosto che rifinitore di finalizzazione. Giusto ribadirlo nel dopogara di un ottimo assist a Emre Can che ha tutto ciò che ci ha fatto vedere Pjanic dopo l’Old Trafford (più un gol di tempismo dalla stoccata senza fronzoli e una serie di recuperi palla nel corpo a corpo che avevamo quasi totalmente dimenticato).