Parlano Dybala e Bentancur, il futuro della Juve

di Juventibus |

Dybala e Bentancur, due dei giocatori dal rendimento migliore prima della sosta, hanno concesso due interviste, l’argentino alla CNN e l’uruguagio a La Stampa, precisamente ad Antonio Barillà (spesso graditissimo ospite di Casa Juventibus), poco prima della ripresa del calcio giocato.

L’argentino ha detto la sua sul tema del razzismo (questione pregnante negli ultimi giorni negli Stati Uniti), ricordando le situazioni di Kean a Cagliari, ma anche quelle di Balotelli e Pjanic a Brescia “nella stessa partita”. L’idea del numero 10 è che, se le istituzioni non prenderanno seri provvedimenti, saranno i calciatori ad agire in autonomia.

Poi, ovviamente, ha discusso a riguardo della sua situazione contrattuale con la Juventus, con un rinnovo che “dipende dalla Juventus“, ma che è in cima alle sue priorità. Dybala ha ricordato come lo scorso anno fosse davvero a un passo dal lasciare la Juve, e che il rimpianto sarebbe stato quello di lasciarla dopo una brutta annata.

Stuzzicato su un’eventuale interessamento del Barcellona, Dybala ha fatto intendere che, come prevedibile, ha enorme rispetto ammirazione per i blaugrana e per Messi, ma la Juventus non è da meno, ha grandi calciatori e allenarsi con gente come Buffon e Ronaldo è un privilegio. L’idea quindi, non è cambiata, la voglia di restare appare ancora intatta, nonostante le varie interpretazioni.

Bentancur ha rilasciato un’intervista molto più a cuore aperto.

E’ emersa la capacità del numero 30 (numero dedicato alla madre, volata in cielo per un brutto male, quando aveva 4 anni) di saper gestire le emozioni (esordio alla Bombonera a 17 anni, esordio nella Celeste a 20 anni). Stesso discorso per la Champions: “è un obiettivo e un sogno, non  un’ossessione, non abbiamo particolari pressioni”.

Dal punto di vista del campo, Bentancur ha sottolineato come con Sarri, con cui sta imparando molto, abbia ruotato spesso (e senza particolari problemi, a parte nel ruolo di mezzala sinistra), ma che il suo ruolo prediletto è quello di centrale davanti alla difesa. Da bambino studiava Gerrard, Busquets e Lampard, anche se curiosamente il suo modello era Forlan.

L’ex Boca ha anche ricordato quando da bambino gli chiedevano la carta d’identità perchè la sua altezza ingannava, e lo faceva apparire più grande; ha ricordato i giorni in cui seppe che la Juve avrebbe esercitato il riscatto, e della mentalità vincente che ha respirato una volta arrivato a Torino, con un ringraziamento sentito ad Allegri “mi ha dato fiducia” e, infine, ha ricordato quando Ronaldo lo chiamò per nome ai mondiali del 2018. Esperienze che “Benta” vorrebbe continuare a vivere, in bianconero. Come pilastro del centrocampo.


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