Il pareggio che salva la stagione – Contro il disfattismo dei media e del mondo bianconero

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Si narra in questi giorni della “disastrosa prestazione” (pluricit), della Juventus contro il Tottenham, e del relativo pareggio ottenuto tra le mura amiche, nell’ottavo di finale di andata della Champions League.

A tal proposito, si è trattato di un disastro o dello specchio dello stato in cui versa la squadra?  E’ possibile che crollino tutte le certezze a seguito di un pareggio tutto sommato rimediabile? Allegri ha davvero sbagliato tattica e sistema di gioco, con “eccesso di presunzione”, o sta semplicemente puntando su alcune pedine fuori fase che mettono in difficoltà la squadra?  O, ancora, il pareggio si è trattato del caso e non esiste nessun problema reale?

Per rispondere alle predette domande occorre partire da una breve ricostruzione della stagione dei bianconeri.

Come è arrivata la Juventus al confronto con gli Spurs dal punto di vista del collettivo, del gioco e del sistema?

Tranne in sporadiche eccezioni (Juve Chievo 2 a 0, Barca Juve 3 a 0, Juve Lazio 1 a 2), Allegri ad inizio stagione ha inserito sempre 4 giocatori “offensivi” in campo, con, tendenzialmente, Mandzukic sulla sinistra, Cuadrado sulla destra e i due argentini al centro disposti in verticale. Nonostante l’acquisto di Douglas Costa e Bernardeschi, la “moda” dell’attacco a 4 bianconero era rappresentata dalla presenza del quartetto offensivo che ha concluso la scorsa stagione.

Tutto ciò è accaduto in supercoppa, in campionato, nei match “importanti”,  e in Champions.

Dopo la partita persa a Marassi, persa 3 a 2, il tecnico labronico ha cambiato per due volte il sistema di gioco. Inizialmente, contro il Barcellona allo Stadium, è passato alla difesa a 3, mantenendo i 4 offensivi in campo, con Cuadrado relegato a tornante di centrocampo, Douglas Costa, Dybala e Higuain attaccanti.

Ma la vera svolta dal punto di vista tattico, complice forse l’infortunio ad Howedes, che stando alle parole del “Conte Max” era il centrale della difesa a 3 designato per piedi e personalità, è arrivata a Napoli. Da lì in poi, quantomeno, si può tracciare una linea di tendenza nella disposizione della Juve: quattro difensori in linea, tre mediani con Pjanic regista, tre giocatori offensivi.

Il cambio a mio avviso è arrivato per due ragioni essenziali: la classifica deficitaria della squadra, dovuta stando ai numeri ai troppi gol presi, sia per inserire Matuidi, essenziale nella riconquista e nel dare dinamismo ad un centrocampo spesso preso di mezzo sul ritmo sino ad allora.

All’abbandono dei quattro offensivi per un mediano in più, la Juventus era quarta in campionato, seconda in Champions e aveva perso la supercoppa. Un inizio di stagione tutt’altro che esaltante dunque. I nuovi (soprattutto Douglas Costa e Bernardeschi) tutt’altro che inseriti in pianta stabile nell’undici, un ritardo in classifica vistoso seppur rimediabile, i troppi gol presi, prestazioni non esaltanti seppur sufficienti ad ottenere la qualificazione agli ottavi in champions, ma soprattutto una fatica immane a restare corti con la presenza dei quattro offensivi in campo.

La difesa, forse per mancanza di allenamento o di coraggio, o  di continuità fisica nei novanta, faticava a seguire alta il resto della squadra, gli avanti non tornavano, Pjanic e Khedira tutt’altro che irreprensibili dal punto di vista del filtro a centrocampo soffrivano drammaticamente nelle due fasi.

Queste le premesse al cambiamento.

Da lì in poi, per vero, è cominciato un altro campionato, quello dei gol non presi, del baricentro complessivamente più alto e della ritrovata solidità di squadra. Tutto ciò emerge dai dati: 1 gol preso nelle 16 partite tra la disfatta di Marassi e la partita contro gli Spurs, 14 vittorie e due pareggi, numeri pazzeschi, eccetto quello dei gol segnati.

Allegri, dunque, sembrava aver trovato la quadra e  la domanda, a questo punto, sorge spontanea: per quale motivo Allegri è ritornato al sistema con i quattro “offensivi” proprio nella partita più importante, mettendo di fatto in discussione quelle certezze ritrovate?

Le risposte che vengono in mente sono sicuramente due: l’assenza di Matuidi, infortunatosi nel corso di Juve Sassuolo, e la volontà di giocare sui difetti dell’avversario del tecnico toscano.

I sostituti, Marchisio, Sturaro e Bentancur, potrebbero, infatti, non essere stati considerati all’altezza per disputare dall’inizio una partita così difficile.

A sostegno, invece, della seconda tesi vengono in soccorso proprio le parole del pospartita: ” loro difendono male con la linea alta e ho messo tutti gli offensivi che avevo per attaccarla”;  l’allenatore, dunque, ha preferito puntare sul talento, sulla gamba e sulla freschezza di Bernardeschi e Douglas Costa per poter sperare di vincere la partita.

Ad avviso di chi scrive, però, vi sono delle ragioni più profonde su cui vale la pena di riflettere.

La Juventus del periodo florido era una squadra efficiente, se per attaccare “una linea malfunzionante” l’allenatore ha rimesso in discussione il sistema di gioco che le dava solidità?

Premesso che Allegri avrebbe anche potuto sbagliare valutazione, se è vero che la Juventus  del mediano in più non prendeva gol, nei big match, o meglio nelle partite di una certa difficoltà, ha fatto una fatica immane a segnare e, per converso, ha concesso occasioni chiare da rete agli avversari. Questo è accaduto contro Inter, Roma, Cagliari a Cagliari, Atalanta a Bergamo, Fiorentina a Firenze, quest’ultima affrontata proprio nell’immediato prematch europeo. Tutti avversari inferiori al Totthenam, per gioco e giocatori.

Eppure le critiche per il gioco scadente, per le panchine reiterate di Douglas Costa, Dybala e Bernardeschi, ovvero dei creativi deputati ad innalzare il livello offensivo della squadra,  per la titolarità mai messa in discussione di Mandzukic e Khedira, a fronte di prestazioni tutt’altro che esaltanti, latitavano nel mondo bianconero. Tutto sembrava funzionare.

A mio avviso vi erano più elementi per sostenere che la Juventus, pur vincendo, non avesse trovato una quadra definitiva e che non stesse giocando bene. Se si fa fatica a segnare e comunque qualcosa di riffa o di raffa la si concede, o, più specificamente, se se non si è pericolosi in contropiede quando si difende bassi, se non si esce bene dal pressing avversario, se nel sistema  non si contemplano i giocatori che per caratteristiche “strappano il campo”, se per la risalita ci si affida unicamente, appena si alza il livello,  al lancio per Mandzukic (mossa a cui gli allenatori avversari hanno trovato l’antidoto andando a marcare le linee di passaggio per il croato, senza farsi attrarre dall’uomo in sè, visto che è un giocatore che palla al piede non è pericoloso), se un centravanti, lo stesso povero croato, fa l’esterno, nonostante la presenza di giocatori di ruolo in panchina (e che giocatori), se per tutto questo fai fatica ad innescare i tuoi attaccanti già in Serie A, si ha credibilmente l’ambizione di ritenere che non sei una squadra che può dire la sua in champions.

Anche perchè la difesa perfetta è un’illusione, esattamente come il controllo.  Avere il controllo è un’illusione. Nessuno ha il controllo di cosa accade normalmente a sè stesso, figuriamoci in un campo da calcio con 22 teste pensanti.

Quindi, si può trovare un assetto che normalmente ti garantisca di creare difficoltà all’avversario nel far gol e che valorizzi i punti di forza offensivi. E’ stato trovato? Se l’allenatore, anche a causa di infortuni, per carità, schiera per la prima volta una formazione nella gara più importante, questo quantomeno si può porre nell’ambito del dubbio.

Alla fine della fiera, durante questo periodo vincente, se è consentita una leggera provocazione, si può sostenere che tutto ciò attenesse alla fase offensiva fosse offensivo.

E, ad ogni buon conto, se si lasciano in panchina costantemente Douglas Costa e Bernardeschi (questo accadeva senza dubbio prima degli infortuni occorsi a Cuadrado e Dybala) per far giocare quelli che già avevi, significa che la campagna acquisti non ti è servita ad innalzare il tuo tasso qualitativo negli undici, soprattutto in virtù del fatto che hai perso in estate due elementi in difesa come Bonucci e Dani Alves.

La presunta (non si avevano controprove in champions) ritrovata competitività della squadra, dunque, si poteva mettere in discussione già prima del match contro gli Spurs.

Non si comprendono , pertanto,  le critiche pervenute ad Allegri per le scelte tattiche e soprattutto la sorpresa per .l’andamento della gara contro gli inglesi, di fronte alle lodi sperticate arrivate nel periodo della “Signora omicidi”, sopra descritto. Ma se i tifosi sono comprensibilmente schiavi del risultato, l’esercizio critico dei giornalisti, anche filojuventini, me lo sarei aspettato ben prima di Juventus Totthenam.

Nel postpartita di gradevole vi è ben poco da raccontare; è parso solido il solo Tuttosport, che con il titolo “Valevano Pochettino” perlomeno è  stato coerente con la campagna difensiva di tutto ciò che sia bianconero. Insomma nella perseverante ignoranza di quello che accade sul campo almeno non si è dato in quelle pagine troppo peso alla partita. Niente di diverso o di speciale dal far vacillare le nostre (inesistenti?) certezze  è accaduto contro gli Spurs, insomma.

Per il resto Allegri è stato accusato di tutto, tranne che di essere la causa delle guerre puniche.

Volendo parlare della partita, si è vista una superiorità schiacciante nel gioco del Totthenam, ma questo non è una sorpresa. Possesso palla di qualità, messa a nudo dei soliti difetti della Juve dal punto di vista della manovra in tutte le sue componenti, la novità è che il Totthenam si è dimostrato forte negli episodi, ha segnato (meno di quanto creato), mentre la Juve non ha capitalizzato tutto quanto prodotto individualmente, al solito quando si tratta di Champions League. La presenza di due giocatori come Douglas Costa e Bernardeschi ha inciso sulla maggiore produzione offensiva. La squadra pur soffrendo nel gioco aveva le armi per ribattere colpo su colpo. Semmai si può discutere della superfluità di Mandzukic e della solità inutilità nelle due fasi di Khedira, ma in questo momento siamo questi. Per chi scrive, visto il livello degli avversari e le condizioni in cui versa la squadra, Allegri ha compiuto un piccolo miracolo. Gli inglesi sono al top della forma e sono forti collettivamente e freschi nei singoli. La Juve, con maggiore precisione negli episodi, proprio laddove di solito è spietata, avrebbe potuto vincere un confronto che come squadra la vedeva soccombere sulla carta.

E’ che i difetti occorre  evidenziarli a tempo debito, non nascondersi dietro ai gol non presi da squadre che non sanno attaccare.

Tutto questo se ammettiamo una tantum che di difetti si tratta. Perchè, stanti le reiterate dichiarazioni di Allegri, non sono difetti. Il non giocare collettivamente, il subire il gioco dell’avversario, per i sostenitori del calcio episodico ed individualista, non si tratta di problematiche reali.

Tant’è che l’unico problema per Allegri sono stati “i due gol presi”.

Ma, supponendo che di difetti si tratta, perchè si è arrivati a farsi palleggiare con costrutto sul naso dagli inglesi? Perchè la Juve sul gioco è inferiore a tutte le squadre che affronta? Perchè a Febbraio inoltrato non ha ancora un assetto funzionante nelle due fasi che le dia una sorta di continuità?

L’analisi risulta complessa e parzialmente già espletata nei paragrafi precedenti.

Pesano senza dubbio gli infortuni. Pesa una preparazione magari mirata ad arrivare in condizione nei mesi più caldi. Ma stando nel campo delle cose valutabili, pesa soprattutto la mancanza di scelte nette e decisive del condottiero. La squadra probabilmente andava orientata, visto il mercato, da inizio stagione sui giocatori offensivi della rosa; più precisamente, come accade a qualsiasi latitudine,  dovevano essere scelti i migliori giocatori offensivi, probabilmente Douglas Costa, Dybala e Higuain, e andava creato un contesto che li esaltasse . E invece si è ritardato questo passaggio e si sono scelti come uomini al centro del progetto Mandzukic e Khedira, che essendo per caratteristiche poco svelti e dinamici palla al piede, essendo probabilmente fuori forma, ci fanno essere meno letali e brillanti di quanto potremmo per caratteristiche; si parla di uomini proprio perchè Allegri non è allenatore che dà un’organizzazione di gioco chiara ma deleghe. E pertanto sono le caratteristiche degli interpreti a far il gioco delle sue squadre.

Ad avviso di chi scrive, ciò comporta anche un minus sulla reale forza della squadra, non solo sull’estetica, che per una corrente filosofica, per altro, è sostanza. Perchè la facilità ad attaccare è un valore che non può non essere preso in considerazione, soprattutto se non credi nell’organizzazione.

La Juventus, pertanto, è arrivata al match contro il Totthenam non ancora squadra. Ma non lo era nemmeno durante le 16 partite subendo un solo gol. Non è squadra perchè i migliori non fanno parte di quella squadra. E questo mi sembra un discorso facilissimo da comprendere. L’imprevedibilità gestionale, la scelta di giocare sempre sull’avversario, i punti fermi in due giocatori palesemente sottotono, danno e tolgono. L’altra sera contro una squadra al top della forma hanno tolto.

Anzi, come già sostenuto,  il cambio tattico ha portato a poter vincere una partita in cui le condizioni di campo vedevano i bianconeri palesemente sfavoriti. Pesati i valori e i credo delle due squadre, l’andamento del match non è stato così negativo, anzi. Perchè gli episodi e le occasioni vanno pesate.

Partenza a razzo, grazie all’atteggiamento offensivo della squadra (con i due creativi in campo); avanti due a zero dopo dieci minuti, con Mandzukic che sbaglia un facile controllo solo davanti a Lloris, imbeccato da intuizione geniale di Costa; l’effetto sorpresa ha pagato. Quello che è accaduto dopo attiene alla normalità;  il Totthenam, senza nulla da perdere ormai, prende in mano il gioco e crea, tutto sommato prevedibile, essendo il calcio una sfida tra due squadre, lo fa sul due a zero. Il rigore di Higuain sbagliato e il tiro di Bernardeschi parato per miracolo, e il tiro stesso di Higuain in contropiede, arrivano sul 2 a 1. Quindi significa che nonostante l’apparente angoscia e il gioco in mano al Totthenam (cosa doveva fare Pochettino se non attaccare in massa sotto due a zero, e di conseguenza Allegri se non difendersi e ripartire in spazi lunghi ) la Juve grazie ai creativi in campo era comunque pericolosa. Non è un fatto di sistema di gioco ma di uomini. Se le condizioni per schierare la squadra sono Manzo e khedira titolari contro tutto e contro tutti , non si vede in quale altro modulo avrebbero potuto giocare Douglas Costa e Bernardeschi, che a modo loro, offensivamente, ci hanno permesso di poter segnare, ci hanno dato l’occasione di farlo.

Allora, guardando oltre alla punta del proprio naso,  il problema non è il 442 o il 433, il mediano in meno o il mediano in più, ma forse il canto del cigno di due campioni che tanto hanno dato, ma che oggi come oggi non apportano benefits reali alla squadra.

Non ha senso, pertanto, essere disfattisti perchè si pareggia in casa contro una squadra forte. Gli avversari forti insegnano. Tutto sta nella bravura nel carpire ciò che accade realmente sul campo.

E sul 2 a 2, quando Allegri ha tolto Mandzukic e Khedira, è cominciata un’altra partita. Non dipendente dal 433, ma dal fatto che si giocasse in 11 reali e di ruolo. Una partita in cui il Totthenam ha costruito zero e la Juve un’occasione su palla inattiva e un quasi gol da azione di Costa. In cui mancavano comunque Dybala e Matuidi e giocavano Sturaro e Bentancur, non esattamente Xavi e Iniesta. Un buon viatico per il ritorno? Se Allegri sarà bravo, sicuramente.

La Juve è in tempo per rimediare. Squadra non lo sarà mai nelle due fasi, perchè l’allenatore non vuole che lo sia. Ma alla panchina di due giocatori chiaramente fuori fase credo ci si possa arrivare senza bisogno di parlare di sistemi di gioco.

Il calcio è valorizzazione degli interpreti. Non c’è altra ricetta. Va, pertanto, trovato un equilibrio se non tra tutti gli offensivi e creativi della rosa, almeno tra Dybala, Higuain e Costa, che sono i più forti e pagati. Questo lo si può fare. Per non avere rimpianti.

Allegri ha solamente ritardato scelte che avrebbe dovuto compiere ben prima. E il peccato mortale, a parere di chi scrive, è stato non rilevarlo a tempo debito. La Champions ad eliminazione diretta è lo specchio del percorso di una squadra. In quei 180 sei tu, la tua conoscenza, il tuo talento, i tuoi pregi, i tuoi difetti, le tue caratteristiche. Non è una maledetta. Anzi. E’ il reale indice della forza di una squadra.

Di @federiconecosta