-6 e Paratici giustamente pensa a Icardi

di Luca Momblano |

Meno sei. Manco fosse la Creazione, o un parto gemellare (se trigemino ancora meglio), ogni giorno se ne dibatte di più e in modo sempre più viscerale per arrivare pronti al Giudizio Universale. Tra gli juventini i toni sono quelli e gli argomenti sono soltanto in parte di campo. Questo perché intorno alla parola allenatore sono ore nelle quali – in privato, tra chat e quant’altro – vale veramente tutto. Siamo dunque ancora nella fase del mercoledì grasso, più che mai devoto a Mercurio o Hermes, dio dell’inganno, dei bugiardi e della divinazione. Se non anche figura mitologica portatrice dei sogni, ma allo stesso tempo conduttrice delle anime dei morti negli inferi. Insomma, un gran casino, una situazione borderline, sulla soglia del cornicione, nella quale la Juventus non può che fare la Juventus. Cioè relegare e ricordare a ognuno il proprio ruolo in squadre e in società.

Chiaro che un approdo come questo finisce per rafforzare l’allenatore. Il resto ce lo deve mettere lui, anche solo perché comunque Allegri a oggi ci mette ancora la faccia e la Juve ci mette il brand nonché la sua storia recente. Allora mettiamo ordine: Allegri non ha ancora smosso il lavoro di mesi e pensa a Bernardeschi dal primo minuto prendendo atto che Douglas Costa sarà un miracolato se vedrà la panchina. Dybala contro l’Atletico non la prima scelta, eppure è uno che in una possibile partita di lampi sa come si fa. La sensazione è che a Dybala non credano per primi gli uomini cardine di questa configurazione di squadra, magari gli stessi pretoriani del mister. Nessuno qui però è masochista, e i giochi non possono essere già fatti.

A questo punto, che nessuno ci metta il becco. E mentre Agnelli si dedica agli anni a venire, con Nedved che continua a stare addosso ai giocatori perché saranno loro gli attori, Fabio Paratici si divide tra la squadra a venire sia nei nomi che nel concept. E qui casca nuovamente il discorso circa l’allenatore, vero tormentone di questo countdown a cui vorremmo poter pensare unicamente come messa a punto della partita che l’Atletico non può aspettarsi. Paratici la ritiene la decisione chiave per poter mettere a frutto lavoro e scelte prossime venture per cui ci sta mettendo bocca non senza qualche pretesa tutta da verificare. Qualunque scelta è condizionata secondo lui, a parte Mauro Icardi. Sull’ex capitano dell’Inter, l’ex delfino di Beppe Marotta ha piazzato i tentacoli. Lo sente in pugno, lo si recepisce dal tono e dallo sguardo. Lo screening semi-scientifico sui centravanti under 25 a livello mondiale non lascia molti spazi e anzi ingolosisce; la predisposizione astrale degli umori del calciatore nonché gli atti di realismo dell’Inter fanno il resto.

In sintesi: lo spogliatoio è frizzante (eufemismo), l’ambiente non è ancora sintonizzato con il clima partita (sul campo) e il presidente deve agire con il cuore in mano (come fece nel 2011). Prendiamoci il buono di tutto questo.