L’addio di Paratici alla Juve: un saluto sincero che non ci spiega il perché

di Giordano Straffellini |

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La faccia di Paratici è tesa, si porta dietro uno dei suoi memorabili foglietti che poi non userà. Di fronte ai giornalisti lo sguardo di Fabio rivede amici, colleghi e forse anche qualcuno che proprio non sopporta. Inizia il presidente con una carrellata di notizie, Super Lega compresa, che approfondiremo in un altro articolo.

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Il riassunto di 11 anni straordinari ultimo compreso.

Un percorso che va da Delneri a Pirlo, 9 scudetti, 5 Coppe Italia e altrettante Super Coppe. Da giocatori straordinari Tevez, Dybala Cr7. A quest’ultima annata che non può essere definita come fallimento, perché nonostante tutte le difficoltà si sono portati a casa 2 trofei. Al rammarico per la trattativa Van Persie, con il talento olandese che sfuma all’ultimo. Alle chiamate alle 7.30 la mattina, da non ripetere in futuro, per finire, con il Paratici astemio che festeggia gli scudetti “bevendo Mojito”. Il presidente conclude con il professionista Paratici: uomo curioso, sempre pronto ad imparare istintivo nelle scelte ma responsabile.

Dopo questo lungo preambolo del presidente Fabio è visibilmente emozionato, il foglietto degli appunti vola via e con la voce impastata per l’emozione prova a descrivere la sua esperienza Juventina. Grande autonomia nel lavoro, e la fortuna di vedere alcuni fra i più grandi giocatori della storia.

Paratici ringrazia, la possibilità di lavorare in piena autonomia sentendo la fiducia della famiglia Agnelli e dello staff una delle più grandi soddisfazioni. In questi undici anni dice, ho avuto la fortuna di vedere e di potermi confrontare con alcuni dei migliori giocatori della storia del calcio. Arrivare alla Juventus è una fortuna, ho dato meno di quello che ho ricevuto in questi anni.

Il gol di Borriello.

In una cavalcata di 11 anni i ricordi sono molteplici. Il più dolce per Fabio Paratici è il gol di Borriello a Cesena, seguito da un lungo abbraccio con Marotta, nello stesso istante a migliaia di Kilometri di distanza scopriamo che un tesissimo Andrea Agnelli che esulta in un parcheggio di Detroit, la Torino d’America perché se sei un Agnelli e sei anche il presidente della Juventus hai sempre qualcosa da fare legato all’automobile.

Cr7 trattativa facile.

Noi tifosi siamo portati a credere che le trattative più difficili riguardino i giocatori più prestigiosi. Paratici spiazza tutti, trattare CR7 è stato facile, quando hai a che fare con grandi campioni che sanno bene cosa vogliono fare, e società del calibro di Real Madrid e Juventus composte da grandi professionisti le trattative scorrono veloci, quella relativa a  Cristiano non ha portato grandi intoppi.

Dybala il più rischioso, Barzagli il sottovalutato.

Nella lunga carriera di Paratici è Paulo Dybala il colpo più rischioso. Come spiega Fabio: il ragazzo veniva da un solo anno giocato in serie A giocato a Palermo, 40 ml di euro sono stati un grande rischio. Andrea Barzagli, per l’uomo, per il rendimento, per la personalità e per quello che è riuscito a dare in campo il colpo più sottovalutato.

Nessun rimpianto.

Nell’arco di un periodo così lungo non tutto va sempre bene. Ma da parte di Paratici non ci sono rimpianti, nel per il mercato vedi lo scambio saltato fra Dybala e Lukaku ne per la scelta attuale. Le decisioni vanno contestualizzate al momento in cui vengono prese, dire dopo due anni che erano sbagliate non ha senso perché non si conoscono le motivazioni precedenti che hanno portato alla scelta. Lo stesso per la scelta di lasciare, c’è stato un confronto di due ore, al termine del quale entrambe abbiamo capito che era giusto separarsi.

Nessun condizionamento esterno.

Alla domanda se il caso Suarez o altri fattori esterni abbiano inciso sulla scelta risponde direttamente Agnelli: stare alla Juve significa rimanere sotto i colpi del fuoco nemico. Ci siamo abituati, ma questo non ha inciso minimamente sulle scelte prese.

Sincerità ma manca il perché.

E’ stata una conferenza vera, fra due persone che si stimano, che si lasciano con un lungo e sincero abbraccio. Quaranta minuti con reciproci scambi di stima in cui abbiamo capito il grande rapporto umano fra Paratici e la Juventus, rapporto che termina per una scelta condivisa di cui non c’è stato spiegato fino in fondo il perché.