Parametro Zero: un’arma a doppio taglio

di Juventibus |

Negli ultimi anni la Juventus ha portato avanti una formidabile politica legata all’individuazione di parametri zero che, stagione dopo stagione, ha permesso alla Vecchia Signora di combinare magistralmente crescita tecnica ed economica.

Per una società in crescita ed attenta ai conti, non dover pagare il costo del cartellino rappresenta un plusvalore non indifferente, soprattutto in un modello di gestione sempre più legato al concetto di plusvalenza.

Ciò che poteva funzionare bene ieri, in un processo di crescita costante, potrebbe essere meno vantaggioso e remunerativo in una fase di consolidamento, dato che oggi la Juventus ha raggiunto un livello economico/sportivo di assoluta eccellenza. Ed allora in questo caso le valutazioni da fare diventano più ampie.

La prima: fatte le dovute eccezioni (Kroos – ceduto al Real pur di non perderlo a zero – Lewandowski, probabilmente Eriksen…) il profilo del giocatore che arriva a scadenza di contratto difficilmente rappresenta la figura del top player assoluto.

Il giocatore in scadenza poi, di norma, è in età abbastanza avanzata.

Si aggiunga che, non dovendo la società pagare il cartellino ed essendo il giocatore libero di firmare per chiunque, il “beauty contest” si gioca sull’ingaggio (che molto incide sui bilanci delle società), con il risultato che molto spesso si mettono sotto contratto giocatori con ingaggi superiori al loro relativo valore.

Una diretta conseguenza dei due punti precedenti è che, in fase di cessione, molto spesso i giocatori chiedano una buonuscita, poiché le società acquirenti non possono garantire lo stesso ingaggio al giocatore. Paradossale, in questo senso, il caso Llorente, liberato dalla Juventus con tanto di buonuscita, proprio per via dell’onerosissimo ingaggio, ed oggetto di compravendita nelle sue successive esperienze dal Siviglia allo Swansea e poi al Tottenham.

Vi è poi una circostanza che forse più di ogni altra sta incidendo sull’inizio di stagione bianconero: la forma fisica dei neo-acquisti. Le stagioni che precedono gli addii a parametro zero portano con sé strascichi spesso difficili da scrollarsi di dosso, sia da un punto di vista fisico che mentale. Qualche incomprensione, le trattative per il rinnovo, la rottura (consumata in modo più o meno mediatico), malumori, qualche panchina di troppo, la sensazione di non essere più parte del progetto… situazioni che porterebbero chiunque a staccare inconsciamente un po’ la spina… ma riattaccarla non è sempre semplice. Inoltre, come corollario a tutto ciò, (perché mente e corpo vanno sempre di pari passo) non mancano mai infortuni ed acciacchi vari.

Prendiamo Eriksen, probabilmente il giocatore di maggior talento del Tottenham: è alla quinta panchina consecutiva, e non certo per ragioni tecnico/tattiche. Siamo sicuri che l’anno prossimo sarà pronto fin da subito, mentalmente e fisicamente, a ripagare la fiducia di chi gli garantirà quasi sicuramente un ingaggio monstre pur di averlo, e ad essere al centro del nuovo progetto? (probabilmente sì, visto quanto è forte, ma lui è la classica eccezione che conferma la regola).

Con l’ulteriore conseguenza che i nuovi progetti tattici tardano a poter essere messi in pratica (ogni riferimento a Ramsey e Rabiot è assolutamente voluto). Il mio pensiero è che, intrinsecamente, il parametro zero rappresenti, nella stra-grande maggioranza dei casi, un investimento adatto a realtà di fascia medio/alta, ma non di eccellenza.

Il giocatore formidabile, quello che fa sognare e che fa la differenza, è di solito al centro del progetto tecnico della squadra da cui lo si acquista, e di fatto, ciò avviene sborsando una cifra che corrisponde al suo valore.

Il livello raggiunto oggi dalla Juventus non può prescindere da questa nuova visione, poiché, come scrivevo qualche settimana fa, siamo davvero ad un reparto dalla perfezione, ed il reparto in questione è il centrocampo, dove i campioni che fanno la differenza ci sono, ma costano, e nessuno li lascia andare via gratis.

di Andrea Mangia (@i_am_am2301)