Panita, l’uomo in più

di Aulo Cossu |

Diciamocelo, la partita di ieri sera era iniziata con sinistre similitudini rispetto a quella del 17 gennaio: lungo possesso palla bianconero, e a un certo punto (al 9’ ieri, al 12’ in campionato) fuga incontrastata di Barella sulla destra (da Frabotta ad Alex Sandro cambia soltanto il luogo di nascita) e molle tap in di Lautaro che Gigione smanacciava in porta.

Sembrava l’inizio di un’altra legnata. Sembrava.

Infatti, rispetto al 17 gennaio, in campo sulla destra c’era, per chi come me ormai ci vede pochino, il sosia sudamericano del Texano, che avrebbe sbuffato in lungo e in largo per l’intera partita, ma che soprattutto è risultato decisivo un quarto d’ora più tardi facendosi smanacciare a ripetizione da Young su un cross/ciabattata di Bernardeschi i cui esiti sembra si siano persi nella famosa Area 51 in Nevada.

Una assenza decisiva allora, una presenza fondamentale ieri sera, di cui ha tratto giovamento persino Rabiot, ma non anche il su citato Bernardeschi, che ha inutilmente arrancato sulla fascia sinistra, facendo nuovamente uscire il fegato a tutti noi al pensiero che sia costato quanto Barella.

Certo, ai nerazzurri, come non ha mancato di piagnucolare Conte a fine partita, mancavano il litigioso Lukaku e l’arrembante Hakimi, ma viene da essere certi anche che con il nostro amato Panita il 17 gennaio sarebbe andata perlomeno più dignitosamente. Lui che di recente, e in rapida successione, ha chiuso nel recupero, con azione identica da quattrocentista, prima la finale di supercoppa, poi la partita nello stagno di Marassi.

Una risorsa di valore incommensurabile il cui mancato acquisto, va ricordato per obiettività, fece all’epoca arrabbiare assai Conte.

Che ieri sera si è arrabbiato di nuovo, facendoci così concludere in gloria una bella serata di sport, nonostante Antonio Di Gennaro.


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