U pallon total’ e la Juve di Helmut Schon

di Pietro Salvatori |

U pallon total’ e la Juve di Helmut Schon

Oppure

“Questo pezzo ha a che fare con il senso di bellezza che allo Stadium viene associato al calcio”.

Voglio molto bene a Marek Hamsik. Stavo mangiando una carbonara ai carciofi e spulciando le agenzie sul cellulare quando mi ha aperto scenari di giorni di un futuro passato. Marechiaro mi ha detto (incidentalmente tramite un’intervista al Corriere dello Sport), che il fatto che il Napoli vinca lo scudetto non è una roba cara solo ai tifosi azzurri. Ma di come “sia anche l’augurio di chi ama il calcio, perché giochiamo in maniera meravigliosamente bella e penso che meriteremmo di vincerlo”.

E’ stata un’Epifania. Perché l’hype dei partenopei di Sarri è cosa nota, non ci sono eliminazioni dalla Champions che tengano. Ma dall’ultima volta che una così nobile forma di retorica aveva toccato i picchi dell’assoluto sono passati decenni. I tempi dell’Olanda di Cruyff e di Rinus Michels, vincitrice morale di un Mondiale in realtà perso contro i tedeschi, brutti e cattivi. Inaccettabili vincitori, i teutonici, non tanto per come giocassero, ma per chi erano (David Wimmer in Brilliant Orange ce l’ha raccontato mirabilmente), per i retaggi della storia prossima che li rendevano i rivali più odiati, più disprezzati, quasi indegni di poter passare sopra quella piccola nazione di cui vent’anni prima avevano fatto carne da macello.

Di quel Mondiale si ricorda quell’Olanda. Non i formidabili in bianco come Maier, Vogts, Breitner, Gerd Muller e sua maestà il kaiser Frank Beckenbauer. Forse una delle Germanie più forti di sempre. Ma che è passata ai posteri come una sorta di usurpatrice, che ha rubato di soppiatto, utilizzando impunemente la forza bruta, qualcosa che non era suo.

Sarri novello Michels, dunque. Hamsik novello Cruyff. Insigne come Resenbrink, Callejon come Johnny Rep. Allan sulle tracce di Van Hanegem, Mario Rui su quelle di Ruud Krol. U pallon total’. Tutta L’Olanda tifa per loro, tutto il mondo tifa per loro. Chi ama il calcio tifa per loro. Tranne i tedeschi, ovviamente.

Auguri. Impazzisco per quell’Olanda, impazzisco per quella storia. Per quel che hanno lasciato. Ma soprattutto perché mi affascinano terribilmente le storie delle grandi cadute. Nel qui e ora, però, mi tengo Helmut Schon in panchina. E la festa a fine partita. E magari, anche solo incidentalmente, mi vado a giocare gli ottavi di Champions. Probabilmente, per citare Wimmer, “ha a che fare con il senso di bellezza che allo Stadium viene associato al calcio”.