PAGELLIBUS / Scudettibus 2017/18

di Willy Signori |

Buffon 6,5
Annata da portiere normale, senza grossi errori ne miracoli.
Valore assoluto nello spogliatoio.
Voto agli ultimi 17 anni: 10.
Gigi è stato juventino più di tutti negli ultimi 6111 giorni, ha difeso la porta, ha difeso la Juve. L’ha fatto sempre e comunque fregandosene dell’etichetta, degli elogi esterni,  resistendo alla tentazione di voler essere per forza simpatico a tutti. E stato sincero, è stato fallibile, è stato uomo. È stato uno di noi, il nostro amico, nostro figlio o il ricordo che abbiamo di nostro padre che non c’è più. Siamo cresciuti con lui, siamo diventati grandi, uomini, forse invecchiati, coi nostri capelli a diventare grigi insieme ai suoi. Nel frattempo è stato anche uno dei migliori portieri che il mondo abbia mai visto e noi abbiamo avuto la fortuna di averlo potuto fare da vicino. Normale e fenomeno, uomo e campione.
È stato il nostro capitano.

De Sciglio 6
Scommessa di Allegri, trova un ambiente che è il paradiso del giocatore italiano. Si guadagna spazio tra un acciacco e l’altro. Ha buoni piedi e discreta tecnica ma è circondato dalla sindrome dell’aspettativa bassa, talmente bassa che ci si stupisce anche per una sponda a 2 metri fatta bene. Offre alcune garanzie per adesso, vedremo se saprà fare il salto di qualità mentale definitivo l’anno prossimo.

Chiellini 8
Autorigenerazione. In qualche modo Giorgio riesce a rinascere sempre quando sembra sull’orlo di crollare, un’araba fenice in loop. Nel momento di maggiore difficoltà del campionato ha alzato un muro assieme a Benatia. Non ha mai lasciato la squadra, anche quando non è potuto entrare in campo, e quella corsa zoppa sotto la curva dei tifosi a SanSiro al gol di Higuain rimarrà uno dei suoi gesti tecnici più apprezzato. Degno erede della fascia da capitano.

Benatia 7,5
Campionato strepitoso del marocchino con qualche macchiolina che gli costa mezzo voto tra un retropassaggio uscito male che finisce nei piedi di Schick e un’amnesia su Koulibaly. 2 distrazioni non da poco ma che non cancellano il resto delle prestazioni. Se Allegri poi si decidesse a far giocare più alta la Juve, permettendo a Medhi di giocare più d’anticipo, diventerebbe quasi insuperabile.

Pjanic 7,5
Cala nel finale e rimangono negli occhi alcune prestazioni trascinate ma non va dimenticata la prima parte dal rendimento elevatissimo. Con la partenza di Bonucci gli è rimasta l’incombenza totale di far girare il pallone, non a caso è stato spesso più facile avvistarlo sulla linea difensiva che sulla trequarti, dove molti aspettavano di vederlo come si aspettano le megattere sul lago Trasimeno: invano.

Khedira 7
Nel tabellino la sua migliore stagione, gol pesantissimi e prestazioni decisive mischiate con assenze ingiustificate in un’alternanza tra il nascondino e 1-2-3 stella, entrambe discipline in cui si è dimostrato campione.

Cuadrado 7,5
2 mesi di assenza che sono sembrati 2 anni, ha regalato brio, giocate, inventiva, disordine organizzato, tutto. Ha riaperto il campionato mentre eravamo ad un cm dal baratro in una serata milanese da brividi. Da sviluppare, seppure con qualche accorgimento il suo impegno come terzino destro.

Marchisio 5,5
La sua stagione più difficile, ai margini della rosa, straniero in casa sua. Scivolato nelle preferenze del mister ha saputo essere professionista in tutto.
Nel frattempo ha imparato a farsi dei selfie inimitabili.

Higuain 8,5
Il voto va modulato con la posizione “leggermente” arretrata che Allegri gli ha fatto tenere, quasi da mediano in alcune situazioni. Gonzalo ha risposto da campione vero e totale, da capitano: si è preso il reparto sulle spalle, è stato tra il buffo e il commovente vederlo andare spesso a fare pressing per poi avvelenarsi quando, girando la testa, si accorgeva di essere il solo. Gol fondamentali, perché questo è Gonzalo Higuain, un congresso carnale col pallone esploso in rete: a Napoli (con esultanza) la doppietta col Milan e il gol scudetto contro L’inter, quando tutto stava per finire.

Dybala 7,5
Che inizio, a razzo tra triplette, gol decisivi e mira da american sniper. I ritmi surreali e innaturali dei primi tempi sbiadiscono e lo riportano sulla terra. L’annata è un saliscendi strano, con la fatica di trovare la posizione in campo, 2 rigori che potevano uccidere il campionato in culla e la ricerca del pallone svolta con spirito pionieristico, di chi esplora nuovi territori, tipo la sua trequarti difensiva. Si è perso e si è ritrovato. Segna uno dei gol scudetto, tramutando miracolosamente una partita orrenda (di tutta la Juve, non solo sua) in una delle serate che svoltano il torneo: parliamo ovviamente del gioiello all’olimpico contro la Lazio.

Douglas Costa 9
Il vero uomo scudetto, dei gol pesanti, dei cambi di passo, generatore automatico di assist H24.
Uomo scudetto dell’ultima ora però, perché nella prima soffre a trovare spazio, Allegri lo vede e non lo vede e spesso lo lascia a maturare in panchina (temevamo marcire a un certo punto). Noi invece l’abbiamo sempre visto e spiato eccitati come Alvaro Vitali si guardava la Fenech non vedendo l’ora che si spogliasse: Edwige per fare la doccia, Douglas per entrare in campo.

Alex Sandro 4,5
Maglia nera senza troppi discorsi. Rendimento ben sotto il potenziale, qualche scintilla qua e là ma il motore non si accende mai davvero. Inefficace davanti, sbadato dietro, il più delle volte. Non sappiamo ancora cosa sarà del suo futuro, ma di certo se deve restare così è un boomerang avvelenato per lui e per la squadra.

Matuidi 6,5
Corre corre corre come Georgie sul campo, sminato. Ha il merito di entrare subito nelle grazie del mister. Recupera palloni, presta km ai suoi compagni, 1 cervello, 4 polmoni e 2 cuori. Chiedergli di avere anche 2 piedi educati pareva troppo.

Barzagli 6,5
Da quando è alla Juve forse è la prima volta che ci siamo interrogati sulla sua età. Qualche scricchiolio, sinceramente. Utilissimo per la tenuta mentale che ha mostrato nei momenti difficili, se l’è cavata spesso di esperienza.

Mandzukic 5,5
Si gioca in volata la fascia del peggiore (tra quelli più impiegati) con Sandro. Probabilmente scarico di motivazioni non ha mai ritrovato quel passo che lo avevano reso insostituibile l’anno scorso, tranne in qualche serata di Champions’ dove ha dimostrato di essere animale per quella competizione.

Howedes sv
Ingiudicabile perchè 3 presenze sono troppo poche per valutarlo. Ha passato in infermeria più tempo lui del medico, ormai conosce il JMedical come le sue tasche. La sostanza c’è e ci si potrebbe fare affidamento, se il fisico lo sostenesse, ma è un se grosso come tutto lo stadium.

Asamoah 7
Ci mancherà e sorprende dirlo, non tanto per la qualità che ha sempre mostrato di avere ma perché qualche stagione fa credevamo di averlo perso agonisticamente parlando (gran lavoro del JMedical, va detto, quasi una risurrezione). È stato il ruotino perfetto in sostituzione di un Alex Sandro il più delle volte sgonfio e floscio e nei mesi si è guadagnato con merito la maglia da titolare. Affidabile come terzino, usato garantito e tagliando, soprattutto sempre presente, con la testa al contrario del brasiliano. Le sue lacrime nel giorno dell’addio sembrano far capire che, fosse dipeso da lui, sarebbe rimasto alla Juve fino alla pensione ma i piani sono stati altri, e i soldi offerti altrove sono stati tanti. Buona fortuna Kwadwo, un’ovazione allo stadium anche da avversario non te la toglierà mai nessuno.

Szczesny 7
Il simbolo della programmazione Juve è nel passaggio di consegne tra Buffon e il polacco: detto-fatto. Senza telenovele infinite e botte di sentimentalismo che pagano solo fuori dal campo. Szczesny detto “coso” si è dimostrato affidabilissimo, in grado di sostituire alla grande il numero 1 senza farlo rimpiangere, anzi, mostrando quella reattività e prontezza nelle uscite che ultimamente stava mancando in maniera sensibile a Gigi. E come dimenticare l’apparizione al ceco Schick sulla via di Venaria quando ormai eravamo già tutti pronti al peggio?

Rugani 5,5
Avremmo voluto dargli la sufficienza di stima, ma sarebbe stato davvero troppo. Se avete seguito le pagellibus durante l’anno sapete che la stima nei suoi confronti è smisurata, ma ancora non ci siamo per la promozione, ci vuole di più. Doveva essere l’anno della definitiva affermazione invece viene rimandato, con poche materie per carità, ma sempre rimandato. Ha sofferto in alcune partite anche avversari modesti, sembra non aver ancora raggiunto il giusto livello di figliomignottaggine necessaria per uno che di mestiere fa il difensore. L’anno prossimo sarà quello definitivo: o si guadagna la Juve o se la perde. I difensori sono come i vini, se buoni migliorano col tempo. Teniamolo ancora in cantina a sto ragazzo.

Lichtsteiner 6
Buffa la vita: una stagione passata a dare l’addio al calcio in tutti gli stadi d’Italia per poi scegliere il posto migliore, lo Juventus stadium. In campionato è stato spesso da mani nei capelli e procurata blasfemia, con chiusure sbilenche e cross sparati in orbita, in CL invece ha dato il meglio.
2 perle nella sua gara d’addio: il rigore sbagliato col portiere in volo già da un quarto d’ora, la geniale uscita dal campo autoimposta a cambi esauriti per prendersi la meritata standing ovation. Meritata sì, perché 7 anni fa mai nessuno sarebbe stato così folle da immaginare che lo avrebbe visto alzare 14 volte un trofeo con la nostra maglia. Ciao Stephan, grazie di tutto

Sturaro 5
Non è da Juventus e quest’anno le categorie di differenza coi compagni sono state evidenti. Ho visto cani al parco avere un controllo palla migliore del suo. C’è anche da interrogarsi sul perché della sua involuzione pazzesca; che non fosse un fenomeno si sapeva, ma nemmeno il Fedez coi piedi fucilati che abbiamo visto quest’anno.

Bentancur 6
Sedotto e abbandonato, Allegri prima lo lancia poi lo nasconde e, come accade spesso alle cose nascoste, se ne dimentica. Il giocatore c’è.

Bernardeschi 6,5
Qualità tecniche evidenti e lo sapevamo già, nella stagione ha messo in mostra anche quelle morali di ragazzo sempre sul pezzo, concentrato, che ha capito subito cosa significava stare alla Juve. Impressionante anche l’apporto quando ha giocato, assist e gol, mai banali, mai inutili. Peccato l’infortunio nel momento topico, ma è uno su cui basare il prossimo gruppo di senatori.

 

Allegri 7
Scudetto, coppa Italia, in Europa è uscito col Real, cosa del tutto plausibile. 2 su 4 (se consideriamo anche la supercoppa): ha ragione lui, come sempre ha ragione chi vince, specie se lo fa per il quarto annido di fila.
Aveva la squadra più forte e l’obbligo di vincere, c’è riuscito, bravo. Bravo davvero perché vincere anche quando sembra facile è pur sempre un merito.
Bravissimo ad uscire indenne dalla tempesta in cui lui stesso si era cacciato con schieramenti discutibili e gestioni cervellotiche delle partite. Questo è puro succo di Allegri: creare problemi che lui solo sa e può risolvere.
È stato, per sua stessa ammissione lo scudetto dell’orgoglio. Cosa resta dopo l’orgoglio? un pugile suonato, che ha vinto grazie ai nervi e a forze che non sono più solo fisiche. L’orgoglio è la spia della benzina, quei pochi litri che ti rimangono quando hai finito tutto il resto.
C’è da lavorare quindi per il futuro. Non sempre ci capiterà di affrontare una squadra forte sul campo ma debole mentalmente come il Napoli (a cui vanno i complimenti per aver tenuto vivo il campionato ed essersela giocata alla grande) che si squaglia sul più bello, a un cm dall’obbiettivo.
La società sembra decisa a continuare con lui. Se è così si soddisfino le sue richieste, si prendano giocatori soprattutto di qualità, perché è su quello che la nuova Juve di Allegri baserà il suo gioco.
E se dovessi fare una richiesta ad Allegri sarebbe questa: Max, troviamo la quadra prima di gennaio 2019. Non buttiamo via un’atra volta mezza stagione.

 

PS siamo giunti alla fine di questa stagione intensa, snervante, fatta di emozioni, di lacrime e sangue, di notti insonni per la gioia o per il rosicamento.
52 partite vissute insieme, 52 PAGELLIBUS.
Grazie a tutti, a chi ha letto, a chi ha voluto commentare, a chi ha fatto apprezzamenti, a chi ha criticato, a chi ha insultato, a chi “ma che partita hai visto?” grazie agli haters e ai lovers… è stato tutto utilissimo, davvero.
Grazie a Juventibus, luogo libero in cui c’è spazio per le opinioni di tutti e un saluto a chi ha dovuto cambiare casa, città nome e lavoro dopo l’articolo del tardo impero: ciao Mattia, ovunque tu sia, come Jack Folla continua a parlarci!
Grazie di cuore a chi mi ha messo qua, ad Alexander Supertramp per le copertine e alla chat di Juventibus, vera fucina di stimoli e profonde analisi quotidiane sui massimi sistemi.
Grazie a Dario, Andrea, Alessandro, Lazar, Fabio, Vincenzo, Davide, seconda famiglia di gente sparpagliata sul territorio come satelliti.
Ci si vede in giro più vecchi, fino alla fine forza Juventus.