PAGELLIBUS / Juve-Real 1-4: Quel cerchio che non si vuole chiudere

di Willy Signori |

Buffon 5
Nella serata che doveva non consacrarlo (consacrato lo è già) ma portarlo ad afferrare la coppa che insegue da una vita si becca 4 gol. Forse un po’ in ritardo sul 2-1 va detto, deviato ma partito da lontanissimo, restano però i 4 gol presi in finale che sono sempre un fardello pesantissimo. Para il parabile, ma per questo non è necessario essere il numero 1 del mondo.

Barzagli 5 
I primi 3 gol del Real partono dalla sua area di competenza, non un bel capoverso sul curriculum. Poi interventi degni della sua fama qua e là ma alla lunga affoga nel mare viola madridista.

Bonucci 4,5
Bruciato sul gol che chiude la partita, il 3-1. Vero che era CR7 e non lo tiene nessuno, ma l’uomo che gioca sul tempo e vive con un secondo di anticipo rispetto agli avversari stavolta è sempre arrivato puntualmente in ritardo.

Chiellini 5
Stoico con accezione negativa: accetta gli eventi della partita senza provare o riuscire a porvi rimedio.

Alex Sandro 4
Unica nota positiva la sponda in volo sull’azione che porta al pareggio, poi assente ingiustificato nella partita più importante della sua carriera. In difesa e in offesa un fantasma.

Pjanic 5
Si capirà dopo che aveva un fastidio al ginocchio, inizia bene come tutta la Juve, poi cala stritolato dalla morsa fatta di piedi buoni dei 4 centrocampisti del Real. Asfissiato ed emarginato dal gioco lascia al 70° con la più triste delle sostituzioni

Khedira 4,5
Sembrava tornato il Khedira di novembre, ronzino stanco a a rincorrere avversari che non ti fanno vedere la palla. Manca di testa, non razionalizza, manca di gamba segno che il recupero era solo parziale.

Dani Alves 5,5
Bella lotta con Marcelo mai così basso. Bene in difesa e primo tempo ottimo, poi non torna in campo dal 46°, come tutta la squadra.
Non vi cito il suo score nelle finali di coppa solo per non affliggervi ulteriormente.

Dybala 5
Si sbatte moltissimo, accende la luce in qualche occasione coi suoi lampi di classe purissima, ma sono sempre troppo lontani da zone del campo in cui può incidere. Andare via a 2 giocatori a 50 metri dalla porta per poi ritrovarsi solo è utile come una bicicletta regalata a un pesce.

Mandzukic 6
Il gol è la storia delle finali di Coppa Campioni bianconere: tanto bello quanto inutile.
Si perde Carvajal sul 3-1, ma si era già perso da un pezzo, resta però l’ultimo a mollare.

Higuain 4
Finale ectoplasmatica. Si allunga la palla sull’esterno per andare via agli avversari, ma non gli riesce mai il “trucco”. Solo la sponda per Mandzukic, poi il vuoto.

 

Cuadrado 2
Entra, becca 2 gialli (il secondo non c’era ma non cambia nulla) ed esce. Splendido cameo.

Marchisio sv
Entra a giochi già fatti.

Lemina sv
Vedi sopra.

 

Allegri 3
La stagione rimane straordinaria, ma il finale condiziona il tutto.
E l’atto conclusivo consegna alla storia la peggiore finale della già tragicomica storia delle finali bianconere di CL.
Come le storie d’amore belle ma finite male, malissimo, quel gusto finale intacca il percorso. Sarà impossibile d’ora in poi riguardare il 3-0 col Barcellona e non pensare a come si è persa la finale.
E qui veniamo al punto: Allegri ha portato la Juve a un livello europeo straordinario, ma manca l’ultimo gradino che è il più importante, che è l’unico che conta: Vincere.
Perché l’argento e l’oro non sono solamente 2 leghe diverse, non sono un gradino sul podio, ma la differenza tra tutto e niente.
E la cosa va detta chiara senza ipocrisie: non esistono i premi della critica, le coppe del bel gioco o della continuità, della serietà piuttosto che della squadra rivelazione… questi trofei li assegnano da altre parti, negli asili del terzo mondo calcistico.
Tra adulti esiste una sola coppa e la vince solo una squadra. Che non è la Juve, ancora una volta (la seconda in 3 anni, per restare nella stretta attualità).

A nessuno interessava giocare bene, diciamo la verità, volevamo solo vincere, ma nell’analisi della sconfitta non si può cancellare dagli occhi il secondo tempo non giocato dalla Juventus, soprattuto dopo un primo tempo di carattere qualità e orgoglio.
La partita più importante di un’intera carriera, 9 mesi di lavoro buttati al cesso con 45 minuti di assenza.
Onore al Real, ma se gli stendi il tappeto rosso devi aspettarti che facciano la migliore sfilata di cui sono capaci, e là si sa sono tutte top model del pallone.
Partita preparata non benissimo e giocata col serbatoio mezzo vuoto dopo una cavalcata travolgente in campionato, come i gobbi nati negli anni ’70 ormai si sono abituati a vedere. Rinunciare a giocarsi il secondo tempo dopo 45′ minuti di ottimo livello giocato alla pari, rientrare svuotati di testa mentre dovresti essere carico a mille, un peccato mortale che ci rimarrà in testa e negli occhi per tanto tempo, questo il motivo del voto ad Allegri.

Dispiace per alcuni che difficilmente avranno un’altra possibilità, Buffon su tutti, il calcio è come la vita: ingiusta, crudele e alla fine conta solo il risultato.
Il sogno era chiudere quel cerchio che proprio Gigi avrebbe meritato di chiudere, così non è stato, ed è un peccato. È stato come se Marty McFly fosse rimasto nel 1955.

Da qui tocca ripartire e fissare alcuni punti:
1) sistema di gioco chiaro fin da luglio: il cambio di gennaio ha giovato a tutta la squadra ma non dovrà ripetersi di impiegare 6 mesi per trovare la strada di casa per poi accorgersi che la panchina è corta.
2) chiari obbiettivi di mercato: rosa da migliorare nelle riserve, ok i portatori d’acqua a patto che il numero sia disparo e 3 sono già troppi.
3) chiarire “l’equivoco” Mandzukic: è stata una splendida toppa, un’intuizione illuminata di Allegri. Me lo ha fatto amare ancora di più, ma ho forti dubbi sulla reale bontà del suo impiego in quel ruolo in pianta stabile per lungo tempo.
4) no alla riconoscenza eterna: chi vuole restare resti, chi vuole partire parta, chi deve essere sostituito venga sostituito e su quest’ultimo punto la società ha già dimostrato di avere una mentalità estremamente manageriale, che esclude a priori la presenza di un cuore tenero.

 

PS: È stata una stagione bellissima. Gioie e dolori si sono mischiati in una cosa chiamata passione, amore per la Juve e il calcio.
È stato bello divertirsi a dare i voti partita dopo partita, vittorie tante, sconfitte poche ma brucianti. Notti insonni a gioire e soffrire insieme mentre ci scambiavamo pareri sulle prestazioni e sui voti, mai giusti, mai sbagliati. È stato tutto bellissimo, anche mandarsi a quel paese.
Grazie mille, a tutti; a Luca Momblano che mi ha dato questa possibilità, a chi ha lavorato dietro il pannello per Juventibus, a Marco per le copertine, ai ragazzi del gruppo “gli eletti” con cui mi sono confrontato quotidianamente per più di un anno imparando ogni giorno qualcosa, a chi pazientemente ha letto e commentato.
Adesso c’è solo da fermarsi, riflettere, rifiatare, fare pace col cuore, “l’estate vola”.
Ci si vede in giro.
Willy.