PAGELLIBUS / Juve-Milan 3-1: Khedira pasquale

Buffon 6
La carta d’identità. Non c’è un altro motivo valido per spingerlo a passare il testimone ai suoi successori e stasera se n’è avuta ulteriore prova. La carta d’identità.
Incolpevole sul gol, para il parabile, dove non ci arriva ci si mette la traversa perchè la vita è pur sempre determinata da quel culo che o ce l’hai o te lo fanno.

Barzagli 5
Primo tempo di sofferenza, arriva sempre quel mezzo secondo dopo, un po’ meglio quando passa esterno ma l’impressione è che la spia della riserva sia accesa da troppo tempo.

Benatia 6,5
Faro della difesa, rende inerti Silva e Kalinic senza sudare troppo.

Chiellini 5,5
Si perde Bonucci sul gol procurando a 3/4 d’Italia uno dei coiti interrotti più belli degli ultimi anni. Una specie di romantico vhs hard su cui qualche familiare ha registrato sopra in corrispondenza del momento topico una puntata de la vita in diretta, quella con Cucuzza a condurre e l’inviata stordita a casa di qualche sconosciuto ex famoso.
Male sul resto. Si rimette in pista con la tecnica del parcheggiatore imperfetto: una botta davanti, una dietro.

Lichtsteiner 5
Per l’addio al calcio lo svizzero sceglie un big match contro un’avversaria storica. Il mister gli concede la passerella a fine primo tempo. Giusto premio ad un esacampione.

Khedira 7,5
La risurrezione di nostro signore (e Sami lo ricorda…) in perfetto tema pasquale:
La sua via crucis inizia e prosegue con le prime tragiche stazioni con annesse imprecazioni dei fedeli. Messo in mezzo si ritrova troppo spesso in sofferenza, mancano solo i soldati romani a fustigarlo.
In una serata che ha dell’evangelico risorge all’80° con la parabola per Cuadrado e la definitiva ascensione al cielo quando mette dentro il terzo gol.
La folla aveva scelto Barabba, ma lui è risorto e ha cambiato la storia e a noi poveri mortali il compito di scriverne le gesta. Padre perdonali perché non sanno quello che dicono.

Pjanic 5,5
Che siano le sirene parigine ad avergli offuscato la vista? Forse, lui come Ulisse sembra non essersi foderato le orecchie di cera e gioca un po’ così.
Pochi palloni degni, più efficace in copertura.

Matuidi 5,5
Nel vederlo portare palla pensi che avrà altre qualità che però stavolta non si vedono.

Asamoah 6
È e resta un rincalzo di lusso ma stasera sbaglia un pallone ogni 2 toccati, come quando arrivato sul fondo invece di servire Costa libero davanti alla porta serve il signor nessuno in mezzo all’area.

Dybala 7
Il pepe messo da Sampaoli sembra avergli fatto bene. Si prende responsabilità, non si nasconde, fa il classico passo indietro per farne due avanti, come sul gol (realizzato in collaborazione con Biglia che misteriosamente lo molla e Donnarumma che conserva ancora quel vizio del saltino prima di tuffarsi). Resta sul pezzo tutta la partita, quando non ne lascia 2 sul posto suggerisce a liberare i compagni.

Higuain 5,5
Che da lui ci aspettiamo sempre molto è scontato. Partita da gregario, da sparring partner, da Gonzalo di gennaio, da Berlusconi in mezzo a Salvini e Di Maio. Corre molto e prende spallate ma combina poco.

 

Douglas Costa 7
Per spingere Allegri a fare un cambio dopo soli 45 minuti si devono essere verificate 2 condizioni: fiducia totale in chi entra, prestazione ai limiti della denuncia per atti osceni in luogo pubblico di chi esce (manco a dirlo, Licht).
Il brasiliano squarta i malcapitati milanisti che escono rincoglioniti dal confronto e si guardano tra loro sconcertati come gli agenti di matrix quando Neo blocca le pallottole.
Quando Douglas Costa ti punta sai che potrà fregarti in 99 modi diversi, e mentre provi a pensarci lui ti passa sopra col centesimo a cui non avevi pensato:
dribbling tentati, 8 dribbling riusciti.

Cuadrado 7
A che numero di gol decisivo siamo arrivati? Non basta più un pallottoliere. Dopo 4 mesi sembra abbondare la ruggine ma poco conta, mette ancora dentro un pallone che vale qualcosa di più dei 3 punti. Mezz’ora nelle gambe ce l’ha, e in vista Real è LA notizia.

Bentancur 6
Spiccioli, ma di valore. Lo rivedremo in CL.

 

Allegri 7
Si parte con la gallina vecchia della difesa a 3 ma il brodo non è granché.
Il Milan come una specie di marea si prende campo lentamente. Rischia anche di andare in vantaggio, poi si ritira come da routine.
Si vive la partita avendo la sensazione che il Milan sia inferiore ma stia giocando sfruttando il massimo potenziale contro una Juve che trotterella a tratti concentrata, a tratti quasi svogliata in attesa della zampata, come un leone che non ne vuole sapere di correre dietro alla preda, tanto prima o poi si stancherà da sola.
Poi c’è la qualità della panchina, che sembra la dispensa di masterchef per bontà degli ingredienti. Allegri diventa chef e sceglie bene come cucinarsi il Milan, come accendere la squadra che piano piano, pur rischiando e cavandosela anche fortunatamente, si riprende il terreno perso e con le fasce che cambiano faccia schianta le resistenze rossonere.
Dovendo sostituire 2 dei 3 di centrocampo probabilmente nessuno avrebbe tenuto in campo Khedira; Max lo fa e il tedesco diventa il protagonista del finale che cancella i primi 80 minuti anonimi; non a caso è lui l’allenatore.
Anche questa a suo modo è classe, e per noi comuni mortali che ogni tanto proviamo a criticarlo, questa è la serata giusta per sentirsi un po’ dei coglionazzi.