PAGELLIBUS / Juve-Genoa 4-0: Un girone di distanza

di Willy Signori |

Neto sv
Un cartonato al suo posto non avrebbe sfigurato. In alcuni momenti credere alla sua presenza in campo è un atto di fede.

Barzagli 6
Vittima della supercazzola del mister, torna al ruolo di terzino dopo la complicata gara col Milan (quella del recupero che per buon senso non si doveva allungare, ma in altre situazione è bene allungarlo per buon senso…)
Per fortuna sua e nostra Palladino non è Deulofeu

Bonucci 7
In una delle sue licenze nella metà campo rossoblu si concede il lusso di un gol bellissimo. Ciclicamente gli capita (mi ha ricordato uno Juve Lazio di 2 anni fa)
Ottima gara di controllo in cui annulla Simeone figlio, che all’andata fece a fette la difesa.

Benatia 6
Centrale a blindare la difesa, lascia a Bonucci la libertà di avventurarsi in attacco. Contiene gli attacchi genoani con la stessa fatica di un buttafuori alla discoteca per adolescenti il sabato pomeriggio.

Asamoah 6,5
Terzino ormai provetto gioca con la tranquillità anche grazie alla gara indirizzata quasi subito. Prende un palo. È vivo, lotta con noi e dopo quasi 3 anni è di nuovo un giocatore su cui poter contare.

Lichsteiner 6
Con negli occhi ancora le recenti uscite di Alves dalle sue parti, la partita di Stephan somiglia al risveglio di un lunedì mattina che interrompe un sogno bellissimo.
Licht è appunto come il lunedì: vorresti sempre averlo già superato, ma non puoi evitare di passarci, come la prigione del monopoli.

Marchisio 6,5
Buono l’inserimento per l’1-0 che gli sfugge solo per un gioco di lisci. In generale sta più basso di Pjanic (lo si nota più di una volta sulla linea dei difensori) e la manovra risulta più compassata.
In crescita netta, ed è la notizia migliore per l’andata di Monaco.

Khedira 6,5
La cosa più bella la fa quando chiede a pubblico e compagni la standing ovation per Mandzukic all’uscita. La squadra c’è e ognuno si sente parte del progetto (parola che riporta ai periodi nefasti di Blanc, ma senza accento sulla O stavolta, grazie a dio…)
Da highlight il tocco per il 2-0 di Dybala.
Consuma la giusta quantità di energia che serve, poi viene mandato a riposare, perché come tutte le opere d’arte dev’essere conservato al meglio in luogo fresco e asciutto.

Mandzukic 7
Un SUV col motore di un Boeing.
Ingaggia il solito duello di spallate coi genoani. Straordinario per applicazione, per ubiquità, stavolta anche per lucidità. E siccome è pur sempre un attaccante, si ricorda anche di fare gol.
La sua trasformazione a uomo di fascia, o ritorno alle origini come disse Allegri suscitando le ironie di molti (compresa la mia…) è la dimostrazione pratica che quando uno ha fame chimica di giocare, si sacrifica per la causa con tutte le forze che ha. E diventa, almeno per ora, insostituibile.

Dybala 7,5
Danza con le sue scarpette nere come fa un suonatore wurlitzer. Quando decide di partire sembra un cerbiatto “che esce di foresta”. Per fermarlo devi metterlo sotto. Gran gol, col sinistro che sembra baciato dalla grazia che si posa ogni tanto sugli umani per sporadici e brevi periodi in cui si ergono al rango di semidei. Ci basta che duri per un altro mese e mezzo, non chiediamo tanto.

Higuain 6,5
Gli manca solo il gol, ma non come la parola manca al cane.
Significa che tutto il resto lo fa alla perfezione (il tocco per il primo gol…) Ci colpisce sempre, anche a mesi di distanza, come uno col suo talento, disegnato come un egoista, sia disposto a mettersi a disposizione della squadra.
Rincon 6
Entra a partita decisa. Un girone fa ci fecero notare la sua capacità di fare a spallate con Khedira vincendo ogni duello (cos’è, rugby?).
Oggi gioca per noi e serve a far rifiatare i titolari, e a ricordarci la spesa fatta al supermercato dei giochi Preziosi.

Sturaro sv
Per sfregio contro gli ex compagni.

Mandragora sv
Un anno che è stato un’interminabile via crucis. Bello rivederlo in campo.

 

Allegri 7
Col mister c’è sempre da aggiornare il curriculum: come quello di ieri siamo a 33 “1 fisso” di fila. Non male.
Batte in scioltezza la squadra che aveva inflitto alla sua Juve la sconfitta più netta e umiliante di stagione.
Pescara-Barcellona-Genoa con la stessa determinazione e concentrazione, segno di un allenatore che ha in mano la situazione totalmente e di un gruppo che lo segue al 100%
Ormai c’è da scrivere un trattato sulla duttilità di questa squadra, che come la mano di Brega “po esse fero o po esse piuma”, e lo si capisce leggendo i giornali che la disegnano nella stessa partita con formazioni diverse.
Anche sulla rotazione degli esterni ci sarebbe da parlare: ieri sera scende in campo la strana coppia Mario/Stephan, più strana di Lemmon/Matthau, col solito Mandzukic, ormai pedina irrinunciabile ad arare la fascia avanti e indietro.
Per valenza, agli occhi di Allegri ormai MM17 è diventato fondamentale come Vidal lo era per Conte.
Mancano 8 punti allo scudetto 6 di fila, si vede il porto, ci sono solo un paio di onde più alte da superare, poi il sogno Europa che sempre sogno deve restare, mai ossessione. Poi, felice consuetudine di questi splendidi anni (quanto belli lo capiremo solo una volta passati) potremo iniziare a festeggiare, con Allegri al comando del corteo.