Ottavi in Champions e in A. Ne vinciamo due di fila ora?

di Sandro Scarpa |

Ottavi. Agli ottavi di Champions e ottavi in A.

La Juve è agli OTTAVI di Champions in un girone scadente, con due trasferte solide e due gare interne tra le più frustranti del decennio: malmenati dal Barcellona e impotenti per 92 minuti col Ferencvaros.

La Juve è OTTAVA IN A, sul campo (quello a noi caro), con una gara in meno. Poi, col (sacrosanto) 3-0 a tavolino è quarta a -4 dal Milan, imbattuta ma zavorrata dai pareggini. Ecco la classifica senza i tavolini di Roma, Napoli e Juve: Milan 20, Sassuolo-Roma 18, Inter-Napoli* 15, Atalanta-Lazio 14, Juventus* 13. Napoli e Juve una in meno.

Peraltro, nelle 7 gare fin qui la Juve ha affrontato due neo-promosse –Crotone, Spezia– e tre rivali modeste in casa –Samp, Verona, Cagliari-. Calendario easy e due trasferte romane contro una Roma sprecona e una Lazio spuntata. Infine il dato inverosimile: la JUVE NON VINCE IN A DUE GARE DI FILA DA 16 TURNI. Score disastroso mettendo in fila le ultime 9 di Sarri (tra logorio e matematica) e le prime 7 di Pirlo, tra attenuanti e sfortuna.

Ottavi in CL raggiunti contro il nulla (il peggior Barca di Liga degli ultimi 15 anni ha travolto Ferencvaros e Dynamo) e ottavi in A -con l’asterisco ASL- contro il (quasi) nulla.

E’ chiaro che Pirlo ha allenato 30 giorni su 80. Ci sono state più gare, viaggi e infinite pause nazionali che allenamenti e ora siamo all’inizio di un ciclo di altre 8 gare in 24 giorni, senza allenamenti se non quelli di recupero e stretta preparazione alla gara. Eppure, la Juventus è in passivo nel bilancio, nei punti e nelle prestazioni.

Non conta essere primi nei legni, nei gol annullati dal VAR, nei rossi e nei rigori contro. Non contano le positività di Cristiano o McKennie o gli infortuni di Chiellini, Bonucci, Ramsey e de Ligt o le condizioni di Dybala, Arthur e Bentancur. Tutte le altre attraversano una identica stagione surreale: l’Inter ha avuto 10 positivi, Roma e Lazio altrettante assenze, il Napoli è “vittima” della sua stessa società, il Milan è di nuovo senza Ibra (e Leao) e il Sassuolo ha vinto a Napoli senza i suoi 3 uomini migliori.

Siamo ottavi. Punto.

Dobbiamo risalire, dritti come un fuso, rapidi come un turacciolo che torna a galla, convinti e convincenti, come si addice alla favorita -checché ne dica la Gazzetta- e ad una squadra di vertice europeo che, anche in pieno Covid-19 e con formule creative, ha portato in pancia valori come Arthur (70), Morata (55 milioni, nel caso), Chiesa (60) e Kulusevski (35). Non siamo “outsider”, non siamo la pinna dello squalo che emerge, siamo la Juve che deve ritornare Juve, mettere la freccia e salutare, chiudendo la solita ricreazione di una “A divertente e combattuta”, per iniziare a divertirci da SOLI.

Negli ultimi 2 anni il range delle aspettative sulla Juve si è allargato, in alto e in basso. Con Conte sapevi cosa attenderti, nel bene e nel male, con Allegri eravamo una monotona macchina vincente i cui alti e bassi sorprendenti erano confinati in Europa. Con Sarri, anche se i numeri italiani sono stati notevoli, l’oscillazione delle prestazioni ha iniziato a divaricarsi: non sapevi mai se avresti visto apoteosi di Sarrismo come contro l’Inter di Conte o abissi di Sarritudine, incartati e infilzati da Verona, Napoli e Lione.

Con Pirlo l’oscillometro è impazzito. Perché dopo il salto nella penombra fatto con sarri, Andrea è il salto nel totale buio/luce. Dall’entusiasmo di aspettarsi una Juve fresca, giovane, sana, audace e nuova, con gli effetti speciali dei Frabotta, della difesa a 2,3,4 asimmetrica e del potenziale infinito di Kulusevski, il ritorno di un Morata bello di notte, si può passare, con vertigine pazzesca, ad una squadra che impazzisce dietro a Messias e Isael o si fa beffare da Favilli e Pobega però magari schiaccia l’avversario anche in inferiorità numerica.

La Juve di Pirlo è una altalena di “vedrai, con tutti in forma” e “scommessa delittuosa”, un dondolo di “senza pali, rossi e centrimetri saremmo già primi” e giù fino a “Umiliati da Pedri e Uzuni”. La combinazione letale tra “Mister Esordiente + Stagione Compressa” esalta tutte le vedove passate, contiane, allegriane, sarriane, marottiane, e fomenta al contrario gli haters di tutto ciò che c’era prima e già discepoli di Pirlo. Miscela esplosiva con aspettative, lotte e fazioni nei confronti di giocatori che passano in una sola mezza estate da MVP di A a Bidone nocivo, da Pilastro del Centrocampo a Bidone immaturo o, al contrario, da Bidoni nocivo a Pilastri della Difesa del Centrocampo. A voi i nomi…

La normalizzazione di questo oscillometro impazzito necessita risultati e balsamo delle vittorie consolanti, prima ancora che prestazioni soddisfacenti. Ce l’hanno mostrato le ultime gare: 10 secondi ignobili sul gol di Caicedo hanno cambiato una prestazione solida in un pareggino bolso e rinunciatario, al contrario i tre tocchi Danilo-Cuadrado-Morata hanno rivoltato una gara ignobile in una vittoria solida. Perfetta (a)simmetria.

Ci sono 8 gare da qui alla mini-sosta. Il Barca e altre 7 da vincere. Col Barca non bisogna vincere ma sfoderare una prestazione convincente che compensi l’umiliazione dell’andata, con le altre non bisogna essere scintillanti ma semplicemente efficaci. Si comincia col Benevento, la cui definizione di rivale ostica fa ridere a crepapelle la nostra storia recente di dominatori italici eppure è congrua con gli impacci contro Crotone, Verona e Ferencvaros (per tacere del primo tempo con lo Spezia).

Smetterla di regalare decine di minuti ai rivali -da Pirla di Pirlo- e cominciare a far sembrare davvero Pippe quelle di Pippo.


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