Agli ottavi con il Campione e un dodicesimo prezioso

di Nevio Capella |

Ad inizio novembre siamo qualificati agli ottavi di finale, con buone chance di farlo da primi classificati.
E’ la prima volta da quando è iniziato questo meraviglioso ciclo di scudetti e vittorie e non accadeva dalla stagione 2008-2009, nella prima apparizione in Champions League in epoca post “calciopoli”.

Forse non è il miglior girone disputato delle ultime stagioni ma, per uno strano paradosso, era destino che, nell’anno della rivoluzione e della ricerca del gusto estetico, arrivassero prima i fatti e i risultati che lo spettacolo.

Ad eccezione della gara interna con il Bayer Leverkusen, gestita come da programma, la Juventus ha sempre fatto fatica ad entrare nella partita e quasi sempre, anche a fronte del risultato positivo, ha lasciato più di un dubbio.

A Mosca la gara si era incanalata benissimo grazie all’aiuto del portiere rivale che per una volta ha svestito i panni del supereroe Marvel, ma poi la squadra ha avuto un attacco di narcolessia e ci è parso di vedere in campo dieci Khedira, con buona pace di Sami che ha fatto l’unica cosa bella del primo tempo con un’imbeccata per il Pipita disinnescata da Guilherme.

Come accaduto 15 giorni fa a Torino è servito il guizzo di uno dei nostri campioni per rimettere le cose in ordine: stavolta è Douglas Costa che nei 20′ fino al gol si è diviso tra la classica specialità della partenza da esterno per accentrarsi (poi risultata decisiva) e una navigazione a fari spenti abbastanza problematica nella zona di trequarti, ruolo che Sarri non ha ancora individuato, dopo le prove fatte con Ramsey, Bernardeschi, Dybala e perfino Bentancur, senza un vero provino convincente.

Il ritorno della freccia brasiliana è il più grande nodo per il mister toscano: il modulo perfetto per Dougie è il 433 e, stante la titolarità indiscussa di Ronaldo, a pagare potrebbe essere un Dybala che  ha dato ripetuti e incoraggianti segnali di ripresa col il 4312

Discorso simile per Ramsey, non al 100% della forma, e sul quale aleggia il dubbio sull’eventuale posizione come interno, ruolo in cui guadagnano posizioni Rabiot e Bentancur con Matuidi meno titolare, mentre Emre Can resta abbastanza ai margini.

La gara contro l’Atletico, battuto a Leverkusen, non avrà l’ansia da risultato, pur dovendo “ufficializzare” il primo posto, e si aprono tre mesi da dedicare al campionato con l’intermezzo della Supercoppa.

I primi tre mesi di Sarri ricordano in parte l’approccio del primo Allegri, bravo a non imporre stravolgimenti, magari disattendendo qualche aspettativa specifica. I risultati sono addirittura migliori e cancellano i dubbi sull’impatto che Sarri avrbbe potuto avere nel mondo Juve.

Giocatore in più anche quel famoso dodicesimo uomo, Kulovic, che ha dato a volte un contributo prezioso. Testa al Milan e poi le solite preghiere per la sosta nazionali e un occhio che inizia a curiosare negli altri gironi sulle possibili seconde classificate.