L’ossessione è nei gesti, nelle parole e nei calci piazzati

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Ossessione è la parola che ci fa più male ed arrivato il momento di sbarazzarcene.

per fare ciò mi servirò dei sintomi che denotano le cadute di Chiellini e Bonucci: la prima è quella di Chiellini che per fortuna ha annullato il gol di Morata. Per molti quel fallo di Chiellini è sembrato esagerato. Senza entrare nel merito, e anche se lo si volesse ritenere tale, possiamo dire che Chiellini ha usato il mestiere e lo ha usato bene.

Diversa è invece la caduta e la “messa in scena” di Bonucci che è stata fatta nel momento sbagliat, nel modo sbagliato e con l’uomo sbagliato (quello che poi ha fatto gol) ed è apparsa a tutti una furbata.

Al di là del valore del fallo o della simulazione in sé, c’è da fare una considerazione sulle motivazioni che portano il calciatore Bonucci a fare questa scelta. Perché il gesto di Bonucci mette in rilievo uno stato mentale e psicologico molto preciso: una sensazione di vulnerabilità. Ricorrere a quel gesto è palesemente un sintomo che i giocatori sui calci piazzati non si sentivano sicuri. Nel calcio moderno dire che quando si prendono i gol da calcio piazzato o gioco inattivo sono goal episodici è superficiale e anacronistico. Essi sono da ritenersi equivalenti perché è proprio in quelle fasi del gioco che interviene il fattore psicologico e di concentrazione. Possiamo dire che mentre il gol su azione scaturisce da una coincidenza tra pensiero e azione, come un soldato che va in battaglia e non deve pensare a come puntare e sparare, bensì agire di istinto in base all’addestramento che ha fatto, quella su palla inattiva ha una caratterizzazione diversa dove subentra il fattore pianificazione e concentrazione da ambo le parti. Si veda lo sguardo dei giocatori e i tempi di esecuzione. In una battaglia potremmo pensare all’azione del cecchino.

Ma cosa è la concentrazione se non il ripercorrere il più rapidamente possibile le azioni e i compiti da tenere nella data situazione? In tali circostanze è importante avere ben chiaro quello che si deve fare, e se nella fase di concentrazione il giocatore percepisce che manca qualche elemento va in confusione e subentra il problema psicologico (di nuovo) della vulnerabilità.

Di chi la responsabilità? Dell’allenatore che non ha preparato e dato ai giocatori i dati sufficienti per affrontare la situazione o allo stato mentale personale del calciatore stesso? Io vi invito a pensare al secondo tempo della finale di Cardiff. Anche lì si gestì con il cuore in gola il primo tempo e nel secondo tempo non si seppe mantenere la concentrazione. E’ come se nelle partite che temiamo di più ci rimanesse dentro la paura di perdere (o vincere, che è la stessa cosa) che non abbiamo saputo gestire.

Per darci una spiegazione dobbiamo ritornare alla parola “Ossessione” e concludere che se si continua a usare questa parola o simili si finisce per innestare nella mente dei nostri giocatori un atteggiamento psicologico che acclaratamente non giova.

di Dominick Tambasco