L’ombra di Sami Khedira sulla Juve

di Alex Campanelli |

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Che il centrocampo della Juve sia il reparto meno attrezzato dei tre è un dato di fatto, più che un giudizio, posto che con centrocampo in questo caso intendiamo solamente i giocatori che stanno giostrando nei 2+1 schierati da Pirlo al centro, escludendo dunque tutti gli esterni. Con l’addio dei due titolari con più esperienza, Pjanic e Matuidi, alla mediana della Juventus manca soprattutto un leader, qualcuno che sappia prendere in mano le operazioni e alzare o abbassare il ritmo a comando, guidare i compagni e comprendere quando è il momento di alzarsi in pressione e quando aspettare gli avversari. Nel corso della stagione, un’ombra si è progressivamente stagliata sui centrocampisti della Juve, un pensiero insinuatosi nelle menti di molti tifosi e diventato via via un’idea concreta: al centrocampo della Juventus manca Sami Khedira.

Le caratteristiche del tedesco, a quanto si dice, completerebbero il reparto integrando le lacune degli altri giocatori in rosa. Khedira porterebbe in dote i tanto invocati inserimenti, punto debole della Juve come e più dell’anno scorso (ricordate il fastidioso mantra “serve un centrocampista che segna”?), che in questo primo scorcio di stagione abbiamo visto compiere solo dall’altalenante Ramsey e, più di recente, da McKennie con buoni risultati. Il tedesco porterebbe con sé anche fisicità, la quale ha in Rabiot al momento il maggior esponente, capacità di leggere le traiettorie e, ovviamente, la sua immensa esperienza internazionale.

Contro Spezia e Ferencvaros è stato Arthur a prendere in mano le operazioni, gestendo magistralmente il possesso, ma l’idea che sia un calciatore troppo “leggero” e “da Liga” (?) per il nostro campionato serpeggia ormai tra molti tifosi, mentre il Bentancur che lo scorso anno ha soppiantato un Pjanic in ombra, e si è distinto come il migliore del reparto per distacco, ora sta faticando a carburare, mentre la schiera dei suoi detrattori diventa ogni giorno più numerosa. E allora chi, meglio di Khedira, può prendere per mano ragazzi promettenti ma ancora acerbi?

C’è ovviamente un gigantesco equivoco in tutto questo, alimentato dall’insoddisfazione dei più per il centrocampo attuale e dalla tendenza del tifoso medio a manipolare i propri ricordi a piacimento, per piegare la realtà a proprio uso e consumo.

Sami Khedira non scende in campo dal 12 giugno, 28 minuti da titolare in Coppa Italia contro il Milan, la sua ultima presenza da titolare è datata 23 novembre 2019, in Atalanta – Juve 1-3, con la Juventus sotto 1-0 che ha cambiato marcia al 70′ dopo la sua uscita segnando 3 gol. Nelle 18 partite disputate sotto la gestione Sarri, il quale ne aveva elogiato a più riprese le qualità, ha messo a tabellino 0 gol e 1 assist in 978 minuti.

Il centrocampista abile in entrambe le fasi, puntuale negli inserimenti, preciso nelle coperture e sempre al posto giusto al momento giusto, non esiste più, schiacciato dagli infortuni e da una condizione fisica precaria che l’ha reso totalmente impresentabile ad alti livelli; non dalla scorsa stagione, ma almeno dalla precedente, nelle quali era impossibile non constatare come Khedira in campo non riuscisse più a contrastare, a correre all’indietro, a dare copertura e in generale contribuire al gioco della squadra. I 9 gol della stagione 2017/18 sono solo l’enorme specchietto per le allodole di un calciatore che già ai tempi era diventato complicato da sostenere per l’impianto bianconero (qui va elogiato il superlavoro di Matuidi e Pjanic nel sopperire alle sue mancanze), escluso dal progetto da Pirlo non per antipatia o per motivi contrattuali, ma perché effettivamente non più all’altezza della Juventus.

Sami Khedira è stato un grandissimo centrocampista, uno dei migliori della sua generazione, e ha dato veramente tanto alla causa bianconera, ma ora è semplicemente terminato il suo ciclo alla Juve: non volerlo riconoscere, invocarne l’impiego da titolare o ritenerlo meglio degli altri centrocampisti in rosa significa, come già detto, cercare di manipolare la realtà a proprio piacimento.