Ogni anno si riparte da zero

di Juventibus |

di Alexander Supertramp

Ogni anno si riparte da zero, ogni anno si devono ricreare le giuste motivazioni, i giusti stimoli e soprattutto una giusta identità di gruppo, quel pensiero metafisico e astratto che unisce e permea 24 e più persone sicuramente molto diverse tra loro, verso un unico obiettivo.

In questi sei anni la Juventus è sempre riuscita a ripartire con grande fame e volontà, nonostante ogni volta abbia cambiato molti uomini, filosofie tattiche ed allenatori. Questa squadra, questo gruppo basico ha fatto di questa capacità, la sua vera e costante grande arma vincente. Perché lo sappiamo, vincere è sempre difficile, ma rivincere lo è ancora di più.

Tante volte in questi sei anni ci hanno detto, “siete al capolinea, il ciclo è finito”… ma finora questa squadra ha sempre saputo ritrovare il giusto spirito, e ne sono certo lo farà, se non lo ha già fatto, anche quest’anno.

Se nei primi tre anni (inizio era Conte) le motivazioni usate sono state assorbite sempre dallo stesso calderone, vista la grande fame dovuta agli anni precedenti, il primo vero grande step è stato nel 2014-15. Lì probabilmente il ciclo emozionale di quel gruppo era agli sgoccioli, l’era Conte, la fame e la spinta mentale di molti in rosa si erano in parte esaurite, e il grande motore motivazionale di quella stagione fu senza dubbio, il suo traumatico addio.

L’approdo di Allegri, con tutti i dubbi e perplessità che si portava dietro, non fece altro che potenziarne l’effetto. Spinta che portò oltre che alla completa riconferma in Italia, (Scudetto e Coppa) anche ad una clamorosa finale di Champions. Nella stagione successiva si era di nuovo al punto di partenza. La squadra era rinnovata in tanti interpreti, ed aveva perso baluardi quali Tevez, Vidal e Pirlo. Per risvegliare l’animo profondo della nostra squadra dopo Berlino, servì una partenza oltremodo orribile, a tal punto da innescare una grande capacità reattiva che si concluse con una delle più grandi imprese compiute nella storia di A. Quelle 25 vittorie in 26 gare, da Sassuolo in poi, restano una pagine più irripetibili nella storia della Serie A.

La stagione successiva, ossia la 2016-17 è l’unica che fa eccezione probabilmente. La squadra aveva una tale superiorità tecnica che quasi mai ha dovuto tirar fuori un surplus emozionale, si è andati avanti con una sorta di pilota automatico dall’inizio alla fine, per quanto riguarda il campionato.

Ora, tutto si è di nuovo azzerato, equilibri interni ed esterni ogni anno si modificano, ed è sempre difficile valutarne lo spostamento. Per molti la squadra di quest’anno è molto più forte della precedente, per altri l’esatto contrario, senza dimenticare naturalmente il processo di crescita delle avversarie.

Guardando tutti i fattori, il gap a parer mio al momento si è leggermente affievolito. La squadra ha una superiore e variabile capacità offensiva, ma ha perso alcune certezze nelle retrovie. L’assenza di Bonucci si fa sentire, non nelle capacità difensive, ma in quelle di personalità, di uscita da dietro e di qualità del palleggio e di penetrazione sicuramente si. Bonucci è uno dei centrali più forti al mondo se inserito in un contesto ed in un reparto a lui funzionale. E’ la squadra a determinare il giocatore.

Senza dubbio al momento alla Juventus manca ancora quella sua capacità di uscita, i nuovi devono ancora far percepire il loro reale possibile apporto ma questa squadra è ancora in gran parte inespressa, Max Allegri impiega sempre un po’ a trovare i giusti assetti, ma soprattutto manca ancora al gruppo un nuovo motore emotivo, compensato fino ad adesso da un Super Dybala.

Anche un piccolo passo falso come Bergamo contribuisce ad accelerare il processo di crescita mentale. Se riusciremo ad inserire bene e funzionalmente tutto il valore tecnico dei nuovi, se troveremo un sicuro interprete di livello come terzino destro (speriamo Howedes) la rosa ha ampissimi margini di crescita, e potrebbe davvero rivelarsi, come molti sostengono, la più forte dell’era Andrea Agnelli.

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