Allegri ha una grande occasione: mini-ciclo con il 4-3-1-2

di Luca Momblano |

Come catturare un momento particolare della stagione e svoltarlo a proprio favore. Nell’interesse personale e della squadra allo stesso istante. Allegri può farlo perché i mali sono mali e vengono per nuocere, non fosse che il calcio offre sempre una chance alternativa, una scappatoia risolutiva per la stretta attualità ed educativa per il futuro prossimo. La Juve ha un mini-ciclo significativo davanti a sé. Ed è ancora dentro l’anno solare 2016.

 

Si giocherà sempre in undici contro undici. La profondità della rosa a disposizione di Allegri scaccia però tautologicamente ogni genere di alibi: con gli eventi nefasti non si è (ancora) oltre ogni più irragionevole previsione. L’emergenza, invece, è la terza parola all’ordine del giorno nel vocabolario di chi punta a vincer tutto. Il monte partite previsto e prevedibile va di pari passo a un monte infortuni (da giustificata imprecazione) largamente protetto dalle scelte operate in sede di costruzione rosa: sovraccarico di centrali difensivi, assortimento delle coppie di esterni, variabili extra come Cuadrado e Asamoah, mucchio selvaggio di centrocampisti nonostante il mancato arrivo di uno tra Matuidi e Witsel, neanche si somigliassero, dopo la cotta per André Gomes.

Se Allegri è scaltro come è scaltro, coglierà l’occasione già contro l’Atalanta. Perché degli indisponibili ci si ricorda tutto, anche data e luogo di nascita, quando vince il rimpianto. Nel calcio però serve sempre essere proiettati in avanti: quindi catturare, fissare, sedimentare. Poi ripartire. E continuare a costruire una crescita costante, necessaria, di qui a giugno.

Allegri ha una enorme occasione. Tecnica e tattica. Può e deve sfruttarla anche se i risultati vengono prima del pensiero strutturale. Dicembre deve spaventare il giusto: ci saranno la rivelazione della stagione, poi il derby a chi ci crede di più, la Roma che cerca per l’ennesima volta la grande impresa. Infine la prima assegnazione di un titolo 16/17. Questa occasione Allegri ce l’ha davanti agli occhi, sul palmo di una mano che non può non prudere. Gli accadde anche (con più certezze e meno punti interrogativi a cui rispondere) anche nel mezzo delle due stagioni precedenti, soprattutto la prima, quella della Yellow Brick Road To Berlin. Ovvero vincere (o quasi) battaglie ben più impegnative attraverso la logica e i reduci. Quel che farebbe Napoleone al suo apice: rinunciare alla difesa a tre in assenza di chi l’ha resa una fortezza, inimitabile per assortimento e affiatamento; mettere al centro del confronto chi non può starne ai margini.

 

Il conto è presto fatto, i nomi sono quelli. Le variabili dovranno continuare ad agire sopra una costante, che ovviamente è l’assetto in assenza delle “certezze” del 3-5-2, volendo ancora spendibile, ma che oggi come oggi è un vestito tirato al punto che ogni piccola mossa può corrispondere a una scucitura se non a uno strappo.

 

Questa Juve, per migliorarsi e sublimarsi, ha bisogno di stare comoda. Come dentro una tuta. 4-3-1-2 senza forzature. Che veniva per di più raccontato come il modulo “di Allegri”.

  • Lichtsteiner dove può ancora dare qualcosa di solido, nel ruolo storico con 40 metri di campo e non 70, con appigli ai lati e davanti.
  • Due centrali su tre che ruotano, tutti diversi e compatibili (Benatia, Chiellini e Rugani); la riabilitazione sensata di Evra come quarto basso se e quando Alex Sandro va in debito di ossigeno.
  • Vertici alto-basso del rombo di centrocampo, unica dorsale (oggi) dal potenziale assoluto per arrivare bene e in fretta a Higuain muovendo più velocemente il pallone nell’altra metà campo: Marchisio-Pjanic, non si scappa. A loro il compito di cercarsi e possibilmente trovarsi.
  • Mezzo destro Khedira, ma mezzo destro e non cavallo d’assalto, dentro il campo per alleggerire Marchisio, senza rincorse che non sono il suo mestiere.
  • Mezzo sinistro ampia scelta dal campionario, in attesa del mercato di gennaio (Sturaro il preferito di chi scrive, in questo contesto in cui serve protezione al trequartista un qualche vagito di dinamismo).

 

In attacco non c’è nulla a questo punto che vada spiegato. Con un Dybala di rientro e qualche lezione di temeraria applicazione si tornerà alla natura primaria delle cose. Ci guadagnano tutti, immaginando una contagiosa reazione a catena. Tutti eccetto uno, Cuadrado. Il colombiano però sarà sempre una risorsa a parte,  un surplus da maneggiare con carezze e cura, visto che questa squadra non è stata pensata nè strutturata per canonici 4-4-2 o 4-3-3. Lui è diverso, ha caratteristiche da atipico e va digerito come tale. Delle tante modifiche di ruolo intraviste dal primo minuto (che hanno anche incluso Cuadrado), non una davvero convincente. Catturiamo anche questo suggerimento del campo e andiamo. Al 2017 ci penseremo a tempo debito. Così come ai giudizi sul mercato di correzione. Mai ultima parola fu più pertinente.