Obiezione di coscienza per il 12 marzo

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Si avvicina la data del match di ritorno con l’Atletico e francamente non so più a che santo affidarmi. Il primo pensiero sarebbe quello di chiedere aiuto a San Massimiliano di Tebessa, martire cristiano che si ricorda proprio il 12 marzo. Nel frattempo l’omologo allenatore dei bianconeri ha chiuso i profili social, quasi per anticipare quello che potrebbe succedere per colpa dei soliti idioti in rete? Anche la società si premura di far sapere che si, sarebbe meglio passare, ma in caso contrario non ci sarà bisogno di portare i libri in tribunale. Insomma state tranquilli… Ah beh.

Io non ce la faccio più. Mi vedo gli spagnoli cominciare a perdere tempo già al momento del sorteggio palla o campo. Immagino il cronometro che scorre impietoso, e poi Simeone e le sue “esternazioni”. No, non ce la posso fare. Ho deciso: vado al cinema. Tanto al campo non potrò andare e dunque non avrei modo di sostenere i ragazzi. Sia ben chiaro, io non condanno nessuno, Non faccio processi al coach o a quel giocatore, Anzi quando vedo Mattia o Daniele, ritenuti da molti come inadeguati, l’incoraggio sempre. Mi esalto quando fanno qualcosa di buono. E non dimentico tutto quello che abbiamo vinto. Non sputo addosso alla Juventus. Alcuni amici, quando rispondo sulle varie chat, mi dicono che i miei testi sembrano dei comunicati della società. Pensano di prendermi in giro, ma per me è un grosso complimento. Però il 12 vado al cinema. Una bella multisala dove entri molto prima e ti spupazzi tonnellate di pubblicità e anteprime di altre pellicole. Devo solo scegliere il titolo. Direi qualcosa di non sportivo. Esistessero ancora i cinema d’essai potrei virare su una retrospettiva del cinema francese, ma badate bene, non mi riferisco a registi come Zidane o Deshamps.

E poi San Massimiliano è il santo patrono degli obiettori di coscienza. Abbasso le armi. Mi nascondo. Il 12 farò finta di nulla, come faceva Gianni Agnelli quando le cose non andavano bene. Che poi l’Avvocato era nato proprio il 12 marzo, che combinazione. Lui in questi casi faceva un giretto al ritiro, ma non incontrava i giocatori e l’allenatore. Arrivava, conversava amabilmente per dieci minuti con il magazziniere o il giardiniere e poi girava i tacchi e se ne andava. Senza parlare con nessun altro. Come a dire, signori, qui le chiacchiere non servono. Ci vogliono i fatti. E quindi il sottoscritto che non intende assolutamente compararsi con l’Avvocato, ma semplicemente imitarlo, come quelli che indossavano l’orologio sopra il polsino della camicia, aspetta i risultati. Punto. Che poi, se andasse bene, porco giuda mi tocca fare l’abbonamento al cinema. Sono certo che negli eventuali turni successivi qualche fratello bianconero mi farebbe accompagnare in sala dai carabinieri.

di Rodolfo Lollini