Il nuovo modulo della Juve: controindicazioni e problemi principali

di Mattia Demitri |

Juventus – Milan, rivincita della Supercoppa persa a Doha, ci consegna il secondo successo di fila dopo lo stop clamoroso di Firenze. Gara entusiasmante con qualche preoccupazione finale che ci ha fornito preziose informazioni sugli sviluppi tattici in seno alla squadra.
Primo tempo arrembante chiuso con un doppio vantaggio, non differente da quanto visto contro la Lazio.
È il secondo tempo nel complesso poco convincente ad evidenziare particolari interessanti, quelli che potrebbero essere i primi punti di debolezza dell’inedito 4-4-2 bianconero.
La seconda frazione di partita prosegue senza cambi, e senza modifiche nell’atteggiamento tattico in campo. Come nel primo tempo la Juve mantiene un baricentro mediamente basso, non aggredisce il Milan accorciando, si difende ordinata e compatta opponendo un rapido contrattacco.
Al 53′ i rossoneri accorciano le distanze con un gran gol di Bacca su una pericolosa seconda palla in area.
Contestualmente Allegri incita la squadra a proseguire, a non provare a gestire mettendosi paura, continuando a fare il proprio gioco. In effetti il Milan non si era reso pericoloso fino a quel momento, mentre i 2 gol incassati da Donnarumma sono stati pochi in rapporto alle numerose occasioni create.
Al 54′ dopo nemmeno un minuto Locatelli viene espulso per doppia ammonizione in seguito a un intervento duro su Dybala.
La Juve ora sembra poter dilagare, la superiorità numerica e il Milan proteso alla ricerca del pareggio sono il contesto perfetto per la strategia speculativa dei bianconeri.
67′, primo cambio per Allegri, esce Dybala, bersagliato in una partita molto rude, entra Alex Sandro. Questo è il turning point della gara.
A venti minuti dalla fine, nonostante un contesto più che favorevole la Juve inizia a soffrire di colpo, il suo meccanismo di contrattacco sembra inceppato, le azioni efficaci diminuiscono.
La gara da questo momento diventa instabile, la squadra di Montella acquista metri e coraggio nonostante l’handicap numerico, ogni pallone perso a centrocampo dalla Juventus rappresenta un’occasione per alzare la pressione. Il triplice fischio sopraggiunge con la Juve in affanno più del lecito, emblematiche le azioni palla al piede di Higuain e Bonucci esclusivamente per allentare la morsa milanista e far respirare la squadra.

Quel cambio, Sandro per Dybala, mantenendo lo schema, con Mandzukic spostato al centro, ha rivelato forse qualche controindicazione nel nuovo sistema di gioco.
Rispetto al 4-3-1-2 o al 3-5-2 ai quali si era abituata la squadra negli ultimi anni, questo nuovo schieramento ha un uomo in meno dietro, il che rende la fase di impostazione più frenetica e più difficile la circolazione locale. Considerando anche le già note difficoltà della squadra in palleggio, il possesso conservativo, uno degli strumenti più spesso impiegati dalla Juve di Allegri per addormentare le partite, diventa così impraticabile.

Lo spartito diverso che abbiamo visto contro Lazio e Milan è perciò obbligato dallo schema, la squadra si mette in gioco e oppone come deterrente il contrattacco per tutti e 90 i minuti al posto di gestire l’inerzia della gara facendo correre gli avversari.
Quando come abbiamo visto oggi il contropiede si inceppa, la minaccia non è più effettiva e non fa più desistere gli avversari dall’attaccare in massa.
In questo caso emerge la seconda problematica: portarsi il nemico in casa è pericoloso. Con fasi difensive prolungate e un baricentro basso la probabilità che si creino situazioni da gol casuali o frutto di errori cresce, inoltre la squadra che ora ha un bilanciamento più equilibrato e meno difensivo, è meno adatta che in passato a resistere ad assedi finali con successo.

In sintesi il nuovo 4-4-2 sembra essere vincolato a una determinata interpretazione, diversa dal solito, in cui non esistono le pause, il gestire, dipende tutto dalla capacità di tenere sotto scacco l’avversario.