Il nuovo giudizio VAR visto dall’Allianz Stadium

di Gianluca Cherubini |

var stadium

Tornato da Torino dopo l’esordio della Juventus tra le mura amiche, posso dire di essere stato uno dei primi 37.000 ad aver assistito dagli spalti all’impiego della nuova tecnologia a disposizione del direttore di gara. È il 37° minuto del primo tempo, quando avviene il contatto in area tra il Cagliaritano Duje Cop e Alex Sandro. Maresca di Napoli, a primo acchito, fa proseguire l’azione che si risolve con un grandissimo intervento di Chiellini su un piazzato a botta sicura di Fàrias. Il direttore di gara indica la bandierina del calcio d’angolo, ma l’impressione del tifo Juventino e di tutti gli addetti ai lavori è fin da subito chiara. “Ecco la Var”, afferma subito un giornalista al mio fianco. Io, che non avevo sinceramente ancora visto all’opera il nuovo sistema di assistenza, mi concentro sulla mimica dell’arbitro. Prima un rapido consulto in cuffia con il VAR e l’AVAR poi, l’improvviso gesto di Maresca (il rettangolo disegnato dai suoi indici) produce un effetto ammutolente su tutte e quattro le tribune dell’Allianz Stadium, che comprende che quello sarà il primo caso revisionabile del campionato. Tra lo sconforto e, vi ammetto, anche un amaro sorriso generale, Maresca si avvicina allo schermo predisposto ( che ho scoperto chiamarsi “Referee Review Area” ) alla trasmissione del replay. Dopo una rapida valutazione dell’accaduto, il direttore di gara torna verso l’area di rigore ed indica il dischetto. Il tutto per una durata di oltre un minuto e mezzo.

Questa la narrazione concreta dei fatti, dal quale, però, se ne distacca una piuttosto astratta ed interiore. Infatti la mia impressione -e che immagino di uno spettatore medio- è stata quella di una mancanza di chiarezza nel momento effettivo del prosieguo dell’azione. Maresca, a pochissimi metri dall’azione, indica immediatamente il calcio d’angolo, sintomo di una certezza decisionale apparentemente granitica. Per tale motivo, dunque, è parso fin da subito evidente che a informare il direttore di gara siano stati i due assistenti nella “Video Operation Room”. Ciò, automaticamente, mi ha destato subito più di un dubbio.

Il primo riguardo la tempistica oltre il quale la decisione possa essere cambiata. Per quanto il gioco potrebbe rimanere fermo? Come verranno gestiti i minuti persi?

Il secondo concerne la “gestione” della gara nell’arco dei novanta minuti. Chi può affermare, ad esempio, che un calcio di punizione che produce una rete possa essere figlio di una punizione assegnata dal direttore di gara? E quindi quanto e in che modo possiamo affermare che il VAR decida l’effettivo esito di un incontro?

Dallo stadio, senza che ve lo stia neanche a spiegare, il tutto viene amplificato da una mancata comprensione percettiva fattiva e temporale. Senza parlare del deprecabile tentativo di non snaturare il gioco, riuscito a metà, sia per la lunga attesa per la decisione, che per l’effetto di arrugginimento dell’ingranaggio di gioco. Roba che ho pensato di andare al bar e ordinare una media ghiacciata. Pensate addirittura il VAR in un big match, con ogni episodio in area contestato da ambo le squadre, sgomento di chiunque si aspetti un calcio spettacolare, prodotto da dinamiche di gioco repentinamente successive. Il biglietto pagato per rimanere sempre fermi ad aspettare. Come se ogni cinque minuti di film ci fosse la Marcuzzi a parlarvi di Bifidus Actiregularis. E la cosa ancor più divertente riguarda anche l’enorme contraddizione al precedente vademecum indicato ai fischietti dall’IFAB. Si pensi, infatti, a quelle che erano state le indicazioni di tutto l’organismo “international football” agli organici arbitrali, ovvero quello di fischiare sempre meno nell’arco dei novanta minuti.

Del resto la volevano, la volevamo, come immagine di un calcio pulito che non produca nessuna polemica.Io mi riservo più di una perplessità. Soprattutto per chi ama vedere le partite non solo sul proprio comodissimo divano.