Una nuova prospettiva su Moise Kean

di Luca Momblano |

kean juventus

Le cose succedono, gli eventi si modificano, gli incastri non si prevedono sempre fino all’ultimo tassello. Costruire un organico è un mind game. Quindi la prospettiva di trasforma, col tempo, e può portare riflessioni inattese: di cosa ha bisogno Moise Kean? Per cosa freme? Dove vuole arrivare?

Meglio di Mino Raiola, solo la Juventus può avere le risposte giuste. E il paradosso può essere che, nel fornire queste risposte, le cose incidano, gli eventi si immaginino, gli incastri si studino fino all’ultimo pezzo del puzzle.

Così, ho provato a immedesimarmi, uffici della nuova sede in attesa di feedback dagli USA. E ne è nata una visuale nuova, che non avrei pensato anche solo un mese fa: c’è spazio eccome per il Millennial, “il ragazzino” (parola di Allegri, parola anche di Lippi quando racconta i giorni dell’estate ’94 quando decise di trattenere Del Piero da prestito, non per proiettare strane e improvvide comunanze).

Da dove arriva questo spazio? Da noi. Da lui. Dagli altri.
Mi spiego meglio: con i sistemi che ha progettato Allegri per la Juve 17/18 servono 7 calciatori offensivi, in sostanza attaccanti dove dentro ci si deve mettere ali o mezzepunte quali Douglas Costa, Cuadrado e Bernardeschi. Kean è più puntero, ma nasce e cresce ala offensiva (ah, Del Piero già in carriera lo ricordo anche quarto di centrocampo). Ma soprattutto Kean è Millennial Club Trained Player. E di più: la Juve e pure Raiola sanno che valgono più 5 gol a 18 anni nella Juve che 12/15 in Eredivisie o a Perugia (tanto per fare un nome). E rilancio: allenarsi alla Juventus è crescere di botto; sentirsi del gruppo e non un aggregato può esaltare ambizione e autostima che qui galoppano.

E altrove? Eccolo il vero fattore rischio. L’altrove. La destinazione in prestito di Kean non la si può sbagliare, perché il ragazzo fa parte del ceppo di coloro che si posso smarrire in un battibaleno. Aggiungendo: ci sono categorie di calciatori dai quali puoi prenderti il meglio in una determinata fascia di età. Balotelli e Adriano (e non cadiamo per forza nell’extracampo, non commettiamo sempre lo stesso semplicistico errore) sono solo due possibili ma fragorosi esempi.

Augurando a Kean di crescere anno dopo anno fino ai 35, di diventare un Weah o un Drogba, al momento c’è da prendersi tutto l’entusiasmo, l’energia e i colpi che può offrire. Che non saranno quelli di Mbappè, Dembelè e neppure Keita, ma…