ASKJVTB/ Le novità della prima Juventus di Lippi

di Francesco Andrianopoli |

Ciao,
due argomenti su cui mi piacerebbe sentire la vostra opinione.

1. La prima Juve di Lippi (diciamo fino alla finale persa col real). Qual’è il vostro giudizio sulla squadra di quel periodo, cosa ha portato di diverso al calcio degli anni 90, cosa poteva (nel caso) essere fatto meglio, insomma cosa ne pensate di quell’esperienza anche da un punto di vista tattico

2. Del Piero. Al di là della solita lettura che si fa del personaggio e della bandiera, come vedete il giocatore, come lo collocate tra i grandi del suo periodo, come giudicate tecnicamente la sua carriera anche in una doppia visione pre e post infortunio.

Grazie in anticipo

Federico

Da un punto di vista tattico, la Juve di Lippi delle tre finali di Champions consecutive non ha apportato grandi innovazioni tattiche: quel che le sue squadre avevano di diverso rispetto alla competizione era la versatilità, la capacità di adattarsi a molti schemi differenti (433, 442, 4312, 4411, talvolta anche la difesa a tre).
L’elasticità tattica di Lippi dipendeva dal fatto di non affidarsi tanto a una strategia generale, quanto a singoli “set” di movimenti, singoli gruppi di giocate da eseguire a prescindere dalla posizione e dallo schema di partenza.
Ad esempio il concetto di far muovere gli esterni in orizzontale e i terzini in verticale: l’esterno può essere un centrocampista centrale che gioca ala (Jugovic, Perrotta) o un esterno che gioca nel rombo (Di Livio, Camoranesi), ma il suo obiettivo resta quello di muoversi lateralmente per creare lo spazio in cui scatenare la progressione del terzino alle sue spalle (Torricelli, Zambrotta ecc).
Il concetto di fare arrivare il pallone rapidamente alle punte, che possono essere una, due o tre, ma in ogni caso non sono solo un terminale offensivo e finalizzatore, ma una vera e propria testa di ponte per iniziare l’azione e permettere alla squadra di salire.
Il concetto di riempire un lato del campo per poi sorprendere l’avversario con immediati cambi di gioco in diagonale dall’altra parte, che spiega anche il suo ripetuto affidamento su difensori magari non particolarmente dotati ma che hanno in faretra il cambio di gioco, la “sciabolata”, come ad esempio Iuliano, Carrera o Materazzi.

Un gioco “destrutturato” che poi nel prosieguo è diventato abbastanza comune, ma per i primi anni ’90 rappresentava una ventata di aria fresca e una scelta originale, oltre che estremamente redditizia.

PS Nei prossimi giorni la risposta su Del Piero