Una notte, tre gol, un miliardo di emozioni

di Massimo Zampini |

Oggi ho scoperto che ci credevano tutti.
Io no. Ci speravo, certo, ero convinto che avremmo fatto una grande partita, ma crederci sul serio no.

Il fatto è che c’ero, a Madrid, e il clima tra noi me lo ricordo bene: quegli sguardi li conoscevo, erano gli stessi di Cardiff; non tanto di chi ha perso, quello succede, ma di chi credeva ormai di avere raggiunto un certo livello e invece scopre che quel livello è molto più lontano di quanto avesse immaginato.

Ci si ripensa l’anno prossimo.

E così partono le tre settimane più isteriche di questi otto anni, ma direi quasi di sempre, tra gioie inconsulte di chi vive pensando a noi e insulti persino tra tifosi juventini sui social, nelle chat, addirittura allo stadio, tra una curva e l’altra. Allegri comincia il conto alla rovescia sui social e poi cancella il profilo.
Anzi, ho saputo una notizia, lo cacciano dopo Napoli.
No, fresca fresca proprio ora: si dimette lui.
Ma perché? Per la partitaccia di Madrid?
Sì, ha litigato furiosamente con Agnelli. No, con Paratici. No, con Ronaldo. Con tutti e tre.

Ma è fallimento o no? Va beh ora arriva Zidane… No, va al Real, Juve beffata.

Ma insomma, è fallimento?
E Ronaldo, ne è valsa la pena? Era solo un’operazione commerciale, ormai fallita?

Vinci a Napoli, ma la guerra intestina è troppo forte e anche chi vuole esultare lo fa con circospezione, con un “ma“, con un “però“, perché non è opportuno farsi vedere contenti per una vittoria in casa dei secondi in classifica, in queste settimane un po’ così.

Così arriviamo a Torino, “stasera che facciamo? Passiamo?”. Ci proviamo ma usciamo, che dobbiamo fare? Pensate davvero di fare tre gol all’Atletico – impresa sensazionale -, per di più senza subirne uno? E Oblak è un grande portiere, i due tosti difensori (di uno ho già visto il nome sulla maglia dell’Inter, con un curioso 20 sul retro, chissà perché) uruguaiani, Morata… E Griezmann? Su, speriamo pure, ma siamo seri.

Però ci siamo ed è sempre bello esserci, è bello sapere che comunque un po’ di paura l’avranno anche loro, perché quel ritorno al Bernabeu lo hanno visto bene, e avranno pure tifato sfacciatamente per noi.

C’è il sole, non fa neanche freddo. “Ti aspetti una bolgia?“, sì, me l’aspetto, sarà un inferno.
Da chi ti aspetti qualcosa in più?“, me lo aspetto da Bernardeschi, oggi deve darmi delle risposte, deve dirmi chi è. Chi sei, Federico? Un buon giocatore? Uno che può stare nella rosa? Un grande giocatore da Juve nel vero senso della parola?

Siamo dentro, è un inferno davvero. Cantano tutti, stasera, dall’inno in poi.

Sventolano bandiere,clima magico che ti fa quasi essere già contento così, per avere rivisto uno stadio così unito e scatenato nell’incitare i nostri, che poi è esattamente il motivo per cui andiamo allo stadio.

Che penseranno i tifosi dell’Atletico guardandoci così?“, e che devono pensare, che è un inferno.
Perché lo è davvero, sin dalle prime galoppate di Spinazzola, senza un briciolo di timore. È tutta la Juve a essere partita senza paura, Emre Can è un gigante, loro sono costantemente sotto pressione e il tifo non smette mai, stasera in ogni settore.

L’ha presa di mano? Tanto c’è il VAR, pensiamo a giocare e noi giochiamo, non smettiamo ed è per questo che Ronaldo può saltare sul suo marcatore e noi saltiamo molto più di lui.

Manca una vita, stiamo spendendo tanto, manca ancora almeno un gol e non dobbiamo assolutamente prenderne uno. Ora che si fa?

Si fa l’unica cosa che si deve fare: si canta, si tifa e la squadra gioca, poi si copre ma non rischia niente, è finito il primo tempo e applaudiamo tutti, perché è una serata da Juve, stasera stiamo ritrovando tutto.

Ne è valsa la pena, comunque vada ne è valsa la pena. Siamo solo all’intervallo, poi magari finirà male, ci dimenticheremo queste sensazioni e prevarrà l’amarezza, ma per me già l’atmosfera, il coraggio di Spinazzola, il gigantesco Emre Can, insomma la Juve c’è, eccome se c’è, e com’è bello averne una fragorosa conferma proprio stasera, dopo tre settimane così.

Difficile ripartire con la stessa intensità, dopo la pausa, ma non per i ragazzi di questa sera, così dopo tre minuti Ronaldo raddoppia senza che nessuno se ne accorga. Miracoli dei re. L’arbitro dice che è gol, non ne avevamo la più pallida idea e non ringrazieremo mai abbastanza la tecnologia in aiuto di chi decide, che qualcuno pensava potesse danneggiarci e noi abbiamo sempre saputo che sarebbe stata una manna. Ora gli abbracci si fanno più intensi, più rabbiosi, ma ora si fa strada la paura, perché finora era solo un gioco, ora tocca crederci sul serio e non so se sono pronto.

I cambi sono coraggiosi, la Juve è coraggiosa, Bernardeschi urla la sua risposta alla mia domanda di inizio partita: è un signor giocatore, con fisico, tecnica e carattere, perché sennò non puoi fare 50 metri così a 5 minuti dalla fine, non hai il coraggio di tentare quella giocata quando il pallone scotta, perché se perdi palla e ripartono poi si rischia di buttare tutto.
E così cominciano quei trenta o quaranta minuti che separano la concessione del rigore dal tiro di Ronaldo, impossibile che fossero di meno, perché in quel lasso di tempo ho pensato a tutto: “se segna e poi ci fanno il 3-1? Se sbaglia dopo una partita da eroe? Ai supplementari come arriviamo, psicologicamente, dopo il rigore decisivo sbagliato da Ronaldo? E se segna e passiamo davv…“? No, questo no, mi impedisco di pensarlo, perché comunque manca troppo.

Lui segna con la serenità di chi tira un rigore durante un’amichevole a calcetto, siuuuuu di tutto lo stadio, ora gli abbracci sono un misto di un miliardo di sensazioni che non so spiegare, cantano tutti, è una bolgia, però manca una vita, non dobbiamo fare idiozie, niente terrore, ma è inutile gridarlo perché oggi siamo pazzeschi, li teniamo sempre di là e quando l’arbitro fischia la fine ancora non riesco a crederci, abbraccio i miei amici e chiunque mi capiti a tiro, siamo pure un po’ commossi, non capiamo niente, e solo dopo un’ora ci chiediamo quando sia il sorteggio, chi ci sia ancora, perché voi lo sapevate tutti, ora l’ho capito, ma io e i miei amici temevamo di uscire e quindi non sappiamo niente, neanche le date dei quarti.

E io lo so che erano solo gli ottavi, che abbiamo dimostrato di essere più forti dell’Atletico, che siamo solo agli inizi, che ci sono ancora tante rivali eccezionali, che magari vi sembro pazzo, a scrivere ancora col sorriso stampato sulle labbra tutto questo flusso che non rileggerò neanche.

Ma se foste stati a Madrid, se aveste vissuto queste tre settimane, se oggi in treno vedeste queste facce -anche queste viste mille volte, con quel misto di incredulità e orgoglio che tante volte ci ha procurato la Juve-, se aveste vissuto così intensamente la serata di ieri, sono certo che mi capireste. E capireste che, anche se a volte ci piace quasi farci del male da soli, per noi sono anni meravigliosi. Come una sgroppata di Spinazzola, come un recupero di Emre Can, come una corsa sfrontata di Kean come una risposta gridata da Bernardeschi. Come una tripletta di Ronaldo, con l’arbitro che fischia la fine e noi impazziamo di gioia. Come tutti i video che ho visto fino alle 4 di mattina, da quello di Evra agli highlights con ogni cronaca possibile fino a Ronaldo che entra in un ristorante, i commensali si alzano e applaudono, e applaudo pure io, così, senza motivo, mentre cammino verso la stazione.

E rido, rido da solo e non mi frega niente se sembro ridicolo a chi non capisce, perché non sa cosa si è perso, non sa cosa si perde.