Nostalgia canaglia: gli effetti della rivoluzione sarrista

di Sabino Palermo |

Ogni rivoluzione ha le sue vittime, a volte anche illustri, ed è capace di spazzare via i ricordi del passato prima di imporre i suoi profondi cambiamenti. L’arrivo di Maurizio Sarri sulla panchina della Juventus trasformerà radicalmente la squadra, non soltanto per le differenze di visione del calcio fra lui e Allegri ma anche per il peso che l’addio del livornese avrà sul calciomercato bianconero. A Torino devono fare i conti con una rifondazione totale: acquisti importanti e sorprendenti cessioni per disegnare una squadra vicina agli ideali calcistici del nuovo tecnico.

MOSCHETTIERI DI ALLEGRI – Giocatori insostituibili ed infaticabili sotto la gestione di Allegri che, più o meno improvvisamente, rischiano di essere i primi a subire il rinnovamento portato dalla società bianconera. È una scelta dolorosa, causata dall’incompatibilità con le idee di Sarri e con le difficoltà di rientrare nel nuovo progetto del tecnico ex Chelsea, che segna la fine di un ciclo di vittorie memorabili. I tre “moschettieri” del tecnico livornese, che hanno rappresentato le solide basi su cui poggiava il gioco della Juventus, ora sono apparentemente prossimi all’addio: Sami Khedira, Mario Mandzukic e Blaise Matuidi. Si tratta di casi e situazioni diverse tra loro, ma anche così si esaurirebbe il ciclo allegriano, aprendo una nuova intrigante epopea. Ora per loro alla Juve sembra non esserci più spazio, ecco che ogni gerarchia precedente è pronta a essere spazzata via.

INSERIMENTO PUNTUALE – Sami Khedira ha rappresentato in questi anni il prototipo di giocatore perfetto nel contesto orchestrato da Max Allegri: inserimento, posizionamento e capacità innata di farsi trovare sempre “al posto giusto, al momento giusto”. Il tedesco, arrivato nell’estate del 2015 a sostituire il partente Vidal, è stato uno dei colpi a parametro zero della dirigenza juventina post finale di Berlino. Non era facile far dimenticare il cileno, ma Sami – grazie alla sua intelligenza dentro e fuori dal campo – ha cancellato a suon di prestazioni i dubbi sulle sue condizioni
fisiche. Messo in un nuovo contesto, entusiasta e al centro del progetto, ha costruito una carriera in bianconero da titolare del centrocampo. La sua capacità sotto porta, caratteristica amata dall’ex tecnico livornese, ha esaltato la tifoseria bianconera in diverse occasioni: dall’avvitamento contro il Bologna, all’azione corale al San Paolo fino all’ultima rete contro il Sassuolo. Ora, anche a causa delle sue difficoltà fisiche, sembra essere arrivato il tempo di separarsi per sempre. Direzione Stati Uniti?

CUOR DI LEONE – Durante la stessa sessione di calciomercato, dopo il doloroso addio di Carlos Tevez, l’attacco della Juventus viene affidata ad un altro profilo di caratura internazionale: Mario Mandzukic. Dopo appena una sola stagione all’Atletico Madrid, l’ariete croato abbraccia il bianconero (insieme a Paulo Dybala) per diventare il centravanti titolare della finalista di Champions League. Un punto di ri-partenza forte da parte della Juventus che, immediatamente, si innamora di un autentico guerriero con la maglia numero 17. Il suo apporto alla causa bianconera non va giudicato dalle statistiche (in doppia cifra in campionato unicamente nel 2015/16), ma dalla presenza fisica e mentale all’interno delle partite: ala, laterale, terzino e finalizzatore inaspettato. Nel gioco di Allegri era il primo nome sulla “lavagnetta tattica”, capace di risolvere le partite più intricate (come la funesta rovesciata di Cardiff) e di accendere la stella più luminosa della squadra. Ora è arrivato il momento di dirsi addio, dopo un’ultima parte di stagione tormentata, e le offerte tedesche stuzzicano l’appetito dell’invincibile Mario.

UOMO OVUNQUE – La rivoluzione a centrocampo dell’era Allegri si completa due anni fa e porta il nome di Matuidi. L’era segnata da Pirlo, Vidal e Pogba (venduto al Manchester United) si chiude ufficialmente nel 2017 e coincide con il matrimonio tra Blaise e la tifoseria bianconera. Arriva una mezzala di sostanza, esperienza internazionale e dai “mille polmoni”: una vera e propria boccata d’ossigeno per i suoi compagni di reparto. Ennesimo innesto dopo una delusione in Champions, che rivoluziona anche il 4-2-3-1 creato da Allegri fino alla finale di Cardiff. L’ex PSG si prende il posto da titolare e, a suon di prestazioni d’autore, non lo molla più: Bentancur rimane in soffitta, Marchisio è tormentato dagli infortuni e il centrocampo bianconero è guidato con saggezza e sacrificio dal francese. La Juve ha trovato lo scudiero perfetto di Pjanic e, nonostante l’età, sembra potersi legare a Matuidi per molto tempo. L’apice arriva con la splendida prestazione di Madrid (in cui segna anche la rete “illusione” del 3-0, ndr) che si conclude, però, con l’eliminazione dei bianconeri dalla Champions League 2017/18. Criticato per la non
affidabilità palla al piede e dopo la vittoria della Coppa del Mondo, diventa uno degli uomini simbolo della fine del ciclo allegriano: tanto cuore ma poca tecnica. Questo sembra non coincidere con la filosofia di Maurizio Sarri, e di conseguenza con il nuovo progetto della Juventus.

Mentre tutti i tifosi bianconeri non aspettano altro che le cessioni dei “tre moschettieri di Allegri”, io ripenso a quando una rivoluzione possa cancellare il passato in maniera così veloce e così brutale. Reset, si riparte, ma con una nostalgia canaglia…


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