#NonSiVendePogba

di Juventibus |

di Michael Crisci

“Non si vende Pogba”. Sono pronto a scommettere che sarà questo il coro del prossimo mese. Più di “I campioni dell’Italia siamo noi”, più di “Fino alla fine forza Juventus”. Si, perché adesso il lodo Pogba è diventato il leit motiv, l’ossessione, il tormentone in cima l’hit parade dell’estate bianconera. L’impressione è quella di trovarci di fronte al principio di decollo di un fuoriclasse. E’ stata superata la Velocità V1, il franco-guineano sta tirando addosso a se la cloche più forte che può, e sta puntando il muso verso l’alto. La torre di controllo si era già espressa all’inizio dell’anno, affidandogli senza remore quella maglia, con quel numero, appartenuta a chi di questo club ha fatto la storia, e pure la bacheca. Ora siamo di fronte a un giocatore completo, “medianotrequartistamezzalaattaccanteuomosquadra”.

Sembra passato un millennio dall’inizio balbettante di questo strana e pazza stagione. La prestazione meravigliosa di Pechino, tanto vittoriosa quanto dannata, e poi l’inizio disastroso di campionato, con quella meta su punizione, quel dribbling di troppo, quella corsa in meno. Lui che annaspa in fascia, soffre marcature asfissianti, e pure è lo stesso fautore del 50% dei gol della squadra, tra passaggi, penultimi passaggi e gol. Poi la crescita esponenziale della squadra, il solito suo gennaio esplosivo, le prime pagine dei giornali, la squadra dell’anno FIFA, il Barcellona, il PSG, il Chelsea di Conte. Poi, dopo un piccolo periodo di appannamento, il click definitivo dopo Monaco. Dopo quella amara serata, Paul è diventato una macchina, al posto di deprimersi, ha preso una squadra col cuore a pezzi per mano, e l’ha condotta verso il quinto scudetto consecutivo a suon di prodezze e lampi di classe.

A questo punto, come il grande Massimo Zampini, mi metto a discutere in un comodo baretto, al tavolino, col mio fraterno amico, per discutere su cosa è meglio fare con Pogba, se finalmente innalzarlo a leader della nuova Juve con priorità europea, o se è meglio cederlo a 100 milioni e più, “rifacendo” (come se ce ne fosse bisogno) la squadra.

Io sono un talebano del “Non si vende”, per me è oramai il faro, ma lui mi incalza subito, e mi dice: “ricordi la cessione di Zidane? quanto ci giovò? le lacrime trasformate in sorrisi spalancati ad ogni folata di Pavel o ad ogni miracolo di Gigi?

“Certo che ricordo quello che successe quell’estate. Madame Zidane innamorata del mare di Madrid, Florentino alla prima edizione dei Galacticos, che ha già preso Figo, strappandolo al Barcellona, vuole costruire l’armata del marketing estremo. Che tempi. Lontani però. Perché è questa la grande discriminante, la differenza tra le due situazioni storiche, tra un calcio italiano dominante in Europa, e un calcio italiano distrutto, senza prospettive. Vendere Pogba adesso non ci permetterebbe mai di arrivare ai Nedved e ai Buffon attuali. E poi Zidane aveva 29 anni all’epoca, Pogba ne ha 23. Nessuno ricorda mai inoltre che quell’estate vendemmo Filippo Inzaghi, perché al suo posto decidemmo di puntare su un franco-argentino che poi avrebbe segnato solo 173 gol con la gloriosa maglia bianconera. Due ere geologiche diametralmente opposte. Non mi hai convinto”

Lui incassa il colpo, ma continua a incalzare: “certo, Zidane è roba di 15 anni fa, ma allora la cessione di Ibra da parte dell’Inter che poi avrebbe fatto il triplete? Eppure Ibra era il miglior centravanti al mondo al tempo.

“Ricordo bene anche quello. Tralasciando il rapporto che persiste ancora oggi tra Zlatan e quell’anfora maledetta (non solo per noi quindi), lo considero il miglior affare della gestione 18ennale di Moratti. 50 milioni più un omologo dello svedese. E si, perché la differenza sta proprio nell’arrivo ad Appiano Gentile del furetto camerunense, di cui non declamerò la bacheca in quel momento, ne tantomeno quella aggiornata ai giorni nostri. Classe 81 anche lui come Ibra, ha praticamente colmato il gap tecnico con lo svedese solo firmando il contratto. Bravi poi Mourinho e Branca a usare bene quei 50 milioni. Oggi esiste un omologo del polpo? Non credo. Quindi anche questo precedente non depone a favore della cessione di Pogba.

A questo punto potrei essere io a snocciolare le varie cessioni eccellenti che non hanno portato i frutti sperati: dalla cessione di Cavani da parte del Napoli, che ha portato si a Higuain, ma a niente più attorno a lui, o alla cessione di Bale del Tottenham, con i soldi del gallese sperperati dal prode Baldini, cacciato a pedate da Londra. Gli inglesi hanno dovuto aspettare un canterano (Kane), e un ragazzino preso con 2 spicci dall’MK Dons (Alli), per fare la stagione della storia in Premier League. O la doppia cessione Suarez-Sturridge del Liverpool, o gli addii di Gotze e Lewandovski. Cedere i migliori per rinforzarsi è il più grande luogo comune della storia dello calcio.

Il mio amico si alza, ha un impegno, penso di averlo fiaccato, ma quando va via, prima di raggiungere l’uscio della porta, mi guarda è mi dice “mai fidarti del calciomercato, mai”.

E sono proprio le maledette logiche illogiche del mercato l’unico vero ostacolo da superare per prolungare questo già fruttuoso connubio con Paul. Non sappiamo se un giorno uno sceicco si sveglierà e penserà che 150 milioni per Pogba in fondo non sono poi così tanti. Ed è per questo che bisogna agire in fretta. Magari essere noi i folli, e fare all in su Pogba, dando un segnale non solo ai nostri competitor europei, ma anche a noi stessi. Sfondare quel limite, fare un salto di mentalità, non avere paura di rischiare. E poi, immaginate la faccia di tutti quei giornalisti “esperti” di mercato, anche juventini, quelli affetti da contabilità acuta, magari azionisti mancati, il giorno di un eventuale rinnovo del nostro numero 10, dopo 3\4 anni di sensazioni, offerte, aste e soprattutto speranze mai celate di una cessione? E si, perché qualcuno ha pure recentemente supplicato la Juve di cederlo, per livellare le forze, per ridare speranza ai cadaveri putrefatti del nostro campionato. No, io dico no, non avrei pietà. E spero che anche in corso GalFer non ne abbiano, e dopo tanti mercati ragionati, con errori e scelte giuste, facciano una scelta Rock, fuori dagli schemi, di quelle che fanno sognare, di quelle che ti danno l”ebrezza del mettersi in gioco. Di quelle che forse fra un anno a Cardiff, o fra due al Vicente Calderon, finisci per non rimpiangere, finisci per benedirle. A mio modesto parere, il gioco vale la candela. Vale davvero la candela. #NonsivendePogba.